“Partendo dalle risorse territoriali”. L’agronomo Giuseppe Messina: “L’UE finanzia progetti a fondo perduto, ma pochissimi li presentano. Non facciamo schifo"? “Ho denunciato l’affaire della revisione della contabilità delle coop”

 

La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

Incontriamo Giuseppe Messina agronomo, funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico, che vive con passione le sue giornate. È un esperto nella cooperazione e pianificazione e ha creato un sito personale in cui ha messo tante cose che possono servire.

Gli chiediamo del settore agricolo. Come siamo messi?

I piani di sviluppo degli ultimi 40 anni sono stati fallimentari, li abbiamo davanti agli occhi. La Sicilia è migliorata? La realtà ci dice no. Le politiche agrarie in Sicilia non hanno funzionato, sappiamo che l'auto approvvigionamento alimentare è precipitato al 20%. Allora dobbiamo interrogarci entrare in una valutazione più profonda, unendo a ciò i costi sociali altissimi portati dalle industrie esterne che hanno troppo abusato del territorio.

Colpa delle scelte politiche?

Innanzitutto l'intera classe politica è espressione di noi popolo. Pertanto, la colpa ricade su di noi. Prendo un esempio di ulteriore e continua colonizzazione: c'è la "Prosciutto di Parma", che reclamizza il suo suino nero dei Nebrodi doc a 91€ al kg, prezzo altissimo, ma anche se è un ottimo prodotto esso non esiste nei Nebrodi: non è ciò un classico esempio di colonizzazione del nostro territorio?

Che cosa possiamo fare?

Innanzitutto, partiamo dal costatare che c'è stata una diminuzione dell'occupazione in agricoltura, una diminuzione delle aziende agricole, un aumento della fascia poderale, l'aumentato controllo quasi totale dei grandi gruppi del settore che decidono oramai cosa fare. Mentre noi abbiamo un potenziale nei semi, un biologico che ha raggiunto il 700% in questi 40 anni. Abbiamo oramai un aumento di ortofrutta esterna che arriva sui nostri mercati e troviamo che la zootecnia siciliana oggi non esiste, è un imbroglio che ho denunciato nell'indifferenza generale.

Insomma, davanti a tutto ciò quale sarebbe la tua ricetta?

Ma lo sappiamo che siamo affogati da soldi, che consentirebbero a migliaia di giovani di costruire un progetto di vita adeguato?

Dove sono queste risorse economiche?

Un esempio: in Europa vi sono tante risorse, alcune al 90% a fondo perduto che riguardano in particolare la creazione d'imprese culturali. Abbiamo la sezione "Cultura Crea" di Invitalia. Ultimamente, abbiamo creato una cooperativa culturale a Palazzolo composta di sole donne (4 biologhe, un’agronoma, un medico, un’esperta informatica, un’esperta in scienze dell’educazione) che ha come scopo la creazione di un "museo delle erbe officinali e della dieta mediterranea" con un grande erborista, il professor Piccione, che metterà a disposizione la sua collezione (2.000 pezzi).

In che medo questo museo può sviluppare percorsi non solo culturali ma anche economici?

Devi sapere che la scuola delle erbe officinali, nata a Salerno secoli fa e sviluppatasi nel bacino del mediterraneo, non è seconda a nessuno nel mondo. Inoltre, costatiamo quotidianamente che le spese sanitarie per ogni cittadino sono passate da una media utente di 213€ di alcuni anni fa a 520€ nel 2013 e la tendenza non si fermerà. Avremo così un servizio sanitario sempre meno efficiente e di minore qualità a fronte di maggiori costi per tutti. Invece abbiamo una cultura, una storia seconda a nessuno sulle erbe e i loro larghissimi impieghi sull'uomo, nell'allevamento, ecc.

Vi sono i monti Iblei che hanno 83 piante per m2, è la più alta biodiversità del pianeta. Capiamo il potenziale che abbiamo in mano? Fino ad oggi la cooperativa ha selezionato sugli Iblei ben 545 piante officinali, ma arriveremo sicuramente a 1.000, siamo sicuri di ciò perché ne danno conferma dati scientifici esistenti.

Allora posso affermare che il futuro non è quello di dichiarare siti Unesco tanti comuni della zona. Bisogna proclamare altro, perché il futuro delle nostre comunità sta nella capacità di progettarlo partendo dalle risorse territoriali a disposizione. Questo significa aprire la battaglia nazionale per il parco degli Iblei. È questa la linea di un vero sviluppo.

Ma occorrono finanziamenti, dove trovarli?

Ti porto ad esempio il parco degli Abruzzi. A livello europeo era stato inserito in zona depressa, ultimamente l'hanno tolto da questa fascia perché i redditi dei suoi residenti equivalgono a quelli di paesi tedeschi. Ho parlato di "Cultura crea", ebbene poiché l’Unione Europea può finanziare progetti fino a 400.000€ con finanziamento a fondo perduto, che può raggiungere il 90%, la cooperativa di donne ha presentato un progetto per 100.000€ mettendoci solo 20.000€. il bando è ancora aperto, sai perché? Sono stati presentati solo 44 progetti, dico: non facciamo schifo? Perché non si presentano progetti?

Già perché, ti sei fatto un'opinione?

Questi fondi fanno parte della grande famiglia delle "azioni comunitarie" che prevede centinaia di cose diverse e che sono le meno utilizzate proprio al sud, non le conosciamo perché non viaggiamo, non studiamo, ecc. mentre sappiamo tanto sull'ultimo iPod e tante altre cose di cui ci sommerge il consumismo. È così che ci vuole il sistema, solo consumatori, e noi accettiamo questo ruolo supinamente. Poi mi sento dire che ho ragione, ma che me ne faccio di queste frasi?

Ad esempio ho creato la cooperativa Apollo formata da 21 aziende zootecniche (una di Sortino, quattro di Ferla e le rimanenti di Palazzolo) per sostenere l'economia locale, i prodotti locali, per l'occupazione e l'ambiente. È una cooperativa di qualità. Se noi a Palazzolo consumiamo prodotti locali sosteniamo l'economia locale e l'occupazione, ma per fare questo c'è bisogno di qualità e di organizzazione.

Tutto questo l'ho sviluppato nel mio libro "Un progetto di sviluppo locale, dal Suino Nero Siciliano alla Salsiccia tradizionale di Palazzolo Acreide. Una storia lunga 2664 anni". In questo libro teorizzo il ruolo che devono avere gli enti locali, i vari attori sul territorio, come pianificare, cosa fare. Prima di questo avevamo scritto a più mani un manuale dal titolo "vita in cooperazione" dove c'è l'inferno, perché si spiegano le risorse e la pianificazione, dove prelevo i soldi, come faccio la cooperativa, ecc. Infatti, c'è qualcosa che è cambiato in agricoltura poiché oggi professionisti (ingegneri, medici, ecc) vedono la campagna come luogo in cui vivere. Ci hanno proposto per 250 anni d'iniziare con la frase "cosa fare"? Invece per me il vero quesito è "come fare"?

Allora l'istituzione può offrire occasioni per nuovo lavoro.

Certamente, però ho costatato e denunciato ultimamente una situazione scandalosa che avviene nella cooperazione in Sicilia. La Regione che ha demandato la revisione della contabilità delle cooperative alle associazioni di categoria e queste per il loro lavoro hanno chiesto alla cooperativa che abbiamo appena costituito con capitale sociale di 2.000€ un esborso in denaro del 446% (1.200€) in più rispetto a quello che viene richiesto nel resto d'Italia, che è di 280€, secondo il prezziario ufficiali emesso nel 2015 dal Ministero dello Sviluppo Economico e pubblicato nella GU n. 74 del 30/03/2015. La cosa spettacolare è che nessuno l'ha mai rilevata. Non è assurdo? Ho inviato una lettera all'assessore regionale di competenza Lo Bello e per conoscenza al ministero e sto aspettando risposte. Ho terminato la lettera con: "È un contributo che non ha alcuna relazione con il costo del lavoro svolto dai revisori, quindi appare ingiusto costituendo un atto che ci riporta alla mente l’amaro sapore delle gabelle introdotte in Sicilia dopo la Costituzione del 1812 e induce conseguentemente al rifiuto e alla legittima disubbidienza". Inoltre, ho voluto ricordare sempre lì, che oggi la Sicilia è la prima regione in Italia per numero di cooperative, ti lascio immaginare la somma cui si giunge. Però nessuno denuncia questo, non è assurdo?