“Con loro la città è rinata”. Gli immigrati sono una risorsa ma Siracusa è una povera città dove si accetta solo la gente che viene da fuori per colonizzarci.

 

Ormai gli sbarchi di immigrati sul nostro territorio non fanno più notizia. Ci vorrebbero almeno una decina di morti alla volta per guadagnarsi un passaggio nei telegiornali. E d’altra parte la gente si è abbastanza assuefatta a quella che considera una piaga cronica dei nostri tempi: neri che chiedono ovunque l’elemosina, persone che rovistano nei cassonetti, stranieri che hanno colonizzato delle zone della città  a cominciare dalla Borgata.

Siracusa purtroppo è maestra nel perdere tutte le occasioni di sviluppo che si presentano. E’ da sempre una povera città  dove se non succede niente è meglio e si accetta gente che viene da fuori solo se ci colonizza imponendoci attività  economiche aliene rispetto alle risorse e alle potenzialità  del territorio.  Da oltre mezzo secolo e fino ad oggi in modo sfacciato.  E infatti non si produce sviluppo: né economico né culturale.

In un convegno che abbiamo organizzato il mese scorso all’Antico mercato di Ortigia sono venuti dei signori ai quali abbiamo posto una semplice domanda: questi immigrati sono un problema in più o una risorsa per l’Italia in generale e il meridione in particolare? Il prof. Carlo Devillanova, docente all’università Bocconi di Milano, ci ha dimostrato, attraverso una analisi dei dati sull’immigrazione e sull’economia italiana, che sono una risorsa. Senza di loro saremmo ridotti peggio della Grecia. Dati di fatto, non ideologie. Razionalità  e non umori ed emozioni indotti da una informazione giornalistica e televisiva che ha dimenticato cos’è il giornalismo (capacità  di captare i fenomeni che accadono nella società , leggerli criticamente, offrire alla gente chiavi di lettura piuttosto che giocare sulle emozioni popolari fomentandole ad arte oppure ingigantendole).

Il sindaco di Riace, in Calabria, ci ha raccontato come il suo Comune, devastato dall’emigrazione e con metà  delle case ormai disabitate, con la scuola prossima alla chiusura a causa del crollo delle nascite, sia diventato un modello di sviluppo. Aveva intuito le opportunità offerte dai nuovi cittadini di pelle nera e continua a inserirli  in un progetto di rinascita urbanistica ed economica. Oggi Riace è una cittadina completamente rinata. I contributi della Comunità europea vengono spesi fino all’ultimo centesimo e nei tempi programmati risanando abitazioni che erano ruderi, facendo ripartire l’edilizia,  l’artigianato locale e le attività  legate all’agricoltura (commercio, trasformazione dei prodotti, commercializzazione). Riace, ci raccontava, è ormai un laboratorio cosmopolita. Nella scuola frequentano bambini e ragazzi di venti paesi diversi: nel reciproco rispetto e con naturalezza.

Il parroco di Vittoria don Beniamino Sacco e il sig. Giuseppe Pugliese di Rosarno (RC) ci hanno portato i dati delle attività  lavorative che le loro imprese e cooperative producono con lavoratori italiani e stranieri. Parliamo di attività  agricole, serricoltura, edilizia popolare gestita con criteri etici.

Il sig. Lucano, sindaco di Riace, ci ha raccontato un fatto che è davvero emblematico. Ci diceva di quei bronzi trovati nel mare antistante il suo Comune che tante speranze avevano suscitato nei riacesi: turismo! Alberghi! Speravano di farne un volano per la loro economia. E invece niente, perché furono portati nel museo di Reggio Calabria per essere visitati con più comodità  dalle masse di turisti che certamente sarebbero venuti da tutto il mondo.

Reggio Calabria e Riace ne hanno tratto a tutt’oggi i benefici ipotizzati. Anche a causa di lavori di restauro durati anni. Così vanno le cose in Italia. Con gli immigrati è arrivata invece quella massa di forza lavoro, cultura, competenze, voglia di vivere che hanno rimesso in moto un’intera comunità  civile.

Domenica 21 dicembre avremo a Siracusa il presidente della Fondazione Migrantes mons. Giancarlo Perego e poi, il 27 febbraio Antonio Augugliaro, uno dei registi del film Io sto con la sposa che grande successo ha avuto all’ultimo festival del cinema di Venezia ci verrà a parlare di questo film. Ci viene raccontata una storia di immigrati che pur di raggiungere il nord Europa inventano cose incredibili. Da dire che sarà  l’unica proiezione del film a Siracusa, mentre a Catania, Messina e Palermo è regolarmente in visione. Infine, a marzo, abbiamo in programma un dialogo tra Moni Ovadia e l’arcivescovo Montenegro, presidente della commissione della Conferenza episcopale italiana per i migranti. Con questa serie di appuntamenti cerchiamo di offrire alla nostra città delle occasioni per inquadrare il fenomeno immigratorio nelle sue esatte dimensioni, cerchiamo di parlare di rispetto, dignità, diritti per noi e per tutti.

Ai non ancora italiani, come sempre, offriamo accoglienza completa e amicale. Non per buonismo ma per senso civico, per solidarietà  e scelta di camminare insieme verso la fruizione di diritti a cui tutti gli uomini devono avere accesso. Ma oltre a questo ci sembra essenziale che la gente di Siracusa e non solo sia stimolata a pensare, dibattere, giungere a conclusioni meditate riguardo i fenomeni sociali che ci investono. Per cui, l’offerta di altri punti di vista non può che essere utile per affrancarci da informazioni e pregiudizi che fanno solo il gioco di chi probabilmente ha smarrito il senso dell’etica e della politica.  Si sentono in giro senza soluzione di continuità  leggende metropolitane tipo: ci rubano il lavoro, lo Stato spende troppo per gli immigrati a discapito dei nostri poveri, ci portano malattie, rendono insicure le nostre città , aggravano la crisi, eccetera.

Certo che l’immigrazione è un problema. Ma per chi? In che senso? E’ un problema nella misura in cui non lo si vuole governare, inquadrare in un sistema di regole che ne canalizzi la potenziale ricchezza. E’ un problema nella misura in cui lo Stato, dopo averli portati in Italia con l’operazione Mare Nostrum, poi li imballa in una burocrazia che in realtà  è tirannocrazia lenta e complicata e, in sostanza gli dice: arrangiatevi. E così in troppi continuano ad essere poveracci sfruttabili, schiavi nei lavori agricoli, randagi nelle campagne e nelle nostre città .

A tutt’oggi non abbiamo ancora un piano per l’accoglienza né una legge compiuta che riguardi i rifugiati politici. Ci vengono sbattuti in faccia come un problema mentre in realtà altri sono i problemi e guarda caso non se ne parla: l’emigrazione, specie quella giovanile, e una seria ed etica politica del lavoro. Sono solo due esempi e già rappresentano tanto! Ciò che dispiace è la sensazione che pensaresia avvertito da troppi come un disturbo, una attività  inutile. E come si diceva una volta, il sonno della ragione produce mostri.

Per fortuna la chiesa ha cominciato a parlare chiaro per smascherare ipocrisie e convenienze, sicchè ora tutti quelli che vogliono ascoltare sanno che dietro ogni negazione di diritti c’è un crimine, dietro ogni scrollata di spalle c’è una omissione criminale. Dietro ogni bugia raccontata a discapito dei poveri e che mette gli uni contro gli altri e crea l’immagine del nemico c’è un politico perverso. Ce ne sono. Sfacciatamente. Tra i partiti all’opposizione e nel governo di sua eccellenza l’efficiente e cattolico Renzi: almeno uno solo del suo governo potrebbe buttarlo fuori e dare un segnale: Alfano.