La mancata attuazione della legge sull’acqua. C’è stata inerzia di fronte alle impugnative renziane. Il governatore stipuli un patto cogli elettori e coi movimenti siciliani

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Il Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni insieme al Comitato promotore della legge per la ripubblicizzazione dell’Acqua hanno chiesto al Presidente Crocetta un incontro urgente. Vogliono sapere i motivi per i quali la legge (la prima varata in base ad una proposta di iniziativa popolare, procedimento reso possibile in Sicilia grazie alla legge n. 1 del 2004 o legge Ortisi, della quale fu presentatore e relatore il deputato del nostro territorio) rimane ancora in gran parte non applicata. Dal 2015! La coordinatrice, Antonella Leto, ha una sua chiave di interpretazione: «L'attendismo dell'Assessorato non è che una azione dilatoria inaccettabile, che lascia presagire ulteriori manovre volte alla privatizzazione dell'acqua in Sicilia». E sin qui concordiamo pienamente.

La coordinatrice del Forum ricorda inoltre «il voto contrario dell'assessore Contrafatto durante la discussione della legge, in IV Commissione, a tutti gli articoli che conducevano alla gestione pubblica». E questo la dice lunga circa l’orientamento renzianissimo dell’attuale assessore Contrafatto. Non ci convince però un’altra affermazione della Leto: le modifiche apportate in aula dal Presidente Crocetta al testo esitato dalla Commissione sarebbero state prodotte,  intenzionalmente, proprio per essere poi impugnate da Renzi.

No. A nostro modesto avviso, il testo originale della iniziativa popolare è stato in più punti annacquato proprio nei lunghi lavori eseguiti in Commissione. E fu esattamente una giovane funzionaria, in rappresentanza della Contrafatto, ad esprimere il parere contrario dell’assessorato nell’ultima seduta della Commissione. Crocetta invece proprio coi suoi consistenti interventi in aula, riaccostò in vari passi la legge alle intenzioni iniziali, contenute nella proposta di iniziativa popolare. Mentre in Commissione (in una delle sedute a cui fu possibile che si partecipasse come esponenti del Forum e rappresentanti dei Comitati) qualche signore che oggi firma la richiesta di incontro con Crocetta arrivò a suggerire una mediazione sul numero degli ATO: non tre, come si voleva da parte di qualcuno che spianava la strada alla gestione privata da parte delle società più grosse (quelle che arrivano a offrire il servizio a più del 25% degli utenti dell’ATO) né nove, ma… cinque. Una mediazione che avrebbe comunque consentito ai pesci grossi di fagocitare  le piccole gestioni locali: quelle comunali.

Si trattò di ingenuità o di tentativo di sabotare la legge? Non fu Crocetta a suggerire quella strana e controproducente mediazione sul numero degli Ato, che avrebbe condotto, per combinato disposto, alla fagocitazione delle gestioni dei singoli comuni. A nostro avviso, come abbiamo avuto modo di scrivere, in illo tempore, sulle pagine di questo giornale, nel momento del dibattito conclusivo in aula Crocetta riuscì ad avere un guizzo apprezzabilissimo. E noi avevamo auspicato o suggerito dalle pagine della Civetta e in un documento inviato a vari soggetti che avevano voce in capitolo nel complicato iter della legge (tra cui anche lo stesso governatore), proprio una sorta di maxiemendamento finale che riaccostasse la legge alla primitiva formulazione.

Che Crocetta abbia voluto lui stesso alzare la palla Renzi per facilitargli i successivi interventi ostruzionistici (le impugnative) lo escludiamo con convinzione.  Sino al momento del varo della Legge, Crocetta è rimasto fedele all’intento della ripubblicizzazione. E coerente con altri due precedenti interventi legislativi che hanno visto la luce nel corso del suo mandato presidenziale.

A Crocetta, infatti, va riconosciuto un merito non indifferente, soprattutto da parte dei sindaci resistenti dei paesi iblei. Essi avevano eroicamente opposto resistenza ai commissari ad acta inviati dal precedente governatore, esponendosi a possibili conseguenze di sanzioni anche pecuniarie. Fu la legge  n. 2 del gennaio 2013 (legge Crocetta, art. 1, comma 6) a stabilire in via transitoria: «Nelle more dell’approvazione della legge [di ripubblicizzazione] i comuni che non hanno consegnato gli impianti ai gestori del servizio idrico integrato continuano la gestione diretta». Ed anche a Crocetta spetta, almeno in parte, qualche merito in ordine alla legge regionale Vinciullo - Cirone Di Marco (L.R. n. 693 del maggio 2014), di cui ci piace ricordare il comma 3 dell’art. 1: «… i Comuni dell'Ato idrico di Siracusa che hanno consegnato gli impianti alla società di gestione, dichiarata fallita, possono richiedere alla curatela fallimentare la restituzione degli impianti dati in affidamento». Grazie a tale leggina, varata a Palermo ma concepita nel nostro territorio e per gli interessi dei cittadini del nostro territorio, vari Comuni già finiti sotto la pessima gestione di SAI8 hanno potuto liberarsene e riacquisire il controllo pubblico dei loro servizi idrici.

Non lo ha fatto Siracusa, il cui attuale sindaco, se non andiamo errati, è di fede renziana. Forse, se non avesse avuto un tale legame politico (che oggi, forse, gli pesa come una palla al piede), si sarebbe mosso su altri sentieri per conciliare salvaguardia di posti di lavoro e ripubblicizzazione del servizio. Ne risponderà agli elettori, a cui aveva promesso il suo impegno per la ripubblicizzazione del servizio idrico (quarto punto del suo programma).

Dopo il varo della Legge Regionale 19/2015, ricondotta da Crocetta ad una formulazione abbastanza vicina a quella originale, Renzi si è permesso di impugnare in vari punti tale nostra legge regionale. Compiendo un abuso di potere, in quanto il nostro Statuto dell’Autonomia riconosce al legislatore regionale competenza esclusiva in materia di acqua (art. 14, lettera I dello Statuto).  E la Contrafatto, con una condotta che ci appare inqualificabile, ha dichiarato la sua disponibilità a rivedere la legge regionale nei punti impugnati da Renzi.  E per questo ha ricevuto un lisciabusso formidabile da parte di un deputato del PD, Giovanni Panepinto, sindaco di Bivona, da sempre contrario alla privatizzazione del servizio idrico.  Panepinto ha spiegato alla renziana Contrafatto che non rientra nelle sue competenze di assessore una revisione del testo legislativo. 

Ci saremmo aspettati il licenziamento dell’assessore Contrafatto da parte di Crocetta, che già per motivi forse meno gravi aveva licenziato due precedenti assessori al ramo: Nicolò Marino e Salvatore Calleri.  Purtroppo ciò non è accaduto. Ma ipotizzare che Crocetta abbia brigato per rendere attaccabile da Renzi la legge 19/2015 (di ripubblicizzazione del servizio idrico) è ingeneroso e infondato. Se si vanno a rileggere gli articoli del tempo, si ha la conferma di quanto fosse marcata la contrapposizione tra Crocetta e Renzi. Perché dunque poi il governatore è rimasto inerte, lasciando inapplicata la legge e non reagendo alle impugnative renziane? E perché non ha licenziato la Contrafatto, magari per mettere al suo posto l’ottimo Panepinto?

Sino  al varo della legge n. 19 dell’11 agosto2015 (Disciplina in materia di risorse idriche) la Regione aveva subito pesanti scippi finanziari dal governo Renzi (circa 10 miliardi di euro in un anno e mezzo). E nell’ottobre di quell’anno, con la bozza della legge di stabilità per il successivo 2016, il governo Renzi avrebbe potuto portare al fallimento la Regione siciliana. Che, sulla carta, avrebbe grande autonomia finanziaria. Ma purtroppo lo Statuto, anche per la parte che riguarda i rapporti finanziari tra Stato e Regione, è rimasto inapplicato. Questa grave situazione ha consentito allo Stato di introitare risorse che, a norma di Statuto, dovrebbero rimanere alla Regione.

Ci si riferisce a tre articoli dello Statuto: 36 (accise); 37 (imposte pagate da imprese non siciliane ma che operano nell’isola e che dovrebbero andare alla Regione, mentre sono incamerate dallo Stato); 38 (fondo di solidarietà nazionale, non applicato). Inoltre, secondo una delle interpretazioni della complessa questione, «lo Stato si trattiene, dal 2009, circa 600 milioni di euro all’anno sulla sanità e non applica ai Comuni siciliani la legge sul federalismo fiscale (non riconoscendo la perequazione infrastrutturale e fiscale)».

Dunque non solo sulla tematica della ripubblicizzazione del servizio idrico Crocetta sembrava mirare allo scontro con il governo nazionale. La battaglia sembrava profilarsi su tutta linea. A partire dagli articoli inapplicati dello Statuto. E sembrava dover rimettere in discussione la legge 42/2009 e il federalismo fiscale mal concepito e peggio attuato.

Ma nel settembre del 2016 Renzi e Crocetta firmano, ad Agrigento, un Patto per la Sicilia, annunciando trionfalisticamente un accordo per un valore complessivo di 5,750 miliardi di euro, di cui 2,320 da impiegare nel 2016 e 2017, per il finanziamento di opere in tutti i Comuni dell’Isola. È chiaro che tra la fine del 2015 e il settembre del 2016 l’antirenziano Crocetta si è progressivamente piegato ad accettare un patto non sappiamo quanto veramente valido per la Sicilia, ma certamente indispensabile per la sopravvivenza politica del governo regionale. Se la legge sulla disciplina delle risorse idriche è rimasta sospesa e crocifissa tra impugnative renziane e mancate applicazioni tollerate da Crocetta, la motivazione va cercata nei mille condizionamenti che hanno fatto  lentamente sprofondare nelle sabbie mobili della peggiore politica (fatta di concessioni e cedimenti) il governatore siciliano. Paralizzato tra la cattiva situazione finanziaria e i mille condizionamenti della politica, egli ha smesso i panni del rivoluzionario ed è divenuto meno inflessibile contro tali condizionamenti. Ma non gli attribuiremmo colpe anteriori che non ha. Per sopravvivere politicamente ha preferito rinunciare al compito arduo di avviare una rivoluzione in Sicilia. O, forse, solo soprassedere. Ci sia lasciata ancora questa residua illusione.

Ora si avverte aria di elezioni e si scatena la bagarre delle polemiche. Intendiamoci, la Leto e con lei tanti altri attivisti dei movimenti che hanno avuto un ruolo non indifferente nella battaglia per l’acqua pubblica e per i beni comuni, hanno tutto il diritto di scendere in campo e di candidarsi alla gestione della cosa pubblica. E noi saremo i primi a riconoscere i loro meriti. Ma diamo a Crocetta ciò che è di Crocetta e a Leto ciò che è di Leto.  A ciascuno i suoi meriti.

E anche qualche consiglio: ora che il destino di Renzi sembra periclitare, forse Crocetta potrà ritrovare l’energia per compiere quel guizzo di orgoglio che gli è mancato da un po’ di tempo. Gli diranno che non gli fa onore scrollarsi dai condizionamenti della parte renziana solo dopo che Renzijet, dopo lo stallo del 4 dicembre, è già in picchiata. Certo avremmo preferito che il governatore si fosse mosso prima in tal senso. Ma meglio tardi che mai. Pretenda il massimo rispetto per la nostra Autonomia e  la renda pienamente operativa. Licenzi la Contrafatto e si opponga alle insopportabili impugnative renziane. Mandi al diavolo Faraone ed Angelino Alfano. Individui e punisca le persone responsabili del negato accesso agli atti lamentato (giustamente) dalla Leto. Solleciti l’applicazione della legge e fulmini l’infingardaggine burocratica connivente con la politica di opposizione e con  l’altra, di sostegno… colloidale. Riallacci un rapporto coi movimenti tutti. O, almeno, con quelli della sinistra non berlusconizzata, che mirano alla difesa dei beni comuni. Provi a recuperare una collaborazione anche con il M5S che, all’inizio del suo mandato, gli consentì di muoversi nel giusto senso. E stabilisca anzi un patto d’onore con tale movimento sulla base di un programma ben preciso e ad una condizione che sarà determinata dagli elettori: il prossimo presidente sarà lui se riceverà un voto in più di Giancarlo Cancelleri o, in caso di esito opposto, sarà quest’ultimo. Ed avvii una immediata azione per il recupero dei 52 miliardi di tasse non riscosse dalla nostra Regione o, almeno, della parte non ancora perduta per prescrizione, evitando l’onta di farsi espropriare tale iniziativa da una struttura statale auspicata da Miccichè (!). Ci dimostri che la nostra Autonomia va difesa e che la dignità dei siciliani va fatta valere.

Adelante, Crocetta! Batti un colpo.  È la tua ultima occasione per liberarti dalla palude.

 

Il patto sciagurato. Crocetta ne faccia uno diverso. Cogli elettori e coi movimenti. Per la difesa dello Statuto, dei Beni Comuni e della democrazia.