Lo sferzante giudizio di Giacomo Leopardi, che aggiunse: questo popolo “unisce la vivacità naturale (maggiore di quella de' francesi) all'indifferenza verso ogni cosa”

 

La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017

Ogni tanto fa bene al cuore guardarsi indietro. Ma solo per rievocare i momenti, gli accadimenti, le persone, e comunque i ricordi esclusivamente in positivo. Lo sconvolgimentoepocalechesta incendiandoil mondo in ogni latitudine, loscatenarsi belluino della violenza pubblica o domestica che sia, la delinquenza che ammorba anche gli eventisportivi, per tacere della faziositàpolitica efideistica, questo etanto altro stanno marchiando a fuoco la nostra epoca.

Si dirà che, da che mondo è mondo, le stragi ci sono sempre state, gli omicidi e i femminicidi hanno insanguinato i secoli, le persecuzioni non hanno mai smesso di colpire i deboli. È vero. Ma ai progressi della scienza e della tecnica dovrebbe corrispondere oggianche un progresso in positivo nei rapporti umani. E invece, come una nemesi, nefandezze dappertutto. Grandi o piccole, nascoste o risapute, le nefandezze quotidiane sembra sianodiventate la regola.

E dunque: guardarsi indietro? Prendiamo, per esempio, D. Mack Smith. Il quale ha scritto: "Tutt’altra Italia io sognava nella mia vita, non questa miserabile all'interno ed umiliata all’estero, ed in preda alla parte peggiore della nazione”. Poche parole, ma di fuoco.

D’accordo: non si può e non si deve fare di ogni erba unfascio. È vero che il male fa più notizia del bene, è vero che i bassi istinti (televisione e giornalirigurgitano di pattume) vengono solleticati a pro del dio "audience": vedi il malsano festival dei guardoni davanti all'Isola dei famosi (?), del Grande Fratello, del cortile diForumdovele sporcizie domestiche vengono vergognosamente sbandierate in pubblico, e la spazzatura di trasmissioni del genere.

È vero: esistonoancheesempi in positivo, ma relegati in nicchia, come la notizia dellarestituzione diun portafogli smarrito per strada. E allora? Non rimane che tenere alta la testa, non guardare alle miserabili negatività; cercaree trovare il bene dove esiste perché c’è ed esiste. Ma atitolo di cronaca vale la pena anche, appunto guardandosi indietro, riferire il pensiero di uno come Giacomo Leopardi in “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani”.

«L'Italia, che è un popolo ma non una nazione, che ha usanze ma non costumi, che non conosce altre occasioni di vita sociale al di fuori del passeggio, degli spettacoli e delle chiese, è del tutto sguarnita dei fondamenti etici che fanno sorgere al proprio interno le nazioni più evolute e di quelli che conserva­no, con i loro pregiudizi, le nazioni più arre­trate, così da risultare svantaggiata sia rispet­to ai paesi come la Francia o l'Inghilterra, sia rispetto ai paesi come la Russia o la Spagna». Tanto più lo è in quanto le classi dirigenti, più colte e più ricche ed anche più morali, si sono rivelate inadatte perché «le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano il più cinico dei popolacci. Niuna vince né eguaglia in ciò l'italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de' francesi) all'indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de' riguardi altrui».

Di quale Italia, di quali italiani stiamo parlando? Di ieri, di oggi?...