Le ricerche petrolifere nel Canale di Sicilia incidono negativamente sulle prospettive del territorio e sono in contrasto con molte Direttive Europee, con Convenzioni e Protocolli Internazionali ratificati anche dall’Italia

La Legge Sblocca Italia è in contrasto con molte Direttive Europee, con Convenzioni e Protocolli Internazionali ratificati anche dall’Italia e con Accordi di Partenariato con l’UE e con le Linee Guida contenute nei Piani di Gestione per i territori e Città che hanno avuto il riconoscimento UNESCO, in quanto   

1) mette a rischio il Mediterraneo, bacino chiuso, dai fragili equilibri ecologici e per questo protetto dalla Convenzione ONU di Barcellona del 1976, modificata nel 1995. I protocolli elaborati nell’ambito di tale convenzione mirano a proteggere l’ambiente marino e costiero del Mediterraneo poichè ha un regime di ricambio della massa d’acqua stimato in circa 80 anni (Atti: Decisione 77/585/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1977, Decisione 81/420/CEE del Consiglio, del 19 maggio 1981, Decisione 83/101/CEE del Consiglio del 28 febbraio 1983, Decisione 84/132/CEE del Consiglio del 1° marzo 1984, Decisione 2004/575/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, Decisione 2010/631/UE del Consiglio, del 13 settembre 2010);

2) riunisce in una concessione unica la ricerca e la coltivazione, in contrasto con la distinzione per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi di cui alla Direttiva 94/22/CE ed al decreto di recepimento Dlgs n° 625/1996;

3) vengono applicate impropriamente ed erroneamente sia la Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) di cui alla Direttiva 2001/42/CE, sia la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.);

4) costituisce una distorsione rispetto alla tutela della biodiversità  come disposto dalla Direttiva Off-shore 2013/52/UE, in cui si fa esplicito riferimento a tutti gli ambienti marini e costieri sensibili sotto il profilo ambientale e soprattutto agli ecosistemi che svolgono un ruolo importante nella mitigazione del cambiamento climatico e nell’adattamento a quest’ultimo, quali le paludi salmastre e le praterie di erba marina, nonchè alle zone marine protette, tra cui le zone speciali di conservazione a norma  della Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, le zone di protezione speciale a norma della Direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 30 nov. 2009;

5) non onora il principio della tutela della biodiversità, il ruolo delle regioni e degli Enti Locali basati sulla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione d’Impatto Ambientale;

6) non rispetta gli impegni presi con l’accordo di Partenariato con l’Unione Europea del 1° sett. 2014 (Delibera n. 18/2014 Gazzetta Ufficiale, Serie Generali n. 209 del 9 sett. 2014).

La legge Sblocca Italia, altresì, esautora la Regione Sicilia ed il territorio in contrasto con la Convenzione di Aarhus firmata il  25 giugno 1998 , ratificata dall’Italia con la legge n. 108 del 16 marzo 2001, entrata in vigore il 30 ott. 2001.

Infine è da notare che:

A) E’ in atto il  Piano di Azioni di sviluppo della Pesca denominato GAC dei DUE MARI  che prevede interventi di promozione e sostegno alle attività  della filiera ittica e di promozione turistica, e che coinvolge in un rapporto integrato pubblico/privato le strutture produttive e dell’associazionismo operanti nel territorio al fine di attuare le politiche di sviluppo sostenibile nei territori interessati dai Comuni partner: Pozzallo, Avola, Portopalo di C.P., Pachino, Noto, Ispica, e dei partners: Provincia Regionale di Siracusa (ora Consorzio dei Liberi Comuni), Consorzio di ripopolamento ittico Golfo di Siracusa, Istituto di Istruzione Superiore M. Bartolo, I.N.B.A.R. di Siracusa, GAL Eloro, Soc. Consortile Mista a r.l., Banca di Credito Coopera tivo di Pachino S.O.C. Coop. , CONFAPI Sicilia, IREPA Onlus, Ass. Marevivo, Terra Mitica, Ass. WWF Noto: Città Sostenibile, Natura e Paesaggio, Osservatorio Nazionale della Pesca, A.G.C.I. Pesca, FEDER.COO.PESCA, FEDER.PESCA, UNCI Sicilia, LEGA.PESCA, ANAPI Pesca, UNI.COOP.PESCA, CO.GE.P.A. di Capo Passero Siracusa, Ass. Pescatori S. Francesco di Paola, Ass. Pescatori Balata. Le finalità principali del Piano sono così sintetizzate: potenziamento delle attività della pesca; promozione della qualità dell’ambiente costiero; valorizzazione delle risorse naturali, culturali, le tradizioni popolari e marinare, degli antichi mestieri dell’area di riferimento; valorizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici locali e della pesca.  Il Progetto è stato già  finanziato con i Fondi della Misura 4.1 Sviluppo sostenibile delle zone di pesca del P.O. F.E.P. Sicilia 2007-2013 per oltre 2 milioni di euro e sono in corso di pubblicazione sul Sito Web (www.gacdeiduemari.it) i Bandi per l’erogazione dei finanziamenti alle imprese della Pesca e della filiera ittica.

B) Sono stati recentemente firmati in Sicilia vari Patti dei Sindaci per attuare un Piano di Azioni per la Sostenibilità Energetica (PAES) secondo i principi del Protocollo di Kyoto (1992) e di Doha (2012) per l’obiettivo 20-20-20 (riduzione del 20% di emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2020, aumentare del 20% l’efficienza energetica negli edifici pubblici e privati e del 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili) per l’attuazione di modelli di sviluppo territoriale eco-sostenibile attraverso una politica di pianificazione territoriale e di programmazione economica che privilegia i principi dello sviluppo sostenibile e della tutela delle risorse naturali e ambientali;

C) Sono vigenti le Linee Guida contenute nel Piano di Gestione per le Città Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) che hanno avuto il riconoscimento. 

Pertanto, sulla base degli impegni programmatici riportati, le attività di prospezione per le ricerche petrolifere nel Canale di Sicilia incidono negativamente sulle prospettive di sviluppo del territorio e ne risulterebbero incompatibili con il rispetto dei principi di sostenibilità ambientale ed energetica alle quali si ispira, altresì, la Dichiarazione di Istanbul (luglio 2013) approvata dall’Assemblea del Parlamento dell’OSCE (XXII^ sessione annuale) e che invita gli Stati membri (tra essi l’Italia) all’attuazione di tali principi. Inoltre, tali attività risultano in palese contrasto con quanto contenuto nella Legge 11 agosto 2014 n. 125 che indica che gli obiettivi di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione e di sviluppo sono rivolti al rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile e del rispetto delle risorse naturali e ambientali. Tali obiettivi, inoltre, sono parte integrante e qualificante delle politiche estere dell’Italia.  

Queste considerazioni sono tratte da documenti e prese di posizione di varie associazioni, dalla delibera del Comune di Noto e da una mia ricerca personale.