La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

Ho più volte  scritto, azzardando in previsioni politiche, che le  prese di posizioni, più che scelte chiare, del nuovo presidente americano porteranno alla necessità di un riarmo dell’Europa. La mia perplessità non è il riarmo congiunto di Germania, Francia, Italia e di tutti i restanti paesi della UE,  la mia preoccupazione è per il riarmo della Germania che, se detta leggi oggi senza un suo  grande esercito, immaginiamoci cosa farebbe se alla potenza economica accoppiasse anche quella militare.

Quella che sembrava una previsione azzardata ha trovato un riscontro nella lettera che l’uomo che la Merkel ha messo a fare il presidente della Commissione Europea, signor Jean George Juncker, ha inviato al Corriere della Sera e puntualmente pubblicata per intero nell’edizione dell’8 giugno scorso. La più alta autorità dell’Unione Europea scrive  - la sua lettera l’avrà inviata ai più quotati quotidiani europei – che è il momento che l’Europa abbia una sua ”capacità militare” unificando comandi ed armamenti. Juncker fa riferimento alle dichiarazioni di Trump sulla Nato, fa una panoramica dello scenario mondiale, ma il risultato non cambia: l’Europa deve riarmarsi. E afferma che anche il vecchio continente è una potenza nucleare, anche dopo la Brexit, perché ci resta la Francia.

Il discorso di Juncker è corretto perché, alla luce di quello che sta avvenendo nel mondo, l’Europa per non restare isolata, per svolgere un suo ruolo deve essere forte anche sul piano militare. Questa intuizione fa sentire la pochezza della posizione di chi cavalca il populismo alla ricerca di voti: il populista non ha né arte né esperienza di governo, non ha molte idee – forse nessuna – non sa interpretare i tempi.

Quando Salvini ci vuole portare fuori dall’Europa, quando Grillo non sa ancora se restarci o andar via, significa essere fuori dalla Storia, quella con la “s” maiuscola. Non occorre il gran polemista che raccatta voti, non serve l’humour di un buon comico per organizzare una base di protestatari, ci vuole  la sensibilità dello statista per interpretare i tempi e collaborare con gli altri statisti del mondo per  farne la storia: innanzi tutto per dare attuazione al consiglio del Papa che non serve un assegno di cittadinanza per tutti ma un lavoro per tutti.

Il populismo di Trump sta portando gli USA a perdere il ruolo di super potenza del mondo; non ha capito che la ”via della seta” a breve farà della Cina la più grande potenza industriale ed economica del pianeta. Trump se ne resterà a costruire il suo muro contro i messicani, ma ha perduto la battaglia per la salvaguardia della democrazia nel mondo. Da qui la necessità di un’Europa forte, per avere voce nelle vicende del mondo; se la Germania si riarmerà, facciamo sì che questo avvenga non contro i paesi europei – così come nella storia, recente e antica – ma con i paesi d’Europa nella tradizione giudaica-cristiana ed anche illuministica del Vecchio Continente.