Demagogia ambientalista: nessuna protesta per lo smaltimento altrove, ma mai nella discarica di casa nostra. Eppure, mandiamo in altre regioni più rifiuti che merci da esportazione

 

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

C’è un problema che dimostra in modo lampante tutto il coacervo di contraddizioni, sciocchezze, falsi problemi, burocrazia ottusa, leggende metropolitane, cattiva informazione. Una condizione che affligge il nostro Paese in modo permanente, ma che raggiunge il suo apice con lo smaltimento dei rifiuti, con una spesso malintesa sensibilità ambientale, unita a resistenze irrazionali.  In tutto il mondo più o meno civilizzato la questione viene affrontata in modo pragmatico. Nella nostra realtà invece è diventata l'equivalente di una guerra di religione, carica di pessime ideologie. E veniamo al motivo della presente.

La presa di posizione assunta sia dai politici locali che da coloro dotati di “forte pensiero verde”, sensibili all’allarmismo ambientale in bianco e nero, sullo smaltimento di rifiuti dell’ILVA, tradisce la schizofrenia comportamentale della nostra comunità, oseremmo dire il suo infantilismo istituzionale, secondo il quale è lecito ed eticamente sostenibile conferire i rifiuti prodotti in situ in altre regioni del Paese, mentre è illecito, scandaloso e incompatibile che i rifiuti provenienti da fuori provincia finiscano in idonee strutture autorizzate nel nostro territorio.

Com’è noto, la bonifica, la messa in sicurezza di queste aree di Taranto, nonché la loro riqualificazione è gestita dal Ministero per l’Ambiente. Nel dibattito in corso, si trascura la chiarezza ed il senso di responsabilità istituzionale, e cioè si trascura la circostanza che la discarica destinata a ricevere i rifiuti ILVA è autorizzata, gestita e legittimata a stoccare quel ‘polverino d’altoforno’ classificato rifiuto non pericoloso.

Se è vero che è scontata la compatibilità della discarica a riceversi quel rifiuto, Amministratori veri, ambientalisti, sindaci veri, deputati veri, una seria stampa, all’allarme suscitato, sentiti gli organi di controllo, avrebbero dovuto dare la unica semplice responsabile risposta possibile della compatibilità dello smaltimento. Null’altro.

Ed invece, si è assistito al silenzio assordante dei responsabili istituzionali, si è data la stura alla solita, facile, dannosa, ipocrita demagogia ambientalista.

E così a seguito della protesta, il ministro per l’Ambiente, per motivi di ordine pubblico, ha deciso di dirottare i rifiuti in qualche altra discarica della nostra penisola, nella speranza che questa volta non si alzi un altro polverone per lo smaltimento del polverino dell’ILVA.

Per queste voci belle è coerente smaltire i rifiuti in qualsiasi posto purché not in my backyard.

Rivendicazioni di retroguardia, antiche, dannose e perdenti che hanno condotto la nostra Regione al collasso dello smaltimento dei rifiuti ed al terreno fertile per la criminalità ambientale.

Nessuna di queste voci belle di deputati, di cittadini impegnati, sindaci ed amministratori, ha sollevato doglianze negli ultimi cinquant'anni quando i nostri rifiuti industriali, quelli sì pericolosi, sono stati conferiti in discariche sparse in tutte le regioni e in altri paesi.

Basta ricordare dietro l’angolo, i fanghi del depuratore consortile Ias, sessantamila tonnellate recentemente portati in Olanda. I rifiuti urbani di Napoli e dintorni a Dusseldorf  per decenni, gli autocompattatori nostrani in giro per l’isola con percorsi di migliaia di chilometri per raggiungere le uniche discariche rimaste aperte di Bellolampo, Castellana e Siculiana, e così via discorrendo.

Per questi facili salvatori del nostro ambiente è eticamente accettabile portare i nostri rifiuti fuori casa, diventa eticamente inaccettabile il contrario.

Ogni volta tutto si ripete uguale come se fossimo privi di memoria.

La nave dei veleni, la Karen B ieri, oggi tocca al ‘polverino d'altoforno ILVA’, proveniente da Taranto.  Occasione, questa, per fare  leva a prezzo facile sulla emotività della opinione pubblica, disegnando aspettative in aperto conflitto con le procedure di legge, innescando il dissenso istituzionale e determinando un clima di tensioni e di sospetti, forti dell'assunto che lo smaltimento di rifiuti non pericolosi possa costituire dramma immanente per le popolazioni residenti.

Dimenticano irresponsabilmente che un'area industriale densa come la nostra, da cinquant'anni è rimasta priva di infrastrutture per il corretto smaltimento dei rifiuti, condizione prioritaria per definire i livelli di civiltà di una comunità.

Carenza che ha consentito che la quasi totalità dei rifiuti industriali prodotti, soprattutto quelli pericolosi, è stata conferita in parte in discariche situate in altre province, in parte in impianti esistenti in altre regioni e all'estero ed in parte, ovviamente, dispersi per il territorio.

Vale tornare a ricordare il caso IAS; i fanghi provenienti dall'impianto di depurazione, nel 1998, non esistendo più soluzioni possibili per il loro smaltimento in prossimità del luogo di produzione, e cioè nella nostra provincia di Siracusa, si conferirono in discariche calabresi e pugliesi senza che nessuna manifestazione di protesta fosse attuata da crotonesi, brindisini e tarantini né lamentazioni di anime belle aretusee.

In buona sostanza spediamo in altre regioni o all’estero più rifiuti che merci da esportazione, i cittadini pagano tasse salate e la magistratura spende più tempo con i rifiuti che con mafia, camorra e ndrangheta messi insieme..

In ultimo, quello che dicevamo: qualche anno fa, sessantamila tonnellate furono conferiti in discariche situate in Olanda, certo in Olanda, talmente lontano da non turbare queste nostre coscienze sensibili così attente al nostro credito ambientale di quartiere. Quando tornerà il buon senso sarà sempre troppo tardi. Intanto abbiamo goduto dell’ennesima telenovela dicembrina.