Riparte la tradizionale settimana di cultura e spettacoli all’interno della casa di reclusione, giunta al sesto anno. Teatro e tanta musica. Studenti, detenuti e condannati al fine pena mai in scena con “La commedia degli errori”

 

La Civetta di Minerva, 19 maggio 2017

Al via il nuovo ciclo di spettacoli aperti al pubblico al carcere di Augusta. Otto giorni di teatro e musica fra fine maggio e metà giugno che vedranno, secondo le previsioni, oltre milleduecento persone varcare i cancelli della casa di reclusione per assistere alle performance dei detenuti e, per ciò che concerne il teatro, degli studenti che reciteranno insieme a loro.

Il fatto che le manifestazioni si ripetano ormai da diversi anni non ci esime dal chiederci ogni volta quali siano gli obiettivi e i valori da portare avanti attraverso questi eventi. In primo luogo vi è il fatto stesso di fare varcare a tante persone i cancelli d’ingresso del penitenziario e di fare in modo che persone comuni vivano l'esperienza della visita in un carcere. Per lo più chi entra in carcere per la prima volta si aspetta un luogo un po' lugubre e volti lombrosiani. E un po’ tutti rimangono stupiti, anche se la sensazione che si prova nel sentire i cancelli che si chiudono alle spalle è forte, a volte traumatica, nel vedere un luogo discretamente colorato e, in un certo senso ed entro certi limiti, non angusto.

E sì, perché sulla struttura, pur senza avere grossi mezzi, abbiamo lavorato molto. Non è infatti ineluttabile che la privazione della libertà debba avvenire in luoghi cupi, grigi, umidi. E questa degli ambienti è una battaglia che il mio staff ed io conduciamo per 365 giorni l'anno e, batti e ribatti, qualche risultato si ottiene per attenuare l’insostenibile pesantezza del carcere.

Poi, ma sarebbe meglio dire prima di tutto, c’è l'incontro con le persone, i detenuti, alcuni giovani, altri meno giovani, comunque volti comuni e tutti alle prese con ansie da palcoscenico e da voglia di ben figurare.

Si comincia a fine maggio con il teatro, che rappresenta l'attività più diffusa nelle carceri. Tanti ne hanno scritto, difficile aggiungere un qualcosa e spiegare perché; fatto sta che, subito dopo il canto, il teatro è l'attività espressiva più naturale. Lo è in carcere e, forse per noi meridionali, lo è anche fuori. Essere altro, altri, vestire panni diversi, spogliarsi della propria identità. Deve esserci un effetto curativo in questo. I detenuti del gruppo teatrale sono fra quelli che hanno le pene più lunghe, c'e' qualche caso di ergastolo ostativo (il più ergastolo di tutti, di cui ho parlato recentemente).

Gli studenti sono quelli del liceo Arangio Ruiz, istituto col quale intratteniamo molteplici rapporti e collaboriamo in diverse attività: l'alternanza scuola - lavoro, iniziata quest'anno con quattro studenti che di pomeriggio frequentano l'Istituto; il lavoro gratuito fatto da due detenuti che escono ogni giorno per effettuare lavori di giardinaggio e di piccola manutenzione presso l'Istituto scolastico. E poi, appunto, c'è il laboratorio teatrale del progetto “Il carcere va a scuola“, l'attività che da più anni viene svolta - questo è il sesto anno - e per la quale gli studenti vengono selezionati dopo vari provini, perché le domande di partecipazione sono tante e superano di gran lunga i posti disponibili.

Il laboratorio inizia a dicembre per concludersi ogni anno a fine maggio. Ogni tanto durante questi mesi vado a vedere le prove, intanto perché il backstage regala sempre i momenti più gustosi, e poi per cercare di cogliere l'atmosfera.

Che dire, penso non sia retorico affermare che in quelle due ore non sembra di stare in carcere. Negli anni scorsi sono state messe in scena commedie di Plauto, Achille Campanile, Dario Fo, Eduardo De Filippo. Quest'anno ci si cimenta con Shakespeare, "La commedia degli errori".

Si inizia venerdì 26 maggio e poi sabato 27, sempre di pomeriggio alle 17.30 per il pubblico esterno, lunedì 29 di mattina per i detenuti e le autorità e poi giorno 30 per gli studenti del Ruiz. L'invito, per i giorni 26 e 27, è esteso ai lettori de La Civetta, basta mandare – entro le ore 14 di lunedì 22 maggio - una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando il giorno di preferenza e le generalità complete: nome, cognome e data di nascita.

A prescindere dall’esito artistico, che ci si augura ottimo, l’esperimento sociale è molto valido e non finisco mai di ringraziare la preside dell’Arangio Ruiz, professoressa Castorina, e le famiglie degli studenti per la fiducia accordata, gli studenti stessi, e la professoresse Lisi e Baffo, tutors del progetto insieme al professor Cannarella e il regista Sbrogiò per l’impegno e la pazienza mostrati.