Elezioni regionali, autocandidati al via

 

La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017

Tornano in Sicilia le elezioni regionali e la politica vola alta, così alta che quelli che una volta si chiamavano “contenuti” non si vedono neanche col binocolo. In compenso ci sono i candidati che, al di là dell’utilizzo ormai massiccio di social e asocial network, non rinunciano alle forme di propaganda tradizionale quali i manifesti murali piccoli e grandi. Manifesti che ormai frequentemente escono prima della composizione ufficiale delle liste, senza simboli di partito. Della serie: intanto comincio la campagna elettorale, poi si viri!

Ne “Il bar sotto il mare” del 23 settembre 2012 si prese atto che “Il primo ad apparire sui maxi manifesti a Siracusa è stato Vincenzo Vinciullo”. Primato che 5 anni tondi tondi dopo, il deputato regionale originario di Sinagra (Me) naturalizzato sarausanu senza scoccia, riconquista agevolmente meritandosi il premio virtuale “Facciazza Facestreet” promosso (e bocciato) dalla qui presente rubrica.

Dalla Dc ad An, da Forza Italia al Nuovo centrodestra di Alfano, Vinciullo è rimasto comunque fedele a se stesso ed anche il suo mantra in forma di slogan è il medesimo ormai da diversi lustri: “Sempre in prima linea per la mia gente”, rafforzato con orgoglio dai “Risultati concreti” – ad libitum –“insieme alla mia gente”. Ed i numeri che dà non sono certo bruscolini: a cominciare dall’incredibile cifra tonda di 1000 interrogazioni parlamentari presentate, raggiunte le quali alla Regione è scattato il game over come nei flipper.

Un altro messinese trapiantato nel siracusano, con sede principale ad Augusta, è il rubicondo Giambattista Coltraro detto Cultraro. E pure lui da qualche mese ha annunciato la ricandidatura ma senza ricorrere ai manifesti stradali, ritenendo per ora sufficiente l’autopromozione con interviste in video, presumibilmente redazionali a pagamento.

Struggenti le motivazioni che lo hanno indotto a tale decisione, con tanto di domanda rivolta a se medesimo, forse davanti a uno specchio: “Mi candido alle Regionali?”, risposta: “Non ho mai pensato di non farlo perché amo la mia Sicilia e voglio che non perda opportunità di sviluppo e con esse i figli migliori”. Una dichiarazione di grande spessore in cartongesso, sul filo della continuità con il suo slogan elettorale di 5 anni fa: “Senza sviluppo non c’è futuro per i nostri figli”, con la precondizione che “Senza legalità non c’è sviluppo”.

Parola di Coltraro che attualmente è imputato in un processo in corso al Tribunale di Siracusa, accusato del reato di falso ideologico in atti pubblici che avrebbe commesso nel ruolo di notaio in relazione ad alcuni atti di compravendita di terreni. Vicenda che, spassionatamente ricordiamo, ha già comportato l’interdizione dell’attività professionale applicata nei suoi confronti dai magistrati inquirenti per 10 mesi, dall’ottobre del 2015 al luglio del 2016. Periodo nel quale Coltraro ha continuato in ogni caso a svolgere da par suo il ruolo di capogruppo all’Assemblea regionale di Sicilia Democratica, formazione dove a suo tempo è passato, spostandosi con una tipica giravolta saltafossica dall’area del Megafono di Crocetta, tra le cui fila era stato eletto all’insegna del rinnovamento più sfrenato cu tanti coppa ‘i trumma.

Della partita dovrebbe essere, pure questa volta, il bingo man della Trinacria Pippo Gennuso: vincitore due anni fa delle ormai leggendarie elezioni regionali bis, ripetute in un pugno di seggi di Rosolini e Pachino che consentirono il suo ritorno a cazzuliari a Palazzo dei Normanni al posto e a danno di Pippuggianni, che ovviamente se l’è legata a tutte le dita della mano.

“Noi popolari e autonomisti votiamo per Nello Musumeci” – ha affermato con la convinzione che lo contraddistingue, incurante dei “e cu si ‘nni futti” di qualche burlone. Tra l’altro Gennuso ha aderito senza tentennare e neanche tintinnare a IdeaSicilia, il movimento di annacata politico del quale è leader l’ex rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla. Da ciò il seguente omaggio in versi: C’era una volta Lagalla / che aveva una macchia nera / sul culo e una palla / di pelle di pollo / Tutti i pesci vennero a galla/ per vedere la palla, / Gennuso e Lagalla.

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