In commissione Ecomafie si è discusso della discarica sequestrata: “Alla Regione, Cannova firmava e altri dirigenti non controllavano nulla”. Sulle indagini condotte nel Comune di Melilli: “Parliamone in seduta segreta”

 

La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017

Un sistema regionale di gestione della raccolta rifiuti, quello siciliano, di per sé “produttivo di illeciti”: questa la convinzione del Procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro, espressa nel corso dell’audizione avanti la Commissione parlamentare che si occupa di ecomafie. E ciò a causa dell’assenza di una reale strategia nel settore, di una dichiarata permanente situazione emergenziale che rende più agevole per i privati lucrare “tanto più se hanno l’appoggio di soggetti collusi con la mafia”. Emblematico in questo contesto il caso della Cisma.

“C’è tutto: c’è il fatto che un eccesso di produzione di rifiuto, che non è stato differenziato, che non viene recuperato, che non viene quindi valorizzato in maniera diversa, comporta che una discarica che ha esaurito con il proprio primo bacino la sua capienza, porti i gestori di questa, che abbiamo accertato essere vicini, anzi organici alla criminalità di Cosa Nostra catanese, per le vie della corruzione e del travisamento dei poteri dei funzionari, ad ottenere, con la complicità di funzionari della regione, determinati vantaggi”.

E d’altra parte, ha chiarito Zuccaro, “collusioni tra soggetti privati vicini ad ambienti mafiosi e funzionari della regione siciliana preposti a questi compiti (Pirillo Maurizio, dirigente generale del Dipartimento dell’ambiente e del territorio, e Mauro Verace, responsabile del rilascio delle autorizzazioni) hanno consentito il trattamento di rifiuti speciali provenienti addirittura da fuori regione” (cioè il polverino prodotto dall’Ilva di Taranto che non poteva essere trattato dalla Cisma non in quanto rifiuto speciale - tipologia per la quale la discarica nasce - bensì perché non proveniente dai confini provinciali, proprio come denunciato da subito dal consigliere di Melilli Antonio Annino).

Così, nella ricostruzione dei magistrati, ciò che la Cisma ha potuto realizzare nel tempo sarebbe solo frutto di “corruttela” e di mancati controlli: il secondo bacino (500.000 metri cubi, ossia un milione di metri cubi di rifiuti speciali pericolosi e non) autorizzato in violazione di legge, senza VIA, così come la possibilità di un illecito arricchimento accogliendo rifiuti esterni all’ATO di Siracusa nonostante le limitazioni imposte dalla stessa Regione in considerazione delle criticità preesistenti nell’area; le tettoie di 1.000 metri quadrati abusive – “aumentavano la capacità di ricezione dell’impianto con conseguente maggiore guadagno per l’impresa, e sotto non era coperto, quindi i rifiuti svolazzavano e le ceneri andavano ovunque” dichiara Raffaella Vinciguerra, sostituto procuratore – e, “autorizzato con una sorta di concessione edilizia, come se fossimo di fronte a una veranda sul balcone, quando invece era assolutamente necessario procedere a una nuova, ulteriore Valutazione di impatto ambientale”, il capping, la grande vascadi raccolta in cemento. I rifiuti poi “venivano sottoposti, nonostante le molteplici contestazioni sollevate dall’ARPA, a quelle che erano in realtà delle ricette, quindi aggiunta di chemicals, ovvero calce e cemento fatti alla carlona, che venivano immessi a completamento sia del primo (per altro totalmente esaurito) che del secondo bacino”. Quindi, nessun processo di biostabilizzazione atto ad assicurarne la sterilizzazione e ad evitare un’eventuale contaminazione delle falde acquifere. Con un impatto dal punto di vista ambientale devastante, chiosa la Vinciguerra.

Il coinvolgimento di politici e funzionari - Ed è forse questo uno dei capitoli più interessanti dell’audizione dei magistrati in Commissione ecomafie. Alla domanda del deputato 5 Stelle Stefano Vignaroli - “Se ho capito bene, l’autorizzazione per questi capannoni per l’RSU è stata data con ordinanza contingibile e urgente, quindi l’ha firmata anche Crocetta...” -, la risposta del sostituto procuratore suona come una condanna inappellabile: “Solo Crocetta”.

 

Lo stesso Crocetta che, a proposito dei funzionari regionali coinvolti, ha dichiarato alla stampa: "I funzionari della Regione coinvolti… saranno subito sospesi. Ai carabinieri e alla Dda di Catania vanno il ringraziamento e le congratulazioni mie personali e dell'intero governo per il grande lavoro di pulizia che stanno facendo. Non ci troviamo di fronte alla semplice corruzione ma a un danno alla salute dei cittadini e dell'ambiente. Non faremo sconti, i funzionari saranno sospesi nelle more della procedura di licenziamento. Questo governo ha scelto la trasparenza ed è stanco di vedere contrastata la propria trasparenza da soggetti che, sicuramente, non fanno il pubblico interesse” (cfr La Repubblica Palermo 15 marzo 2017).

Lo stesso Crocetta a cui il sindaco di Augusta Cettina Di Pietro imputa di aver imposto ai Comuni del siracusano il conferimento dei rifiuti alla Cisma anche se a un costo superiore rispetto a quello richiesto dalla Sicula Trasporti di Lentini, 130 euro a tonnellata invece di 95, sia nell’agosto del 2016 che di nuovo nel gennaio di quest’anno, tant’è che il dirigente regionale del Dipartimento Acqua e Rifiuti ha chiesto la verifica di tutte le autorizzazioni ambientali rilasciate dalla Regione alla società, anche quelle firmate dal governatore, compresa la modifica dell’AIA.

Emerge, dalle parole del sostituto procuratore, un quadro davvero sconfortante del sistema regionale in cui la mela marcia non è il singolo dirigente ma appunto l’intero apparato, con pochissime eccezioni: “Il problema è ancora una volta la condotta della Regione perché […] effettivamente non può essere solo Cannova (Gianfranco Cannova, funzionario regionale, già arrestato nel 2014 nell'ambito di un’altra inchiesta “Terra mia” e coinvolto in altre vicende, secondo quanto riferito da Stefano Vignaroli in una sua interrogazione parlamentare, ndr). Sarebbe veramente ridicolo pensare che Cannova per decenni abbia devastato la Sicilia. Sicuramente Cannova e coloro che accanto dovevano intervenire e non lo hanno fatto, tanto che tra i vari indagati non abbiamo solo Cannova, ma anche Latteo, Zuccarello e tanti altri dirigenti che nel corso degli anni avrebbero dovuto intervenire su Cannova. La loro condotta omissiva per noi è penalmente rilevante, perché avevano l’obbligo di vigilare e di intervenire. Se quindi Cannova è quello che metteva la firma, accanto a lui (ed è questo che abbiamo contestato) è un’omessa e dolosa vigilanza, il non impedire per noi – ovviamente in questo caso con un obbligo di garanzia – equivale a cagionare, quindi non possiamo prendere solo Cannova, perché se c’è Cannova, c’è ovviamente l’ufficio accanto a Cannova, c’è il comune di Melilli perché Salafia è funzionario del comune di Melilli, quindi è la struttura pubblica amministrazione. Prendiamo Cannova perché nelle prove c’è Cannova, quando Cannova non c’è più, subentra Patella, che cerca in qualche modo di dare lo stop, e allora arriviamo a Corradino. È il sistema pubblica amministrazione che è servente, quindi […] non è il sistema Cannova, non è solo Cannova, ma è stata la Regione e le sue gravissime omissioni da parte dei dirigenti del settore”.

Commenta ancora la Vinciguerra: “La prescrizione riguardo al limite territoriale era vigente: piacesse o non piacesse alla Cisma, il modo di superare una prescrizione, magari di per sé illegittima, consiste nel ricorrere alla giustizia amministrativa, non nel pagare un funzionario per farsi cassare (il verbo viene utilizzato da Cannova) il famoso articolo f) dell’AIA, quindi non come fanno i mafiosi (permettetemi il termine) «non mi piace la prescrizione, intanto mi prendo i rifiuti che voglio, faccio le tettoie che voglio, poi pago chi voglio e mi faccio sanare», ma impugni, vai davanti alla giustizia amministrativa, fai valere le tue doglianze e il giudice eventualmente disapplica”.

Chiaro quindi il giudizio complessivo sul sistema Regione, anche se bisognerà aspettare le sentenze per l’accertamento delle individuali responsabilità di funzionari e consulenti. Ma resta invece carico di dubbi e sospetti il livello più alto di alcune ipotizzate collusioni. È sempre il deputato Vignaroli a insistere sul punto: “Nell’ordinanza del GIP si fa riferimento ad alcuni dirigenti regionali, a un funzionario coinvolto nell’inchiesta, Corradino, che il 26 settembre 2014 incontra il Ministro dell’ambiente Galletti; più avanti si fa menzione del fatto che Carmelo Paratore incontra il viceministro del MISE (non c’è scritto il nome), quindi volevo sapere innanzitutto chi fosse il viceministro. C’è scritto nell’ordinanza che vengono pedinati, però entrando nel Ministero non riescono a sapere i contenuti del dialogo. Qualche mese dopo questo incontro con il viceministro c’è questo contratto per il polverino Ilva, quindi volevo chiedere un approfondimento su questo tema, visto che si parla di coinvolgimento con la politica, sapere se sia stato accertato perché questo funzionario e Paratore si siano incontrati con il ministro e il viceministro. Il contratto con l’Ilva siglato qualche mese dopo l’incontro al MISE è stato un affidamento diretto? […] come è stato dato? Sono state fatte delle indagini e degli approfondimenti, visto che è scritto proprio nell’ordinanza del GIP?”

“A Corradino è stato contestato il traffico di influenze (purtroppo quello è il limite di pena, quindi altro non si è potuto fare), che noi abbiamo chiesto e il GIP ha accolto – risponde la Vinciguerra - . Corradino è il classico mediatore […] Il salto Ilva/ministro è un salto che noi non possiamo fare, cioè non è scritto nelle carte, non abbiamo direttamente collegato o detto questo. Possiamo notare sicuramente una coincidenza temporale, ma oltre questo non possiamo dire, anche perché non siamo entrati dentro il Ministero, quindi notiamo una coincidenza temporale, sicuramente una serie di rapporti piuttosto altolocati e di poteri influenti, però non possiamo mettere insieme le due cose e trarne una conclusione. Il commissario dell’Ilva era come il nostro amministratore giudiziario, quindi tra Ilva e Cisma c’era un contratto tra due soggetti privati”.

Cosa si dice sul Comune di Melilli? Riportiamo fedelmente la trascrizione:

PRESIDENTE. Sul comune di Melilli ci interessava capire se abbiate indagini, se ci sia un interesse, se ce lo potete dire.

CARMELO ZUCCARO, Procuratore della Repubblica di Catania. Su questo vi chiederei di passare in seduta segreta, grazie.

PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell’impianto audio video.

(I lavori della Commissione proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica)