Quando i paesi perdono la loro terra vegetale, alla fine perdono la capacità di nutrirsi. Il suolo che si è formato su una scala temporale geologica si sta perdendo su una scala temporale umana

L’economia classica tratta ampiamente il tema della distribuzione della ricchezza, ma sembra ignorare completamente il fondamentale rapporto rispetto ai sistemi naturali e all’utilizzo delle risorse. L’economia classica si occupa poco del problema della scala o meglio di una scala sostenibile dove non vengono intaccate le capacità rigenerative dei sistemi naturali e la dimensione fisica dell’economia viene mantenuta entro i limiti fisici della natura. In base a questa considerazione possiamo formulare questo assunto: un’allocazione efficiente ed una distribuzione giusta non garantiscono una scala sostenibile. E cercheremo di dimostrarlo.

Nel 1938 Walter Lowdermilk, un alto funzionario del Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti, ha viaggiato all'estero per osservare le terre che erano state coltivate per migliaia di anni, cercando di apprendere come queste antiche civiltà avessero affrontato il depauperamento del suolo agricolo. Ha scoperto che alcuni avevano gestito bene la loro terra, mantenendo la sua fertilità per lunghi tratti della storia e sono stati fiorenti, altri non avevano saputo farlo. In una sezione del suo rapporto intitolato "Le cento città morte", egli descrive un sito nel nord della Siria, nei pressi di Aleppo, dove pratiche di conservazione del suolo e dell’acqua usate per secoli erano state abbandonate, per cui Lowdermilk ha osservato il degrado successivo a causa dell'erosione del suolo.

Nel corso delle ere geologiche della Terra il sottile strato di terriccio che copre la superficie terrestre del pianeta si è formato per lunghi tratti di tempo geologico e la nuova formazione del suolo ha superato il tasso naturale di erosione, ma non è stato così nel caso citato dal funzionario americano in Siria. Nel secolo scorso, l'erosione ha cominciato a superare la formazione di nuovo suolo ed attualmente  quasi un terzo delle terre coltivate del mondo sta perdendo terreno vegetale più velocemente del  nuovo suolo che  si sta formando, riducendone la fertilità intrinseca. Il suolo che si è formato su una scala temporale geologica si sta perdendo su una scala temporale umana. Questo sottile stato di terra è il fondamento della civiltà. Il Geomorfologo David Montgomery, in “The Erosion of Civilizations” descrive il suolo come "la pelle della terra, la frontiera tra la geologia e la biologia”.

L'erosione del suolo dal vento e dall'acqua è una sfida a livello mondiale. Per i pascoli che supportano 3,4 miliardi di capi di bestiame, pecore e capre, la minaccia viene dal pascolo eccessivo che distrugge la vegetazione, lasciando il terreno vulnerabile all'erosione. I pascoli situati, per lo più, nelle regioni semiaride del mondo, sono particolarmente vulnerabili all’erosione eolica. In agricoltura, ad esempio, l'erosione è causata quando la terra è in forte pendenza o è troppo secca per sostenere l'agricoltura. Se la zona è in forte pendenza e non è protetta da terrazze, da colture perenni e da coltivazione a strisce, perde terreno durante le forti piogge. Nelle “cinture del mais o della soia”, al contrario, la principale minaccia per il suolo è l’erosione idrica che deriva dalle abbondanti precipitazioni. Il limo scorre verso il mare trasportando terra in grande quantità e dall’erosione del suolo si passa alla desertificazione.

Wang Tao, uno dei maggiori studiosi nel mondo del deserto, riferisce che, dal 1950 al 1975, una media di 600 miglia quadrate di terra si desertificano ogni anno. Tra il 1975 e il 1987, la desertificazione  è salita a 810 chilometri quadrati all'anno. Da allora fino alla fine del Novecento è salita a 1.390 chilometri quadrati. Il rapporto " Desert Mergers and Acquisitions " descrive immagini satellitari che mostrano un’evidente desertificazione  in molti angoli della Terra. In Cina ed  in Mongolia grandi deserti si espandono e tendono alla fusione in un unico grande deserto. Le autostrade che attraversano la regione sono regolarmente inondate da dune di sabbia. Secondo lo scienziato ed ecologista Lester R. Brown, in alcuni luoghi, le persone diventano consapevoli quando la situazione continua a deteriorarsi e la degradazione del terreno accelera. Purtroppo, non vi è nulla in prospettiva per arrestare e invertire questa tendenza.
L’Africa sta soffrendo pesanti perdite di suolo. Andrew Goudie, professore emerito di geografia all'Università di Oxford, segnala che le tempeste di polvere sul Sahara sono ormai all'ordine del giorno. Egli stima che sono aumentate di dieci volte nel corso dell'ultimo mezzo secolo. Tra i paesi più colpiti dalla perdita di terreno vegetale sono il Ciad, la Nigeria settentrionale ed il  Burkina Faso. La Nigeria, il paese più popoloso dell'Africa, sta perdendo 868 mila ettari di pascoli e terreni coltivati per la desertificazione ogni anno, mentre la popolazione  è aumentata dai  47 milioni del  1961 a 167.000.000 nel 2012,  nel contempo  la  popolazione di bestiame è cresciuta da circa 8 a 109 milioni. Con le esigenze di foraggio i 17 milioni di capi di bovini ed i 92 milioni di pecore e capre  superano il rendimento sostenibile delle praterie del paese che così si sta lentamente trasformando in deserto.

La Nigeria rappresenta un caso da manuale di come le crescenti pressioni umane ed il  patrimonio zootecnico possano ridurre la copertura vegetativa. In particolare, la crescita della popolazione relativa agli ovini e bovini è un indicatore-rivelatore del deterioramento delle  praterie e dell'ecosistema per l’eccessivo pascolo; l'erba è in genere sostituita da arbusti del deserto. Il restringimento della terra produttiva e, inoltre, la costante espansione della popolazione umana della terra sono in rotta di collisione.

Anche in Europa ed in Italia a causa della coltura intensiva, dall’abbandono della pratica del maggese (il riposo della terra) e per l’eccessivo uso di pesticidi, anticrittogamici, antiparassitari e  diserbanti, il depauperamento e l’aridità della terra sono in aumento. Quando i paesi perdono la loro terra vegetale, alla fine perdono la capacità di nutrirsi, non è quindi prioritario il problema della distribuzione, anche se importante, ma semmai la produttività biologica del pianeta.

Il processo è lento ed inesorabile: non stiamo consumando solo la rendita, ma il capitale naturale e ciò è, a lungo andare ed in un’economia di scala, insostenibile. I problemi del degrado del suolo sono locali, ma il loro effetto sulla sicurezza alimentare è globale.