Stefano Amato, fondatore della rivista letteraria A4: “Per conoscerne meglio i vari aspetti della personalità”. “Ho in cantiere il mio primo romanzo per ragazzi”

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

Abbiamo incontrato per voi Stefano Amato, scrittore siracusano schivo e originale, autore di racconti e altri contributi pubblicati su riviste letterarie prestigiose come "Linus", "Maltese narrazioni", "Prospektiva", "Doppio zero", "Colla", "FaM" e “pagina99”, di reportage musical-letterari, frutto anche della sua collaborazione come performer in un trio punk-rock, di romanzi (dopo il suo esordio, “Le sirene di Rotterdam”, ricordiamo “Domani gli uccellini canteranno” e soprattutto “Bastaddi” , ri-creazione in forma di romanzo del film “Inglorious Bastards” di Quentin Tarantino a partire dalla sceneggiatura, e “Il 49esimo Stato” (tra i suoi editori, Marcos y Marcos e Feltrinelli / Transeuropa ed.).

Traduttore – pensiamo a “The Inverted Forest”, un romanzo inedito di J. D. Salinger –, “apprendista libraio” che ha voluto raccogliere topiche e sfondoni linguistici ambientati in libreria in "Avete il gabbiano Jonathan Listerine?", Stefano Amato ha fondato e cura "A4", una rivista letteraria contenuta in un foglio solo: aquattro.org, giunta al decimo numero, contenente un racconto di Matteo B. Bianchi più il raccoglitore per conservare le prime dieci uscite di questa singolare avventura editoriale.

Com'è nata l'idea di A4? Chi ospiterai nel prossimo numero?

L’idea di “A4” è partita dal nome. Anni fa ho pensato che “A4” era un bel nome per una rivista letteraria (da tempo volevo fondarne una). Poi ho pensato che, visto il nome, la rivista non avrebbe potuto avere altro formato che, appunto, l’A4. Infine ho pensato: perché non una rivista che sia lunga quanto UN UNICO foglio A4? Ho fatto un po’ di prove con le colonne, i margini, il senso di stampa, la ripiegatura, la testata, diversi font eccetera. E quando sono stato soddisfatto di tutto, e concluso che un foglio può ospitare racconti di lunghezza più che dignitosa, ho lanciato la rivista. Nel dicembre del 2015 è uscito il primo numero, che ospitava un racconto del concittadino Angelo Orlando Meloni. “A4” è appena arrivata al numero 10 e per la prima volta, nel numero 9, ha ospitato un fumetto. L’autore è un illustratore che lavora per “Linus” e altre riviste, Emanuele Simonelli, mentre non ringrazierò mai abbastanza per averci prestato la sua voce Matteo B. Bianchi per il racconto del numero 10.

La tua confidenza con la letteratura e la lingua americana è notevole: prova ne sono le tue splendide traduzioni nel numero di A4 "Speciale McSweeney's . Puoi parlarcene?

Sì, in effetti sono un appassionato di traduzioni, se così si può dire, soprattutto da lettore. Prima di cominciare a leggere un romanzo di un anglosassone controllo chi l’ha tradotto, cos’altro ho letto tradotto da lui o lei, e faccio quella cosa antipatica di cercare di scoprire se e dove ha sbagliato, e come avrei tradotto invece io un certo passaggio. Da traduttore il mio è solo un passatempo. Ho tradotto cose in passato, e non escludo di farlo in futuro, ma a tempo pieno non riuscirei mai a farlo. Passo già troppo tempo davanti allo schermo di un computer… Tradurre i pezzi tratti da McSweeney’s, una rivista letteraria nata negli Stati Uniti una ventina d’anni fa, è stato uno spasso. E mi è servito anche a indicare ai futuri autori di “A4” la direzione in cui vorrei andasse la rivista: con pezzi umoristici, satirici, sperimentali.

In libreria ci hai anticipato l'uscita di un tuo lavoro su Archimede... di cosa si tratta? Archimede poi è un personaggio così immenso e già trattato innumerevoli volte – pensiamo, solo tra gli autori siracusani, ad Annalisa Stancanelli, al materiale raccolto da Antonio Randazzo nel suo documentatissimo sito, ai volumi di Cettina Voza o di Suor Teresa Fichera, ad Antonino Vittorio, Enza Giuffrida e il loro Tecnoparco dedicato allo scienziato e inventore siracusano, al lavoro meritorio di Maria Gabriella Capizzi con il Museo dedicato a Leonardo da Vinci e Archimede – che sembrerebbe impossibile trovare una nuova chiave per narrarlo: qual è la tua?

L’idea di un libro su Archimede è nata ai tempi in cui lavoravo in libreria. Allora mi sono accorto che, come dici tu, esistono diversi libri su Archimede, alcuni scritti anche da autori locali e pubblicati da editori siracusani. Ho pensato quindi di scriverne io uno che unisse il contenuto ad una particolare cura grafica ed ho contattato i ragazzi di Lettera22, un editore locale che avevo notato, appunto, per la qualità sia estetica che intrinseca dei libri che pubblicano, e loro hanno accettato di pubblicare il mio testo. In effetti il libro è venuto molto bene, secondo me, almeno dal punto di vista dell’“oggetto”. Per quanto riguarda il contenuto io non posso giudicare. Dirò solo che ho provato a scrivere con un linguaggio diretto, colloquiale, il libro breve e maneggevole che io per primo vorrei leggere se volessi conoscere meglio Archimede da tutti i punti di vista: storico, matematico, fisico eccetera.

Cos’hai in cantiere?

In cantiere c’è l’uscita fra qualche mese del mio primo romanzo per ragazzi o “young adults” che dir si voglia. La storia di un adolescente di Siracusa (ma la città del libro si chiama Cirasa) che subito dopo il diploma va a stare a Milano dalla zia, che ha un ristorante.