L’assessore regionale Bruno Marziano: “Lo scontro sul terreno giudiziario ha oscurato la vera critica nei confronti dell'amministrazione Garozzo”, “Ai processi mediatici il sindaco ha risposto con accuse altrettanto infondate e generiche”

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

Continuiamo, con le stesse domande, le interviste ai personaggi politici più rappresentativi della provincia di Siracusa. Abbiamo inviato la mail con l’intervista a dodici interlocutori, alcuni dei quali non ci hanno risposto volendo evidentemente estraniarsi da analisi su talune situazioni spinose che hanno travagliato il nostro territorio. L’ultima volta abbiamo sentito l’avv. Ezechia Reale, leader di Progetto Siracusa, ora è la volta del deputato regionale del PD Bruno Marziano, assessore regionale all’istruzione e alla formazione professionale.

  

Onorevole Marziano, a distanza di poco tempo dall’ultima decapitazione della Procura di Siracusa, il CSM è intervenuto ancora una volta in provincia di Siracusa per cercare di reintrodurre nell’erogazione della giustizia i livelli di correttezza, terzietà, sereno e disinteressato svolgimento delle indagini che sarebbero stati appannati da comportamenti di singoli magistrati, talora non corretti dai vertici degli uffici. Nonostante il clamore suscitato nell’opinione pubblica, si ha l’impressione che tutto ciò sia avvenuto au dehors de la ville senza che i partiti politici, le forze imprenditoriali, le organizzazioni sociali abbiano tentato un’anamnesi di quanto stava accadendo, incidendo con le proprie valutazioni nel ripristino della “normale” amministrazione della giustizia. A cosa si deve la scelta di stare al di fuori di quanto accadeva e accade, come se le problematiche del giusto processo, specie nei casi in cui esse coinvolgono non solo gli interessi dei singoli ma anche quelli delle istituzioni e quindi dei cittadini, siano problema altro rispetto agli interessi collettivi della provincia?

Il ricorso alla magistratura nelle battaglie politiche non solo determina la morte della politica stessa intesa come confronto delle idee ma determina anche per la magistratura il pericolo di non essere vista come soggetto di garanzia per i cittadini. Nella nostra città questo ricorso è stato talmente forte da provocare una vera e propria patologia del rapporto tra politica e magistratura, determinando sia le accuse di parzialità di alcuni pezzi della magistratura nelle vicende politiche sia una reazione tutta interna alla magistratura stessa, che sta dimostrando di avere al suo interno gli anticorpi necessari a garantire l'indipendenza. Personalmente non sono mai intervenuto perché considero patologico il ricorso alla magistratura nelle vicende puramente amministrative, anche se mi sono più volte pronunciato contro i processi mediatici di piazza.

Al netto delle valutazioni che possono essere più o meno critiche nei confronti dell'operato dell'attuale amministrazione, allo stato dei fatti il sindaco Garozzo con pochi altri (tra i quali l'onorevole Sofia Amoddio) risulta essere il politico/amministratore più risoluto nel denunciare il clima di pesante condizionamento della vita cittadina dovuto alle situazioni anzidette. Risulta che abbia presentato non poche denunce per attirare su Siracusa l'attenzione dei massimi organismi giudiziari e non ha mostrato codardia nel porre anche forti rilievi sull'attività di alcuni giudici del locale Tribunale. Ritiene che fosse dovere del primo cittadino assumere tali iniziative oppure no? Essendo in gioco la stabilità finanziaria del Comune, non ritiene che abbia agito correttamente?

Il sindaco ha reagito legittimamente, dal suo punto di vista, a una serie di accuse alla sua amministrazione che sarebbero dovute rimanere nell'alveo del confronto politico e che invece si sono spostate sul terreno giudiziario. Tutto ciò ha impedito però che si potesse sviluppare una corretta critica politica soprattutto rispetto alle scelte politiche ed amministrative, critiche che invece erano e rimangono assolutamente legittime non solo sul terreno delle scelte amministrative ma soprattutto sul terreno delle scelte politiche. 
Lo scontro sul terreno giudiziario ha infatti fatto passare in secondo piano la vera critica nei confronti dell'amministrazione Garozzo che personalmente mi sento di fare: un'amministrazione concepita come luogo dell'esercizio del potere avulso dal confronto con le forze politiche di riferimento e con le forze vive e produttive della città. C’è stato un turbinio di sostituzioni di assessori concepito con la logica dei buoni e dei cattivi e con l'unico obiettivo di consolidare la maggioranza consiliare perdendo così di vista il programma elettorale e il mondo di riferimento (partiti, coalizione, movimenti).
L'ultimo rimpasto della giunta, al di là del valore e della qualità delle persone, porta la stessa cifra politica: un'amministrazione ripiegata sulla maggioranza consiliare, sempre più lontana dal rapporto con le forze politiche di riferimento di centro sinistra che ne hanno determinato il successo elettorale

Le indagini della Procura di Roma sulla “corruzione in atti giudiziari” stanno portando alla luce situazioni che, se provate, dovrebbero preoccupare le istituzioni locali e il mondo della sana imprenditoria. Anche stavolta gli articoli coraggiosi dei giornalisti Trocchia e Fittipaldi sull’Espresso avrebbero dovuto indurre a riflessioni condivise e pubblicamente espresse. Non ritiene che questo silenzio finisca per alimentare i populismi e i sommari processi sui social, che allontanano ulteriormente dalle urne i cittadini onesti?

Leggere  di un presidente del CGA che ti ha costretto con una sentenza assolutamente discutibile a ripetere delle elezioni legittimamente vinte con il consenso degli elettori, mette fortemente in discussione la fiducia nella magistratura. Leggere che esisteva una vera e propria centrale dell'aggiustamento delle sentenze composta da magistrati amministrativi che avrebbero dovuto garantire l'esercizio corretto della giustizia fa vedere sotto una luce diversa gli accadimenti degli ultimi anni anche nella nostra città e fa emergere una rete di interessi legali e imprenditoriali che ha intrattenuto rapporti malsani con pezzi della magistratura amministrativa e che più in generale ha condizionato la vita della città.

Negli ultimi anni si è accentuato in questa città un clima di sospetto generalizzato, che ha indotto alcuni a far politica con il registratore in mano. Il fenomeno, se da una parte ha prodotto risultati positivi consentendo di far luce su episodi inquietanti della cattiva amministrazione, dall’altra ha ammorbato l’articolazione delle relazioni politiche e umane inceppando l’attività delle amministrazioni. Qualcuno, scherzando, dice che nel kit del futuro eletto siracusano in qualsiasi consesso ci saranno sensibilissimi strumenti di registrazione delle conversazioni private, in modo che tutti registrino tutti. Non temono i partiti che tutto questo conduca a uno svilimento ulteriore della politica, che già non gode di grande fiducia?

Non è il modo di fare politica che condivido anche se è il frutto di uno svilimento della vita amministrativa. Questo comportamento si cura con il confronto vero all'interno delle istituzioni.
Più le istituzioni appaiono asservite a interessi personali e maggiore diventa la perdita di credibilità della politica. Personalmente non ho mai condiviso l'asprezza di certe denunce né i processi mediatici. C'è da dire però che spesso a queste denunce si è risposto con accuse altrettanto infondate e generiche come quando si è paventata una penetrazione di ambienti mafiosi nella vita del partito democratico o si sono lanciate generiche accuse di volere mettere le "mani sulla città" nei confronti di esponenti politici, me compreso, che del disinteresse sulle vicende della città, dal punto di vista degli interessi personali, ho fatto una regola di comportamento.