Fondata nel 729 a.C. da greci provenienti da Calcide in Eubea, fu cinta da possenti mura di difesa. In continua lotta con Siracusa per acquisire l’indipendenza, diede i natali a Riccardo da Lentini, architetto dell’imperatore Federico II di Svevia, e al notaro Jacopo, capostipite della Scuola Poetica Siciliana

 

LaCivetta di Minerva, 24 marzo 2017

Lentini può essere definita un ibrido fra due mondi: quello del bianco e roccioso altipiano ibleo, e quello della nera e fertile piana di Catania. Le testimonianze archeologiche qui presenti risalgono a epoca preistorica, attraversano i fasti dell’età greca, e giungono a noi mostrando le vestigia della corte di Federico II di Svevia e la distruzione del tragico terremoto del 1693.

La principale caratteristica di Lentini è che essa è appunto, una via di mezzo. Fra il mare e le colline, fra la terra e l’acqua. Fu proprio questa la ragione per cui i greci provenienti da Calcide, in Eubea, scelsero i nostri luoghi, nel 729 a.C., per fondarvi una colonia. Leontinoi, questo il suo nome, sorgeva, infatti, su un sistema di colli non troppo alti, ma molto vicini, separati da strette valli solcate da torrenti navigabili che permettevano di raggiungere agevolmente il grande fiume Terias, oggi San Leonardo, fino al mare, e soprattutto di dominare la fertilissima Piana di Lentini.

Leontinoi-Lentini prende le mosse dalla valle San Mauro, sovrastata dai colli San Mauro e Metapiccola, e abbracciata dai fiumi Lisso e Carrunchio, che oggi scorrono sotto il centro storico.

Il Parco Archeologico di Leontinoi permette di compiere un tuffo nella storia: dal villaggio preistorico sul colle Metapiccola, risalente all’Età del Ferro (XI-IX secolo a.C.), le cui capanne, scavate nella viva roccia, testimoniano dell’arrivo di una civiltà nuova in questa zona della Sicilia; al vicino tempio arcaico, leggibile in negativo sul banco calcareo; alle possenti mura di difesa (VI-III secolo a.C.), che cingono i colli San Mauro e Metapiccola, costruite e distrutte a più riprese; sino alla porta meridionale, col suo sistema di fortificazione a tenaglia, testimoni delle alterne vicende della bellicosa Leontinoi e delle sue lotte per l’indipendenza da Siracusa, e per l’egemonia sui feraci “Campi Leontini” (così gli storici definivano la piana).

Per comprendere ancora meglio la storia del nostro territorio, occorre visitare il Museo Archeologico di Lentini. I reperti custoditi permettono di conoscere la ricchezza delle civiltà succedutesi qui per millenni.
Ne sono esempio i corredi delle necropoli preistoriche, e i ritrovamenti provenienti dal villaggio di Metapiccola; la sezione dedicata al periodo greco, con le raffinate ceramiche venute alla luce nella ricchissima stipe votiva di Metapiccola, le terrecotte architettoniche dei templi sul colle San Mauro, le testimonianze dei santuari extraurbani dedicati a divinità femminili, e le suppellettili venute alla luce nelle abitazioni rupestri. Questo viaggio nel tempo continua con i mosaici romani di Contrada Corderia, e giunge al Medioevo, con i reperti provenienti dal “Castellaccio” e dalle abitazioni della città vecchia, sepolta dal terremoto del 1693.

La Valle San Mauro è dominata da nord da un altro importante sistema collinare, quello del Tirone-Castellaccio, che oggi sovrasta il centro storico di Lentini. Su questi due colli sorge il Parco Archeologico “Castellaccio”. Il luogo prende il nome dalle rovine del castello svevo che fu distrutto dal terremoto del 1693.
Il Castrum Vetus, così era chiamato da Federico II di Svevia, venne completato nel 1239, ad opera di un altro illustre lentinese: Riccardo da Lentini, architetto di fiducia dell’Imperatore. Costruito sulla cima del colle omonimo, che domina da sud l’abitato, esso mostra ancora gli imponenti fossati tagliati nella roccia, e le mura di sbarramento che lo rendevano imprendibile da ogni lato.
Completamente distrutto dai terremoti, oggi conserva una delle tre torri triangolari che conferivano alla fortezza l’appellativo di “Arx Triquetra”, vari ambienti, e una sala sotterranea dalla funzione ancora misteriosa. L’importanza di questi luoghi per Federico II, è data anche dal fatto che all’interno della Magna Curia, ossia del suo più stretto entourage, vi erano diversi nomi lentinesi. Oltre a Riccardo, spicca quello del Notaro Jacopo, il capostipite della Scuola Poetica Siciliana.

Sul colle Tirone si possono ammirare gli affreschi dell’oratorio rupestre di Santa Lucia. Questa chiesetta rappresenta uno dei pochi esempi di una pratica diffusissima a Lentini, come in molti paesi degli Iblei, e cioè l’utilizzo delle grotte come luoghi di culto. Il ciclo pittorico qui presente, destinato a restauro, offre un bellissimo esempio di arte medievale (XIII secolo). Al di sopra della chiesa sorgeva il monastero di Santa Chiara, fondato a metà del XIV secolo, potentissimo per tre secoli, e poi distrutto dal terremoto del 1693.

Oggi, il Parco offre un esempio di sinergia fra istituzioni e associazioni. Inaugurato nel 2008, e di proprietà del Comune di Lentini, nonostante gli sforzi dell’amministrazione, era aperto a singhiozzo, a causa della mancanza di personale. A ottobre 2013, l’associazione Ex-Duco laB, di cui faccio parte, ha deciso di sfidarsi nel tenere aperto e rivalorizzare l’area archeologica. Con grandi sacrifici ma anche con grande passione, stiamo tenendo aperta l’area, a titolo gratuito, ma con la possibilità di utilizzarla, con tutte le cautele del caso, per le nostre attività di promozione sociale. Il parco si trova, infatti, in un’area che è sì centro storico, ma che è di fatto un quartiere fantasma, con case pericolanti e attività non proprio lecite che vi si svolgono.

Crediamo che tenere aperto il parco rappresenti per il quartiere un piccolo presidio di legalità, e non ultimo, prendercene cura e farlo conoscere vuol dire per noi educare i cittadini a scoprire, conoscere e quindi amare e proteggere il proprio Bene Comune. A questo scopo, stiamo portando avanti anche un’attività di fruizione del parco che si affianca a quelle canoniche: visite notturne, serate culturali, eventi che richiamino bambini e studenti, corsi di pittura e laboratori di archeologia. Un modo, insomma, per far rivivere, con leggerezza e passione, i luoghi più antichi e dimenticati della nostra Lentini.