Straordinario il concerto pianistico del compositore Orazio Sciortino; coi suoi valzer ha fatto viaggiare gli spettatori tra epoche e stili vibranti ed entusiasmanti


La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

Il Teatro comunale di Siracusa finalmente restituito e aperto alla città tra una natalizia ghirlanda di polemiche e commenti (su agibilità, serata inaugurale più o meno aperta ai notabiles a vario titolo con un programma accompagnato da un pianoforte digitale, su programmazione, artisti invitati, costi, temperatura e perfino sul nome Massimo), ha aperto il 2017 come meglio non si sarebbe potuto: il pianista, compositore e direttore d'orchestra Orazio Sciortino, siracusano doc, con il suo “Invito al valzer” ha inaugurato il 2017 con uno straordinario concerto pianistico.

Non solo Sciortino è un musicista di eccezionale caratura, ma può essere considerato un eccellente divulgatore: ha spiegato ogni brano eseguito inquadrandolo nella rispettiva temperie storico-culturale.

Come sappiamo, il valzer è l'evoluzione di una danza popolare, il Ländler, in Austria e nel sud della Germania, ma il tempo ternario che scandisce i passi del ballo non è soltanto musica d'intrattenimento: sulle partiture dei compositori l'un-ta-ta della danza è divenuto descrizione di paesaggi geografici e dell’anima: pensiamo al nord introspettivo di Grieg e Sibelius, ai colori impressionisti di Debussy, al lirismo di Chopin, all'inquietudine di Ravel, al virtuosismo di Lizst che riscrive e “remixa” le pagine operistiche più celebri del belcanto (Parisina, Lucia di Lammermoor…) facendone capolavori di agilità pianistica che trasformano lo strumento in un'intera compagine orchestrale. C'è stato spazio per Schubert – con i suoi valzer che ci riportano alle Schubertiadi, le riunioni conviviali per le quali il musicista scriveva e suonava le sue composizioni -, Prokofiev, e un Poulenc amoroso.

Indiscutibile il talento di Sciortino, che riesce ad essere energico e preciso, virtuoso e lirico insieme, facendo viaggiare l'ascoltatore tra epoche stili pianismi diversi ma godibili, vibranti ed entusiasmanti sempre.

Ci auguriamo che il nostro teatro finalmente restaurato e riaperto non ricada più nell'oblio e nella trascuratezza e che la programmazione artistica sia sempre all'altezza della bellezza e del valore culturale di quello che non dev'essere solo un bel monumento o un bel salotto della città, ma un elemento importante della crescita culturale, sociale e turistica di Siracusa.

Si è parlato della possibilità di riportare al Teatro comunale la prosa – in tal senso benaugurante la pièce pirandelliana recitata da Enrico Lo Verso -, il balletto, l'opera ed anche la grande convegnistica, che potrebbe essere un volano importante per la ripresa economica della città e per il suo inserimento in più vasti circuiti.

Chissà cosa aveva in mente l'architetto Giuseppe Damiani D'Almeyda. Chissà quali silenzi hanno custodito questo splendido edificio chiuso dal 1957.

Riassumiamo in breve le vicende della costruzione, rimandando i lettori agli autori che se ne sono occupati per saperne di più sulla genesi sofferta di questo teatro, inaugurato nel 1897 ma vagheggiato molto prima: fu Tommaso Gargallo a suggerire che un nuovo teatro a Siracusa sorgesse sul terreno di quelli che erano il Palazzo Bonanno Filangieri dei Principi di Cattolica e la Chiesa e Monastero dell'Annunziata (ricordiamo le cosiddette leggi eversive del 7 luglio 1866 sulle proprietà ecclesiastiche); è il sindaco Alessandro Statella a commissionarne la costruzione all'ingegnere militare Antonino Breda e la prima pietra viene posta il 14 marzo 1872.

Problemi strutturali, un nuovo ingegnere (Giambattista Basile), modifiche al progetto, demolizioni, rifacimenti: tre anni di lavori e viene nominato il D'Almeyda, contenziosi, ulteriori lavori e finalmente l'inaugurazione nel 1897.

Ma non è finita qui: nel 1957 la chiusura per lavori, la riedificazione di Palazzo Pupillo a fianco del teatro e nuovi problemi alla statica dell'edificio. Notevoli i lavori di restauro dei dipinti di Mancinelli sul soffitto del teatro e delle altre decorazioni che lo adornano.

Sipario dunque? Ai Siracusani per decenni è parso di sì. La riapertura invocata agognata attesa è finalmente avvenuta: un ringraziamento a chi si è speso perché ciò avvenisse e i migliori auspici per una direzione artistica e una gestione oculate.