Un grandissimo concittadino che qui recitò in Agamennone, Orestiade, Antigone, Elettra, Edipo a Colono, Trachinie. Attore pirandelliano (Pensaci Giacomino, Tutto perbene, Il berretto a sonagli), interpretò diversi film coi registi Petri e Rosi

 

La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017

Diventa doveroso ricordare un grande attore come Salvo Randone che sulle scene del Temenite ha lasciato un segno indelebile.

Nato a Siracusa il 25 settembre 1906, Randone ha percorso una carriera artistica di assoluta preminenza in teatro, in cinema, nella televisione. Debuttò con Annibale Ninchi nell’Edipo re di Sofocle, passando poi con le Compagnie Melato, Zacconi, Ruggeri, Picasso, Tumiati, Bragaglia, Salvini, Costa, Strehler, Visconti.

A Siracusa recitò in Agamennone, Orestiade, Antigone, Elettra, Edipo a Colono, Trachinie. Attore pirandelliano (Pensaci Giacomino, Tutto perbene, Il berretto a sonagli), mentre con Assassinio nella Cattedrale di Eliot gli fu conferito il Premio San Genesio. In cinema recitò in diversi film coi registi Petri e Rosi. Rimane, insuperato, nella Storia del Teatro anche quando nel 1956 si alternò con Gassman nei due ruoli di Otello e di Jago. Moltissimi i riconoscimenti collezionati, tra i quali, nella sua Siracusa, il Premio Internazionale Sicilia-Il Paladino, e nel 1983 il Premio Curcio per il Teatro.

Lapidaria ed oltremodo significativa la frase del critico Lo Verso: "Quando Salvo Randone apre la voce si vede il Teatro Greco di Siracusa”. Aldo Carratore su La Sicilia scrisse in occasione della Orestiade del 1948: “Era la prima volta che Salvo Randone calcasse le severe scene del Teatro greco: eppure non si èlasciato suggestionare dalla tentazione del bel canto che è facile sentire in un testo classico e poetico e in ambiente vasto e sonoro come il teatro all'aperto. L’ha sostenuto, nella nobile prova, la sua natura schiva da compromessi e da ostentazioni false e artificiose e soprattutto un maturo senso di penetrazione e di equilibrio. L’incisivo senso dato da Randone alla figura di Oreste è il risultato di una adesione fervida al personaggio e di un esperto impegno tecnico: egli l'ha reso umano nel suo dolore disperato di figlio, volitivo nella inesausta bramosia di vendicare il padre, intensamente drammatico".

E il Giornale d'Italia sottolineò: "Il successo dell'Orestiade va ascritto per primo a Salvo Randone”.

Una breve nota per un immenso protagonista come Salvo Randone è poca cosa. Ma vuole avere il valore di una testimonianza. Come la cerimonia rievocativa sulla figura di Randone che Nino Motta con la sua associazione culturale ha celebrato qualche tempo addietro all'Aurora di Belvedere, facendola precedere da un interessante collage cinematografico che illustrava alcuni punti salienti della carriera di Randone.

E come il Convegno Nazionale a Palazzo Vermexio nel trigesimo della morte di Randone, realizzato per iniziativa e organizzazione dal “Teatro di Sicilia” con la partecipazione di attori e registi che avevano lavorato con Randone, tra cui Arnaldo Ninchi che fece ascoltare la registrazione di brani da “Enrico IV” recitati da Salvo Randone.

E infine vale ribadire con forza la proposta già formulata (ma finora inascoltata) di intitolare il Teatro Comunale di Siracusa al nome di Salvo Randone con una apposita cerimonia ufficiale.