Luogo e metafora della diversità a condizioni politiche ingiuste. “L’altro sé – Opposizioni letterarie dal Sud (Silone, Levi, Brancati, Pasolini, Sciascia)”

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

Crisi come destabilizzazione e crisi come cambiamento. Identità e alterità. Sistema e opposizione ad esso. Visione ideologica del mondo e relativismo. Queste e molte altre le coppie oppositive di concetti che costituiscono l’ossatura del dibattito culturale attuale, nell’ambito del quale ci si domanda quale posto abbiano la letteratura e la critica letteraria in un mondo dominato da letture economicistiche del reale: che impatto ha sul reale un libro?

I lettori de “La Civetta di Minerva” potranno trovare spunti di riflessione in questo senso nel libro di Lorenzo Perrona edito da Algra editore “L’altro sé – Opposizioni letterarie dal Sud (Silone, Levi, Brancati, Pasolini, Sciascia)”. L’autore, che nel volume fa confluire il progetto di ricerca nato tra l’Italia e l’Università di Losanna (fondamentale il contributo di Jean-Jacques Marchand e Raffaella Castagnola e il confronto con Marc Praloran, Nicolò Scaffai e Paolo Orvieto), pone come idea centrale del libro quella del Sud come alterità italiana per eccellenza, luogo fisico e metafora insieme della differenza, della diversità, dell’opposizione a condizioni socioculturali e politiche ingiuste.

Chi era l’altro nella letteratura ottocentesca? E in quella del Novecento? E chi è l’altro oggi? La psicologia ci dice che la costruzione del Sé avviene per differenziazione dall’Altro-da-Sé e questo avviene sia a livello individuale che collettivo (pensiamo alla costruzione dell’idea di nazione, alla formazione degli stati nazionali, dei partiti politici, ai populismi, ai totalitarismi, alla negazione e all’esaltazione delle differenze sessuali, sociali, politiche, economiche, linguistico-culturali…): di questo si occupa una disciplina chiamata imagologia, che quindi ha a che fare con la rappresentazione (imagerie) e l’autorappresentazione (autoimage).

Il libro di Lorenzo Perrona ci mostra dunque come il pensiero divergente della letteratura, con il suo sguardo “altro”, spesso non omologato al sistema ma ad esso oppositivo, possa dar voce ai “villani”, ai “cafoni”, ai diversi in ogni senso di ieri e di oggi, scardinando gli stereotipi e le false rappresentazioni (pensiamo a come sia malposta la secolare questione meridionale, ad esempio) in un’ottica di letteratura “civile” che incida concretamente sul reale.