Gianluca Vindigni: “E’ un’autentica vocazione. Già al liceo scientifico scoprii di essere sempre più portato per questa lingua, la cui perfezione grammaticale mi travolgeva, che per la matematica. Mi ha sorpreso che scrivesse di me anche Repubblica”

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

Il 6 marzo scorso Gianluca Vindigni, studente di Vittoria (RG), vincitore come secondo classificato di due certamina nazionali di lingua latina per universitari, espletati a Mascalucia (CT), rispettivamente nel 2015 e nel 2016, è diventato dottore di Lettere classiche laureandosi con una tesi intitolata “De C. Iulii Caesaris sermone commentatio critica”.

Fin qui niente di strano. Ma la tesi è stata sia scritta che esposta (parlando) interamente in latino.

“La Civetta di Minerva”, incuriosita da quella che in passato era la prassi e oggi sembra roba da nerd, ha contattato Gianluca Vindigni, che ha suscitato attorno a quello che poteva essere un traguardo personale e privatissimo un piccolo ma significativo clamore mediatico…Ecco come ha risposto alle nostre domande (in italiano, non preoccupatevi!)

Si attendeva un’attenzione di questo tipo? Non è affatto frequente che una tesi di laurea sia scritta e addirittura discussa per intero in latino…

Ammetto che non mi sarei mai aspettato un successo mediatico di tale grandezza per la mia tesi di laurea. Non tanto perché voglio sminuire il mio lavoro – oggettivamente sono pochi oggigiorno i ragazzi realmente appassionati ed interessati a scrivere e parlare il latino – ma poiché non avrei mai pensato di essere così apprezzato da docenti e giornalisti. Ho avuto una commissione molto disponibile, educata e cordiale, che mi ha permesso di poter realizzare questo mio piccolo sogno, sebbene ancora coi piedi per terra so per certo che la strada è lunga. Sono rimasto sorpreso, lo ammetto, di aver trovato un mio articolo persino sul giornale “La Repubblica”, ma evidentemente la notizia deve aver scosso ed incuriosito parecchi giornalisti e lettori. Non posso che esserne felice!

Torniamo indietro: su quale argomento verte la sua tesi e come mai ha deciso di scriverla nella lingua di Cicerone?

La mia è una tesi filologica incentrata sulla lingua di Cesare, sul suo usus scribendi. L'idea di scrivere una tesi di laurea assolutamente grammaticale mi balenava in testa già da tantissimi anni, considerando che uscii dal liceo scientifico totalmente malato di grammatica latina, a tal punto che da allora non è trascorso un giorno della mia vita in cui io non abbia toccato un manuale di grammatica o non abbia letto classici. La lingua di Cesare da me è stata sempre apprezzata, ed anche in particolar modo direi, per cui ringrazio il mio relatore Vincenzo Ortoleva per avermi serenamente consentito di svolgere la tesi su un argomento e su un autore da me amatissimo. Mi è sempre piaciuto scovare le cosiddette “eccezioni” alla regola nei vari autori, classificarle, analizzarle, e darne una possibile spiegazione. Proprio in questo modo svolsi la mia tesi su Cesare, analizzando principalmente tutte quelle apparenti infrazioni alle regole che sono presenti nei suoi commentari, classificandole e raggruppandole secondo un corretto criterio.

Da dove nasce questo amore per la lingua latina?

Nasce già dai primi anni di liceo scientifico, trascorsi nella mia benamata Vittoria, sotto gli insegnamenti di Daniele Liberto, ora mio grande amico e un tempo mio insegnante di lettere, che mi fece totalmente invaghire di grammatica latina. Giorno dopo giorno scoprivo di essere sempre più portato per questa lingua che per le materie scientifiche, la cui perfezione grammaticale mi travolgeva continuamente. Scoprii di avere quasi una vocazione, di riuscire col tempo a leggere, tradurre, pensare e scrivere il latino senza eccessive difficoltà, così che decisi di intraprendere la carriera di classicista iscrivendomi in lettere classiche all'università degli studi di Catania, a costo di dover imparare la lingua greca da autodidatta; impegno che, tra l'altro, mi fece spendere circa due anni e mezzo in più. L'amore per il latino parlato, invece, nacque dopo il diploma, durante i primi anni di università, seguendo appassionatamente su YouTube i video del Prof. Luigi Miraglia, fondatore della notissima accademia Vivarium Novum e vivissimo cultore del latino parlato, che ebbi l'onore di conoscere poi di persona.

Secondo te come mai proprio nella patria dei Romani, l'Italia, gli studi classici sembrano regredire?

Gli studenti trovano ostico il Latino almeno a pari merito con la matematica... alcuni studiosi ed opinionisti attribuiscono questo alla eccessiva semplificazione dei percorsi didattici, in cui l'unica difficoltà, gli ultimi scogli, sarebbero rappresentati proprio dalla versione di Latino e dal compito di Matematica.

Questione di metodo, di scarsa motivazione...? Come la vedi?

Su questo non posso dire più di tanto, giacché ai miei tempi vi erano ancora cinque ore di latino settimanali al liceo scientifico tali da poter spingere col programma, ma oggi come oggi essendo state scese a tre credo più difficile che dei ragazzi decidano di iscriversi in lettere classiche, anche se chiaramente la speranza che ciò possa continuare a verificarsi non muore mai. C'è troppo poco latino ormai, purtroppo. Per il metodo non saprei cosa dire: io studiai col metodo tradizionale e finii per innamorarmi pienamente della grammatica latina, ma oggigiorno sta divampando qua e là anche il metodo naturale, adottato da moltissime scuole, su cui varie sono le opinioni, sia positive che negative. Sebbene io non lo conosca e difenda ancora il vecchio metodo tradizionale grazie al quale appresi il latino, non posso tuttavia biasimarlo, non essendone ancora venuto a conoscenza. Sarebbe un giudizio a priori, da ipocriti. Credo però che l'unica salvezza dei tempi moderni siano i docenti, giacché, secondo la mia personale esperienza, credo che si possa giungere alla piena passione di una materia anche e soprattutto grazie all'apporto di un ottimo docente, che sappia trasmettere oltre alla cultura anche la propria passione ed il proprio amore.

Potresti dedicare un saluto in latino ai nostri lettori?

Utinam vobis omnibus lingua Latina probetur!