Lo studio Sentieri, l’OMS, il Ministero della Salute tutti concordi sulla pericolosità. Il nostro territorio uno dei leader in Italia per la produzione di PM 10. Ogni ulteriore aggravio delle condizioni ambientali del territorio è irresponsabile

 

La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017

Gli ultimi rapporti sulla correlazione tra inquinamento e salute riguardanti anche il nostro territorio risalgono al 2012. E’ ad essi che dobbiamo attenerci per valutare il grado di rischio per la popolazione residente.

I risultati dello Studio Sentieri (acronimo di Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento) confermano che nei siti industriali della Sicilia vi è una gravissima emergenza sanitaria ed ambientale, per cui è necessaria la presa di coscienza che l’attuale modello di sviluppo non solo ha causato devastazione ambientale e compressione dei diritti del lavoro come contropartita di uno pseudo benessere economico, ma sta mettendo a repentaglio la vita stessa, la salute e la sicurezza di migliaia di persone, tanto che è stato elaborato un nuovo linguaggio a tale insostenibilità che può essere ascritta alla categoria ecologico-politica del “biocidio”.

Nello studio si afferma, inoltre, riguardo allo stato determinante di salute e malattia, che la maggioranza della popolazione che è residente nelle vicinanze di questi insediamenti industrialiè più sottoposta ai rischi sanitari ed ambientali.

Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle aree industriali sicilianeE’ stato definito un Rapporto choc. In particolare  il Petrolchimico dell’area industriale di Priolo-Augusta-Melilli viene definito dall’O.M.S. “un fallimento dal punto di vista occupazionale ed ambientale. Si muore di cancro e le patologie sono correlabili alle condizioni dell’ambiente inquinato e, per patologie legate, alla qualità dell’aria. Se gli obiettivi  primari delle politiche di industrializzazione erano l’incremento dell’occupazione e la riduzione dei flussi di emigrazione, ciò è avvenuto solo in una prima fase, ma dopo l’occupazione diretta del settore si è letteralmente dimezzata a fronte deiflussi migratori che non sono diminuiti.”

Inoltre, secondo lo studio dell’O.M.S., la riqualificazione dovrebbe cominciare dalla riduzione della pressione ambientale e le prescrizioni acui  le aziende petrolchimiche  si sarebbero dovute attenere sono state  poco attivate. I valori d’inquinamento da metalli pesanti genotossici (mercurio, piombo, cadmio, arsenico, ecc.) e da inquinanti organici persistenti (benzene, etilbenzene, cloruro di vinile, diossine) sovraespongono la popolazione a fattori di rischio. E’ la prima volta che uno studio, condotto tra l’altro da una prestigiosa istituzione internazionale quale l’O.M.S., stabilisce una correlazione tra inquinamento e occupazione. Infatti, secondo autorevoli ricerche vi è un nesso tra industrie inquinanti per obsolescenza e disoccupazione. 

Rapporto del Ministero della Salute - Tra i siti più inquinati vi è la zona industriale del siracusano (Comuni di Augusta, Melilli, Priolo Gargallo e Siracusa).
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, un polo petrolchimico, una raffineria, un’area portuale, amianto e discariche. Nel SIN si sono osservati eccessi della mortalità generale per tutte le cause e per tutti i tumori tra gli uomini, per malattie dell’apparato digerente tra le donne. Sono in eccesso negli uomini i tumori del polmone e della pleura, causa, quest’ultima, in eccesso anche nelle donne; la mortalità è in eccesso in entrambi i generi per le malattie respiratorie acute».

Un pericolo invisibile minaccia la vivibilità - Le polveri sottili invadono le città siciliane, con il loro pericoloso carico di inquinamento. Varie le cause: dal traffico alle emissioni industriali. Il limite massimo consentito dalla legge è di 35 sforamenti l’anno. I dati sull’aria siciliana, pubblicati dall’ISTAT, ricalcano il recente trend negativo degli ultimi anni nell’isola in rapporto alle politiche ecosostenibili e alla qualità dell’aria e della vita tout court.
Siracusa e Palermo sono tra le città più irrespirabili dell’isola e anche d’Italia. Su quest’emergenza incombe come sempre l’ombra della grande industria siciliana che avvelena l’aria, soprattutto nei 4 SIN (Siti industriali d’interesse nazionale) siciliani  e che fatica a trovare una dimensione ecosostenibile. Intanto i siciliani si ammalano e poco si fa per prevenire le cause da cui viene generato il problema, in  particolare per le particelle invisibili che si addensano nei nostri cieli. Siracusa è una delle città leader d’Italia per la produzione delle pericolosissime PM10.  

Intanto i dati dell’annuario ambientale dell’ISTAT certificano risultati drammatici per i capoluoghi di provincia siciliani; alcune stazioni di rilevamento del centro aretuseo, ad esempio, hanno fatto rilevare numeri più elevati di superamento in tutta Italia.
La legge sulla tolleranza umana delle polveri sottili è prevista dall’entrata in vigore del Dm n. 60 del 2 aprile 2002 (recepimento della Direttiva 2000/69/Ce) che ha stabilito il valore limite per la protezione della salute umana di 50 microgrammi/m3, calcolato come concentrazione media annuale.

Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti inquinanti -  Dal Rapporto Mal’Aria Industriale 2012 di Legambiente, partendo da un’analisi dei macro-inquinanti, sono stati stimati, sulla base di rilevamento condotte in condizioni di esercizio degli impianti al massimo carico, in un anno  emissioni in aria  per 2.950 t. di ossido di azoto, 8.530 t. di ossido di zolfo,  6.240 t. di composti organici volatili non metanici,  93,6 t. di benzene, 123 g. di diossine e furani,  182 kg. di idrocarburi policlinici aromatici, 401 kg. di cromo, 56 kg. di mercurio, 912 kg. di piombo, 31 kg di cadmio, 1.811 kg. di nichel.

(Fonte: Elaborazione Legambiente su dati European Pollutant Release and Tranfer Register). Altre fonti: O.M.S., Istat, Ministero  della Salute, Air Base dell’Agenzia Europea dell’Ambiente.