Emanuele Lelli, docente de “La Sapienza” di Roma, è l’alfiere di una nuova disciplina, la demofilologia, che tenta di lumeggiare la letteratura greca e latina alla luce di ciò che resta dell’immenso patrimonio immateriale nella zona euromediterranea

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

I confini tra le discipline sono fortunatamente labili, perché è proprio dalla contaminazione dei saperi e delle competenze che nascono nuove ipotesi di ricerca e si spalancano nuovi campi aperti alla sperimentazione. Spesso la specializzazione settoriale – seppur fondamentale – fa perdere di vista i fil rouge che ci sono tra i diversi ambiti della conoscenza; non solo: spesso il mondo accademico ha guardato con sospetto allo “sporcarsi le mani” con la cultura popolare, l’etnologia, la demopsicologia, quando invece tante pagine della letteratura latina e greca – a torto quasi “imbalsamate”, fossilizzate, come se non fossero nate da sudore sangue lacrime, da una cultura che non conosceva barriere rigide tra “alto” e “basso” ma che anzi nasceva da un sostrato agropastorale con tutto il suo corollario di modi di dire, superstizioni, riti… – si spiegano aprendo gli occhi sulle persistenze, su quanto della cultura “bassa”, contadina, pastorale, popolare rimane oggi, a dispetto delle seduzioni del presente, dei nuovi media, dei nuovi riti della socialità, di una lingua imbastardita con l’inglese, della digitalizzazione a volte spersonalizzante.

Emanuele Lelli, docente de “La Sapienza” di Roma, è l’alfiere di una nuova disciplina, la demofilologia, che tenta di leggere le pagine del mondo antico alla luce di quanto rimane dell’immenso patrimonio di cultura popolare nella zona euromediterranea, particolarmente conservativa da questo punto di vista: Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna sono state e sono il campo etnografico del professor Lelli: tramite interviste e domande mirate (un questionario etnografico in cui nulla è lasciato al caso) il docente ha indagato sulle analogie e identità tra quanto letto nei classici greci e latini (alcuni molto studiati e noti, altri meno, specie i testi non  letterari), spaziando dalle superstizioni alla farmacopea, convinto che tutto quanto è liquidato come “folklore” sia utile non solo per leggere gli antichi.

Facciamo qualche esempio: il fatto che il tonno sia considerato il maiale del mare è cosa perfettamente nota da millenni nel nostro Sud, eppure generazioni di studiosi si sono scervellati nel cercare di capire a quale misterioso animale si riferissero le fonti antiche. O ancora: pensiamo alla persistenza di pratiche desacralizzate ma ripetute, come l’abitudine di porre nelle tasche dei defunti del denaro: come non pensare all’obolo per Caronte del mondo pagano, alla pratica del refrigerium, ‘u rifriscu siciliano, all’attraversamento del fiume Giordano e all’offerta a San Pietro dello stesso mondo, cristianizzato ma in cui la nuova religione rappresenta un innesto, un nuovo strato che si aggiunge a millenni di pratiche religiose?

La cultura e la scuola hanno spesso fornito una lettura classicistica degli antichi, all’interno della quale un testo è già connotato come classico, quindi canonico, quasi immobile e marmorizzato.

Il professor Lelli è stato recentemente ospitato dal Liceo Classico “Tommaso Gargallo” di Siracusa, insieme alla nota studiosa Eva Cantarella. La conferenza, introdotta dalla dirigente scolastica Maria Grazia Ficara, ha dato modo al docente di parlare delle tematiche confluite nei suoi testi come “Sud antico – Diario di una ricerca tra filologia ed etnologia” (Bompiani) e “Folklore antico e moderno. Una proposta di ricerca sulla cultura popolare greca e romana” (Fabrizio Serra editore): da Filita di Kos a Plinio il Vecchio, da Varrone a Petronio, da Omero ad Eschilo, Sofocle, Euripide, Catullo, Aristofane, Marziale, passando per i grandi pionieri dell’etnoantropologia come il medico siciliano Giuseppe Pitrè, Raffaele Lombardi Satriano, Gennaro Finamone (che studiarono le tradizioni popolari siciliane, calabresi, abruzzesi), Lelli ha letto e commentato testi, anche tramite l’aiuto di slide e video della sua esperienza sul campo. L’incontro è stato fortemente voluto dal Centrum Latinitatis Europae nella persona della professoressa Lidia Pizzo, presidentessa della sezione siracusana dell’associazione.