Il Comandante della Polizia Stradale a colloquio coi ragazzi delle scuole. “Assurdo che accada un incidente per un selfie”. “Proviamo una grande tristezza quando suoniamo un campanello per comunicare un lutto sulla strada”

 

La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017

La vita vale più di un selfie: con il messaggio dei giovani vincitori del contest sulla sicurezza stradale si è conclusa il 5 aprile, presso il Multisala Planet (Cineteatro Vasquez) di Siracusa, una delle fasi più significative della manifestazione dedicata alla diciassettesima edizione del Progetto “Icaro”, promosso dalla Polizia di Stato con la collaborazione del Miur e della Facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Il comandante della polizia stradale Antonio Capodicasa ha parlato con noi de “La Civetta di Minerva” sia da professionista che come uomo e padre, mostrando il lato umano del lavoro quotidiano proprio e di quelli che chiama “i miei ragazzi”: rischiano la vita ogni giorno per la nostra sicurezza gli “angeli in blu”, come li ha definiti Mimmo Contestabile, maestro delle cerimonie sempre impeccabile e ironico – media partner dell’iniziativa sono SiracusaOggi.it ed FM Italia, con Anna Brancati e Ornella Vella dallo studio a coinvolgere gli studenti, tra cui quelli dei Licei Quintiliano, Corbino ed Einaudi di Siracusa, nell’elaborazione di uno status su WhatsApp per ideare uno slogan sulla sicurezza.

Significativa la messa in scena, ad opera della compagnia “Il Sipario”, dello spettacolo “17 minuti”, lavoro teatrale del regista e attore Riccardo Lionelli: flash tratti da quella che potrebbe essere la quotidianità dei ragazzi, fatta di lezioni a scuola, compiti a casa e uscite con gli amici, amori e dissapori, lacrime di rabbia e gioia, di gelosia e dolore. Al centro della pièce, la fretta che avvolge con le sue spire le nostre vite, l’invasività dei social network se permettiamo loro di condizionare la nostra esistenza, la necessità di compiere le scelte giuste e di avere modelli educativi validi – contro il narcisismo patologico che ormai ha preso possesso di chi dovrebbe fare da guida alle giovani generazioni.

Ma ecco la nostra conversazione con il comandante Capodicasa.

Qual è lo scopo che vi siete proposti?

L’obiettivo non è quello di fare paternali o di illustrare agli studenti gli articoli del codice della strada, ma cercare di divertire ed emozionare i giovani per farli riflettere sui comportamenti e sulle scelte che possono impattare sulla propria vita e su quelle degli altri.

Da dove è partita l’idea che ha dato vita a questo progetto?

Dalla quotidianità del nostro lavoro di funzionari di polizia. La repressione fa parte dei nostri compiti istituzionali, ma si è pensato di investire sulla formazione per prevenire gli incidenti e sensibilizzare soprattutto i giovani, anche se spesso siamo noi adulti a sbagliare e a trasmettere modelli negativi di comportamento: i ragazzi sono lo specchio delle nostre scelte sbagliate. Non vorremmo mai, come funzionari di polizia e soprattutto come esseri umani, suonare a un campanello, alzare una cornetta, digitare su un palmare un numero per comunicare un lutto che è come un ergastolo del dolore.

Toccante in questo senso la testimonianza di Deborah Lentini, mamma di Stefano Pulvirenti, che ha detto “Basta” alle foto di ragazzi che perdono la vita sulla strada, “Basta” al dolore delle mamme come lei, come quelle di Chierzi e Caruso (ricorderete certamente gli ex corbiniani falciati da un terribile incidente) e tante altre che nessuna sentenza potrà mai risarcire.

Quali sono stati i riscontri dell’iniziativa?

C’è stata nel corso degli anni una contrazione significativa del numero delle vittime: dai circa 8000 morti l’anno siamo passati a poco più di 3400. Anche le tipologie di infrazioni che noi sanzioniamo sono cambiate: oggi, forse anche grazie al Progetto Icaro, c’è una maggiore consapevolezza dei rischi che si corrono mettendosi alla guida in modalità scorretta e sapere che il 74% dei ragazzi che hanno partecipato al progetto ha cambiato la propria mentalità alla guida di un veicolo per noi è un grandissimo risultato.

Che risonanza ha avuto il progetto?

L’Italia ormai è capofila nell’Unione Europea su questa tematica: con il nome di “Icarus” il progetto è diventato una ricerca ad ampio respiro che coinvolge ricercatori, studiosi, fondazioni e associazioni.

La legge del 2016 sull’omicidio stradale ha avuto una ricaduta significativa sul vostro lavoro?

Sicuramente. Non si parla più di omicidio colposo ma di omicidio stradale con la legge 41 del 23 marzo 2016 ed è un cambiamento importante; stiamo assistendo a una modificazione di certi comportamenti sbagliati alla guida. Adesso la nostra sfida è la lotta – oltre che naturalmente che contro la guida in stato di ebbrezza o dopo l’assunzione di stupefacenti – al multitasking: è assurdo che si provochino incidenti per inviare un sms o scattare un selfie (si calcola che compiere queste operazioni mentre si è alla guida equivalga a procedere alla cieca dai quattrocento agli ottocento metri circa).

Come avete trovato l’approccio comunicativo più adatto per arrivare ai giovani?

La comunicazione passa attraverso il divertimento, la musica, il ballo. La stessa pista teatrale proposta è stata un percorso per giungere a veicolare il messaggio finale.

Testimonial d’eccezione del progetto sono stati “I soldi spicci”, il duo comico formato da Annandrea Vitrano e Claudio Casisa (imminente l’uscita del loro primo film, dopo l’enorme successo sui social, con oltre un milione di visualizzazioni per i loro video che ritraggono in chiave ironica e intelligente aspetti della quotidianità; Casisa ha anche preso parte ad un episodio de “Il giovane Montalbano”): vicini al mondo dei ragazzi, hanno saputo divertire e nello stesso tempo, secondo le loro stesse parole, “approfittando della popolarità, far giungere ai giovani come noi dei messaggi positivi”.