Castigat ridendo mores.  Gli anni d’oro, ma in parte anche di stagno, sono quelli della lunga fase trascorsa nel living room del bar Pascucci all’interno del Jolly Hotel, dove Foti ‘nculacchiatu in comodi divanetti riceveva amici stretti, cortigiani e clientes; ma era pieno di cimici

 

La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

Spostandoci dal nostro “Bar sotto il mare” alla terraferma, a Siracusa ci sono dei “bar sopra il mare” che meritano di essere citati, gratis et amore dei, per via di certe esclusive frequentazioni.

Siamo in un campo molto diverso da quello magnificato nelle cronache del Bar Sport dal maestro Stefano Benni. Qui ci si occupa non già di tipologie variegate di avventori, quanto di una cerchia ristretta, combriccola o cumacca che dir si voglia, la cui guida materiale e spirituale è il nocchiero Benito Luigi detto Gino, detto Nacchio Foti, già onorevole per parte democratikacristiana. Assieme a lui, vecchi sodali e più o meno giovani adepti amano da lunga data incontrarsi quotidianamente in ambienti odorosi di miscele di arabica, creme pasticcere e deodoranti ascellari.

E a quell’uomo sceltissimo immenso si chiede consenso (grazie De Andrè!) sorseggiando na’ tazzulella e’ cafè c’acconcia a vocca a chi non po’ sapè (grazie Pino Daniele!) ovvero “aggiusta la bocca a chi non vuole sapere”, ma anche a chi qualcosina la vuole conoscere.

Della “filologia del bar della politica fotiana” fra gli altri s’è interessato il professore Max Crygnon, noto esponente del realismo fenomenologico applicato all’espresso corretto con lo spiritu re fasciddàri e all’analisi del linguaggio delle oloturie di mare nel basso Ionio. Stimolato da alcuni scritti pubblicati sulla rivista di varia umanità satirica L’Isola dei Cani, Max Crygnon ha studiato il percorso effettuato dal Coffee Group Foti nel terzo millennio.

Gli anni d’oro, ma in parte anche di stagno, sono quelli della lunga fase trascorsa nel living room del bar Pascucci all’interno del Jolly Hotel, dove Gino ‘nculacchiatu in comodi divanetti riceveva amici stretti, cortigiani e clientes. A rompergli le uova nel paniere e a pestargli i calli dei piedi fu ad un certo punto, più o meno nel 2012, un’inchiesta giudiziaria con tanto di microspie piazzate non sappiamo se nella cucitura della poltrona preferita da Foti, sotto il tappo di una bottiglia d’antan di Sambuca Molinari o in altri punti strategici.

Ma l’ipotesi che un pugno di stagionati traffichini della politica avesse scelto quel posto per ordire un Grande Complotto contro i vertici allora in carica della Procura di Siracusa - in combutta con altri magistrati, avvocati, giornalisti e chi più ne ha più ne metta - a distanza di tempo continua ad apparire una super minchiata o scuru e pure alla luce del sole.

In seguito il bar Pascucci si è trasferito, con l’allegra brigata al seguito, qualche centinaio di metri più in là nel medesimo corso Gelone, nei locali dove aveva svolto l’attività anche il negozio di scarpe Bata. Al posto di stivali, mocassini, sandali e altre calzature, tutti i giorni a metà mattinata già da qualche anno la vetrina espone profili e/o schiene di Gino Foti, Nitto Brancati, Aldo-Salvo-Baio e degli altri aderenti, simpatizzanti e vicini di casa della corrente alternata fotirenziana del Pd: una specialità tutta sarausana a marchio di origine controllata e garantita.

Di recente il Pascucci ha cambiato nome e adesso si chiama Bar Trinacria, come negli anni ’70, ceduto chiavi in mano Foti e company inclusi.