Secondo il fondatore della fede, Dio è unico pur nella molteplicità dei profeti che lo hanno annunciato; gli uomini dovrebbero impegnarsi in un cammino di unità tra tutte le religioni

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

“Tanto potente è la luce dell’unità che può illuminare il mondo intero”: non c’è modo migliore di ricordare il bicentenario della nascita di Bahà’u’llàh, ovvero Husain Nuri, persiano (1817-2017), che citare questa sua affermazione sulla necessità che gli esseri umani trovino quello che li unisce al di là e oltre ciò che li divide.

Fondatore della fede baha’í, Bahà’u’llàh sarebbe l’ultima – per questa epoca – manifestazione di Dio, quindi in ordine di tempo l’ultimo essere speciale ad aver rivelato all’umanità la parola e la volontà divina. Se pensiamo alle grandi religioni e alle varie tradizioni di fede, possiamo nominare come figure “profetiche” Krishna, Budda, Abramo, Mosè, Gesù Cristo, Muhammad (ovvero Maometto), il Bab; se per l’ebraismo, ad esempio, la Rivelazione divina risulta compiuta con l’alleanza tra Jahvè e il popolo eletto, cioè Israele (di cui ci rendono testimonianza i libri della prima parte della Bibbia, quelli dell’Antico Testamento, appunto l’alleanza antica, testamentum), per i cristiani essa trova pieno compimento e compiuta manifestazione nella seconda persona della Trinità, cioè il Verbo di Dio, Gesù Cristo (“l’unto” del Signore), dopo e oltre il quale non c’è da attendere ulteriori rivelazioni, cioè disvelamenti della potenza e volontà di Dio (i profeti antichi non avrebbero fatto altro che prefigurarne la venuta, gli apostoli ne avrebbero tramandato detti e atti insieme alla storia delle primitive comunità cristiane e l’Apocalisse, scritta dall’apostolo Giovanni, ribadirebbe i novissimi, le realtà ultime preconizzate dalla Rivelazione), Maometto sarebbe stato il profeta dell’unico Dio, ovvero Allah (ricordiamo che la figura di Abramo, patriarca dei tre grandi monoteismi, è il trait d’union fra ebraismo, cristianesimo ed islamismo, essendo il padre della fede per tutte e tre le grandi religioni). Molto diverso sarebbe il discorso sulla rivelazione divina relativo alle religioni e filosofie orientali.

Secondo la fede baha’ì, invece, religione mondiale il cui scopo è quello di unire tutti i popoli in una fede comune, dato anche che le tradizioni di tutti popoli conterrebbero la promessa di un futuro nel quale la pace e l’armonia saranno instaurate sulla terra, il profeta Bahà’u’llàh (che significa “gloria di Dio”) rappresenterebbe il modo in cui la parola e la volontà di Dio si manifestano nella nostra contemporaneità: Dio è unico pur nella molteplicità dei profeti che lo hanno annunciato; gli uomini dovrebbero impegnarsi in un cammino di unità tra tutte le religioni, realizzando una vera parità fra uomini e donne, la giustizia economica e sociale, attuando l’educazione universale e l’armonia fra scienza e religione, adottando anche una lingua ausiliaria internazionale che favorisca la comunicazione e creando un’organizzazione mondiale fra le nazioni che mantenga la pace tramite la sicurezza collettiva. Per la fede baha’ì l’umanità può essere paragonata a un grande giardino nel quale crescono uno accanto all’altro fiori di tutte le forme, colori e profumi; il fascino e la bellezza del giardino nascono dalla diversità, quindi ogni membro della famiglia umana è da considerarsi come un bel fiore che cresce nel giardino dell’umanità, felice di appartenervi.

I baha’i di ogni parte del mondo, dall’Alaska allo Zimbawe, organizzano incontri per celebrare il bicentenario del 2017: in Italia, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, il 10 ottobre scorso si è svolta una conferenza stampa, presenti illustri esponenti del Parlamento italiano e rappresentanti di istituzioni baha’i.

A Siracusa la comunità baha’i – da rimarcare l’impegno di Savitri Jamsran, insegnante mongola presso la Scuola internazionale di Ulan Bator e guida turistica, perfettamente integrata nella nostra città, ponte fra la propria cultura, lingua e religione e le nostre tradizioni culturali, artistiche e religiose – celebrerà il bicentenario della nascita di Husain Nuri il 21 ottobre 2017 alle ore 17, presso l’aula magna dell’Istituto Rizza di viale Armando Diaz. Il dottor Giuseppe Lissandrello, scrittore e psicologo, introdurrà la figura di Bahà’u’llàh, seguirà la proiezione di un breve documentario. Il chitarrista Gianluca Astuti accompagnerà la recitazione di preghiere in mongolo, italiano, inglese e russo, mentre il pianista Graziano Grancagnolo – tra l’altro direttore dell’Ensemble In Gratia Vox e cantore egli stesso – accompagnerà il soprano Donatella Aloschi nell’esecuzione di brani che riprendono il clima multiculturale della manifestazione; a concludere il pomeriggio all’insegna della spiritualità e dell’arte, il maestro Maria Carmela De Cicco e il coro polifonico “Giuseppe De Cicco”, che ha di recente festeggiato il ventennale della fondazione e si è spesso esibito a Siracusa (ricordiamo tra gli altri i concerti presso la Cattedrale, nella Chiesa del Ss.mo Salvatore, presso le Suore di Gesù Redentore e all’ex convento del Ritiro, oltre all’esecuzione della Petite Messe Solennelle di Rossini a Santa Lucia alla Badia e agli interventi durante eventi culturali come presentazioni e mostre, fra cui quello al Museo dedicato a Leonardo da Vinci e Archimede), eseguiranno dei brani della polifonia tradizionale e contemporanea.