Nell’appalto mancava il requisito fondamentale di ogni gara: la concorrenza. Sollecitare gli aspiranti alla gestione (che si contavano sulle dita di una sola mano) a consociarsi in una associazione temporanea di imprese era, a parer nostro, un modo per eliminare la concorrenza

 

La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017

Riepiloghiamo i fatti. La Civetta ha sempre avversato la privatizzazione del servizio idrico così come si è sempre schierata contro le privatizzazioni di beni comuni. Non certo per ideologia o per partito preso, ma per semplice buon senso. Non critichiamo affatto la vendita a privati di industrie conserviere e di fabbriche di panettoni. Lo Stato può certamente decidere di nazionalizzarle in momenti critici (per salvare l’occupazione) e successivamente rivenderle ad altri privati che siano interessati a acquisirle. Ma privatizzare il servizio idrico è un rischio che non possiamo permetterci: non dobbiamo esporre i cittadini all’ingordigia di gestori privati che, monopolizzando di fatto l’erogazione dell’acqua attraverso la gestione dell’unica rete idrica che la fornisce agli utenti, possono essere tentati di lucrare più del giusto, gonfiando le spese sostenute nei modi che la fertile fantasia di tanti imprenditori a caccia di profitti sa facilmente ideare e mettere a frutto.

È accaduto. Non si tratta solo di nostre preoccupazioni. Ci riferiamo a fatti che i nostri lettori più attenti e più memori ricorderanno certamente. Garozzo questi rischi li conosceva bene e ha tuttavia preferito riaffidare a privati la gestione del servizio idrico, smentendo le sue promesse ai cittadini. Ci riferiamo al quarto punto del suo programma elettorale. Doveva certamente salvaguardare l’occupazione, ma poteva procedere in altro modo o doveva almeno tentare tutto il possibile e l’impossibile per mantenere la sua promessa elettorale di ripubblicizzazione del servizio idrico e per conciliare tale linea di azione con la salvaguardia dell’occupazione.

Ha invece riaffidato il servizio. E come? Con una gara nella quale, a nostro avviso, mancava il requisito fondamentale di ogni gara: la concorrenza. Sollecitare gli aspiranti alla gestione (che si contavano sulle dita di una sola mano) a consociarsi in una associazione temporanea di imprese era, a parer nostro, un modo per eliminare la concorrenza. Oltretutto una delle ditte aspiranti era impossibilitata a concorrere perché identificabile con il precedente gestore, che si era visto revocare la concessione (dall’onesto commissario Buceti) e che poi era fallito. E invece l’amministrazione siracusana aveva insistito su quella ATI (associazione temporanea di imprese): sia nella richiesta di manifestazione di interesse che nel successivo bando di gara. Noi ci chiediamo: la costituzione di un’ATI può solo essere consentita o deve addirittura essere suggerita, sollecitata, imposta in sede di gara? Anche quando i competitori sono cinque, quattro o solo tre?

Insomma, la gara di Garozzo aveva, a nostro parere, perso di vista proprio l’aspetto essenziale di una gara: quello della concorrenza. E poi era stata bandita in modo improprio o decisamente errato: considerato l’importo dei valori in gioco, sarebbe stato necessario ricorrere ad una gara di tipo europeo. Lo aveva segnalato il deputato Enzo Vinciullo e la Civetta, esaminati attentamente i fatti, gli aveva dato ragione. Sorprendendo uno degli assessori, che si era meravigliato di tanta competenza. Sinceramente o con sorniona ironia? Non importa. Era stato ringraziato per l’implicito apprezzamento, anche se ci rimaneva qualche dubbio sulla sincerità o sulla natura canzonatoria delle sue considerazioni.

Ora la Guardia di Finanza conferma in pieno le nostre perplessità, ripetutamente espresse sulle pagine di questo quindicinale. Sostiene, infatti, che «l’approfondimento e l’analisi della documentazione hanno consentito alle Fiamme Gialle aretusee di segnalare alla Magistratura Contabile […] due tipologie di danno»: quello relativo alla “concorrenza” e quello riguardante l’ “utile d’impresa”. Il documento del Comando Provinciale della Guardia di Finanza prosegue, esplicitando le ragioni dei danni: «Nel primo caso, il pregiudizio all’erario scaturisce dalla mancata applicazione delle regole del confronto concorrenziale tra operatori economici, che avrebbe comportato per il Comune di Siracusa un risparmio di spesa rispetto a quella effettivamente sostenuta per effetto di un affidamento senza gara. Nel secondo caso, invece, si è determinato il danno pari all’ammontare dell’utile dell’impresa affidataria». Tale utile è stato realizzato nell’esercizio di un servizio svolto «nonostante la nullità del contratto di affidamento […]stipulato in violazione del Codice degli Appalti».

Il sindaco Garozzo si limita a minimizzare: “Non c'è nulla di nuovo. La Guardia di finanza non ha fatto altro che acquisire i dati della consulenza dell'ingegner Boeri, nominato dai pubblici ministeri Longo e Di Mauro nel procedimento penale sulla gestione del servizio idrico, e trasmetterli alla procura della Corte dei Conti che dovrà valutarli. É una consulenza di parte, sulla qualenon c'è stato alcun contraddittorio. Si tratta, insomma, di un'ipotesi basata sulle conclusioni di un consulente. Sono assolutamente sereno che in sede penale emergerà l'infondatezza delle accuse».

Noi non saremmo altrettanto sereni. La Guardia di Finanza non è un consulente di parte. Ed ha affermato delle cose che hanno una rilevanza non solo penale, ma anche civile: il comunicato del Comando Provinciale riferisce che la GdF «ha segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Palermo un danno erariale per € 2.808.853,97».

Il sindaco, sempre minimizzando, aggiunge: «Tutte le mie responsabilità deriverebbero dalla firma di un'ordinanza adottata nell'arco di 24 ore e in emergenza per assicurare il servizio idrico alla città, il funzionamento del depuratore e per dare delle risposte a quasi 160 lavoratori e alle loro famiglie». Neanche questa sua ulteriore dichiarazione ci convince: la procedura di gara durò forse 24 ore? L’ordinanza per la prosecuzione del servizio potrà essere stata prodotta per motivi contingibili ed urgenti, ma un affidamento in seguito ad una procedura di gara è, a parer nostro, ben altra cosa. Più meditata. Più regolamentata. Si tratta certamente di un procedimento che va realizzato nel rispetto più assoluto delle norme vigenti.

Infine ci sembra necessario riflettere su un punto: l’affidamento, dopo il primo anno, è stato prorogato dal Comune di Siracusa e non da quello di Solarino. Sino al 31 marzo 2017. Ora siamo di fatto in presenza di una ulteriore proroga. Di sei mesi. Sino a settembre. Altro che soluzione di emergenza assunta frettolosamente per assicurare il servizio idrico alla città! Né ci soddisfa la notizia sulla nuova clausola rescissoria che anticiperebbe il passaggio delle competenze al nuovo gestore ove esso venisse individuato, con regolare gara, prima della scadenza settembrina della proroga. Ci sembra che il Comune di Siracusa stia annaspando da troppo tempo.