Fra i detenuti ci sono un po’ tutti i mestieri: idraulico, manovale, muratore, elettricista. C’è anche quello di disegnatore di ambienti. In questo caso, G. M. ha buttato giù un disegno e lo ha fatto seguendo le indicazioni dei responsabili dell’istituto scolastico

 

La Civetta di Minerva, 20 0ttobre 2017

Una delle domande rivoltemi in una recentissima intervista apparsa nel numero di ottobre della rivista Ristretti Orizzonti, era: “Quali sono i rapporti fra istituti e 'centro'? La mia risposta ovviamente è stata molto articolata avendo alle spalle trentaquattro anni di carriera ed avendo vissuto professionalmente sotto diverse gestioni. Ho argomentato dicendo che il carcere è una struttura estremamente complessa essendo una piccola città abitata, per la parte che riguarda i detenuti da persone che vivono lì contro la propria volontà, e per ciò che riguarda il personale da lavoratori che vi fanno servizio h 24. Queste strutture devono, ed è giusto che sia così, allinearsi a normative europee che riguardano fra l'altro gli impianti elettrici, la sicurezza sul lavoro, il risparmio energetico, il rischio sismico, la disabilità e – aggiungerei - mettendo prima di ogni cosa un principio di umanità, secondo il quale le persone ristrette e i lavoratori devono vivere in ambienti climatizzati, puliti, ventilati, luminosi.

Nell'intervista dicevo che la sfida della modernità deve essere affrontata dall'amministrazione nel suo complesso, in forma organizzata, armonizzando mezzi e fini, rifuggendo da una inerzia che a volte negli organismi pubblici tende a risolvere i problemi con una mera imputazione di responsabilità.

Venendo alla struttura nella quale lavoro, non posso dire che non vi siano stati investimenti anche consistenti negli ultimi anni. E' stato sostituito il gruppo elettrogeno, è stata ripristinata l'inferriata esterna, è stato installato il nuovo impianto di sorveglianza perimetrale, che ha consentito un progresso anche sotto l'aspetto delle condizioni di lavoro, eliminando il servizio di sentinella (un servizio al sole, all'acqua ed al vento), sono stati installati nuovi serbatoi idrici di grossa portata migliorando notevolmente l'afflusso idrico all'interno dell'istituto, è stato installato un grosso impianto fotovoltaico.

Con tutto ciò chi ha una conoscenza globale dell'istituto nota una grandissima differenza fra l'interno, in buonissima parte molto curato ed adeguato, e parti della struttura quali i tetti, i cornicioni, ammalorati in alcune parti, e la zona dei sotterranei, anche questi oggetto di numerosi interventi che ne hanno eliminato le cause di insalubrità, ma che richiedono ancora parecchi interventi. Negli anni mi sono fatto una cultura, anche visionando direttamente le zone critiche, e giorni fa mettendo in pratica un altro aspetto trattato nell'intervista ("Il direttore si fa con i piedi", cioè andando a vedere di persona, anche se nel mio caso, avendo problemi di deambulazione, con gli aiutini dei miei collaboratori), ho girato tutti i sotterranei e tutte le terrazze, ricavando tutti gli elementi per fare richieste, segnalazioni, relazioni.

Tutto ciò per introdurre due brevi notazioni, una generale ed una particolare. Cominciamo da quella generale. Sembra di capire dalle relazioni, per lo più sindacali, e dalle cronache, che buona parte se non tutte le carceri siano inadeguate o sotto alcuni aspetti fuori norma: non sarebbe allora il caso di varare un piano generale di ristrutturazione dei penitenziari? Sarebbe non una riedizione del piano carceri varato negli anni scorsi con l’obiettivo di creare nuovi posti detentivi, ma un’azione che si aggiungerebbe alle manutenzioni ordinariamente svolte anche con i finanziamenti della cassa ammende, volta al risanamento e alla salvaguardia dei posti detentivi esistenti e degli istituti nel loro complesso. Ciò potrebbe - qui parlo da cittadino elettore - essere parte, accanto alla tutela del paesaggio, al risanamento delle scuole, alla messa in sicurezza di strutture pubbliche, di una proposta politica che attenga ai contenuti e non solo agli schieramenti.

Quello particolare riguarda la ristrutturazione di un locale dismesso, di cui ho fatto cenno in una precedente nota, destinato ad ospitare un corso alberghiero. Il locale è stato ultimato venerdì scorso con la collocazione delle cosiddette porte “vai e vieni” (mi sono fatto una cultura al riguardo). In carcere si trovano un po’ tutti i mestieri, idraulico, manovale, muratore, elettricista. Fra i mestieri, vi è anche quello di disegnatore di ambienti. Si tratta in questo caso di G. M. che ha buttato giù un disegno, che allego, e lo ha fatto seguendo le indicazioni dei responsabili dell’istituto scolastico per la realizzazione del locale (faccio un po’ come nei processi americani nei quali di solito è vietato fare e mostrare foto del dibattimento e vengono pubblicati dei disegni. Così per il carcere, non essendo consentita la pubblicazione se non autorizzata di foto, metto un disegno, che ha fra l’altro un che di simpatico).

G. M., dopo anni di carcere, è uscito per la prima volta fuori dall’istituto, qualche settimana fa, per recarsi al lavoro (gratuito) per il comune di Augusta. Ma questa, come dico in questi casi, è un’altra storia.