Nel 2014 hanno ricevuto dal welfare 4 miliardi di euro, ne hanno pagato 6,8 di Irpef. In Italia nel 2050 a fronte di 38 mln di persone in età lavorativa i pensionati saranno 20 milioni. Solo tre le soluzioni: tagliare le pensioni, aumentare le tasse o avere nuovi contribuenti

La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017

Pur riconoscendo la validità delle motivazioni etiche o della solidarietà, l’approccio  con cui si vuole affrontare la questione delle migrazioni è visto, qui, attraverso un taglio squisitamente di utilità” economica o se vogliamo di “economia sociale”.

In un recentissimo saggio, i prof. Maurizio Caserta e Aldo Premoli sostengono che, per i più accreditati analisti sociali ed economici internazionali, la diminuzione delle nascite in Europa porta a un “saldo” negativo rispetto ai decessi. La prestigiosa pubblicazione The global risk insight, che si occupa di economia internazionale, fa un’analisi sistemica e scientifica del fenomeno e delle conseguenze, inoltre nella rivista Bloomberg è stato presentato un dettagliato studio di Leonid Bershidsky per cui l’Europa nel suo insieme avrà bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060 per tenere in equilibrio i conti del sistema pensionistico e sanitario, cioè quel welfare che tutto il mondo ci invidia, e vi è anche la evidente necessità di non fare scendere i livelli di produzione. Attualmente in molte aziende agricole nel Sud, in molte imprese industriali nel Nord, in esercizi commerciali della ristorazione e del turismo, badanti, addetti alle pulizie o servizi; insomma in tutta Italia vi è presenza di lavoratori stranieri.

In Europa il rapporto tra persone in età lavorativa (cioè dai 15 a 65 anni) e i pensionati è di quattro a uno; nel 2050 secondo le proiezioni e con lo stesso trend, il rapporto sarà di due ad uno. In Italia sempre nel 2050 a fronte di solo 38 milioni di  persone in età lavorativa vi saranno ben 20  milioni di pensionati. Tenendo conto che l’ammontare delle singole contribuzioni è inferiore alla spesa complessiva delle pensioni che si erogano, vi sono tre soluzioni: o si tagliano le pensioni o deve aumentare di molto la base contributiva di chi lavora o deve aumentare il numero delle persone che pagano i contributi.

Gli immigrati in Europa oggi sono il 7 per cento della popolazione, assorbono il 2 per cento dei fondi per l’assistenza sociale, l’1,3 per cento dei sussidi per la disoccupazione, lo 0,8 per cento delle pensioni e l’Italia è in linea con questi dati. 

Un recente studio della Fondazione Leone Moressa conferma che il rapporto costi-benefici dell’immigrazione è positivo. La ricchezza prodotta dagli immigrati stranieri, il cosiddetto ”Pil dell’immigrazione” è pari a 123 miliardi, l’8,8 per cento della ricchezza italiana.

Gli stranieri che lavorano in Italia hanno dichiarato 44,7 miliardi di euro, pari al 5,6 per cento del totale dei redditi dichiarati. Le tasse pagate, fra fisco e contributi previdenziali, superano i benefici (lo 0,2 per cento delle pensioni erogate, il 4 per cento della spesa sanitaria nazionale, il 2,6 per cento della spesa farmaceutica complessiva) per cui gli immigrati hanno ricevuto nel 2014 dal welfare nazionale 4 miliardi di euro, mentre hanno pagato 6,8 miliardi di euro di Irpef.

Fonti: The Global risk insight, Bloomberg, Fondazione Leone Moressa, “Mediterraneo Sicilia Europa” di Maurizio Caserta ed Aldo Premoli.