Interessante iniziativa nel penitenziario di Augusta. Le pareti della chiesetta saranno adornate con dipinti di iconografia bizantina. L’iniziativa resa possibile col concorso di una docente dell’Artistico e di un segregato in “alta sicurezza

 

La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017

Ristretti Orizzonti riporta nell'edizione di domenica scorsa della sua  rubrica quotidiana una frase del ministro Orlando pronunciata alla presentazione del nuovo carcere di Nola ispirato a criteri "scandinavi”: "Certo non basta un bel carcere per rieducare i detenuti, bisogna che all'interno si facciano cose positive, però un bel carcere è una cosa che può aiutare a costruire un contesto diverso rispetto alle strutture immaginate anni fa con i raggi e che hanno un impianto tipicamente ottocentesco con pochi spazi comuni e dedicati soprattutto alla segregazione. Avere dei luoghi nei quali le persone non passino le giornate sdraiate in una branda è un modo per evitare che il carcere sia semplicemente un periodo di vacanza tra un'attività criminale e l'altra". 

Penso a queste espressioni, e al pensiero che vi è alla base, nel programmare una nuova realizzazione che vuole essere una ricerca del bello e del sacro in un luogo che è di per sè grigio prosaico, disadorno. E qui non mi riferisco solo ai  vecchi edifici ottocenteschi, che anzi  in una certa maniera conservano una loro anima, ma anche a  quelli nuovi spesso asettici perché siti nelle periferie urbane, altrettanto spesso precocemente fatiscenti perché in caso di  mancanza degli ingenti fondi che le grandi strutture richiedono  per la manutenzione, queste decadono in pochi anni. Ma siccome qualcosa sempre si può fare, cerchiamo di farlo, con le risorse umane che vi sono e  presentano grande ricchezza.

Il progetto è quello di adornare  la  cappella dell'istituto con dipinti di iconografia bizantina. Un corso di questo tipo è attivo da diversi anni presso la casa di reclusione, ed è tenuto dalla professoressa Roccasalva, docente dell'istituto d'arte, che frequenta l'Istituto svolgendo attività di volontariato. Da tempo la docente  viene affiancata da S. S., detenuto del circuito di alta sicurezza, diplomatosi all'accademia delle Belle Arti e che fa da tutor agli altri detenuti nei giorni in cui la docente non può venire. Il progetto prevede di affrescare le pareti della cappella, un locale lungo 12 metri e largo otto e mezzo, con dipinti raffiguranti in dodici tavole altrettanti momenti della vita di Gesù Cristo: la crocifissione, l'ingresso a Gerusalemme, il battesimo, la presentazione al tempio. A quello posto di fronte all'altare e raffigurante la resurrezione possiamo attribuire anche una simbologia propria dell'ambiente penitenziario: la Salvezza, la rottura delle barriere. A questi primi elementi posso aggiungerne, facendo dei cenni  maldestri,  altri sulla  simbologia, la  tecnica, passaggi della creazione. Intanto dodici è un numero simbolico nelle scritture, nella Kabala, nel vecchio e nuovo testamento.

Dal punto di vista tecnico,  il primo step è rappresentato dal disegno a matita su "carta da pacco"; successivamente, a partire dal mese di settembre inizierà la decorazione delle pareti, operando una sorta di ricalco, che dovrebbe durare diversi mesi e dovrebbe essere eseguita da S. S. e da un gruppo di altri detenuti, sotto la supervisione della professoressa Roccasalva. Il risultato, guardando i disegni, dovrebbe essere bello e sorprendente e, forse, sarebbe un primo esperimento di questo tipo di arte, realizzato su vaste dimensioni in un istituto di pena

Aggiornerò più in avanti i lettori de La Civetta sui progressi dell'opera.