Allontanandosi dal centro città, si trovano zone ricche di villette a schiera, verde, tranquillità e (soprattutto) affitti accessibili,piccoli centri a misura d'uomo  percorribili in bicicletta; nessun turista, nessun monumento, tanto verde, tanto silenzio e poco inquinamento.

 Sogni e realtà

Prima di arrivare a Parigi da Siracusa fantasticavo sul vivere in un bel palazzo dalla facciata haussmannienne, con muri di pietra e un tetto spiovente, grigio scuro; quando la mia rêverie toccava il suo apice, sognavo una vista sulla Tour Eiffel o, ancora meglio, sulle meravigliose guglie di Notre-Dame. Poi mi sono svegliata e mi sono resa conto che, non potendomi permettere migliaia di euro di affitto, avrei dovuto ridimensionare la mia idea di vita parigina e, soprattutto, avrei dovuto spostarmi di qualche chilometro e allontanarmi dal I arrondissement (e anche dal II, dal III, dal IV, eccetera). Ma la periferia di Parigi ha un enorme fascino e raccoglie degli ambienti così diversi tra loro da risultare riduttivo l'unico nome con cui la si indica: la banlieu. Per cominciare, a Parigi si distinguono due concetti: entro e fuori la périphérique, il grande anello autostradale che circonda la città e che segna un rigido spartiacque tra città e periferia. Le zone a ridosso della périphérique sono le meno care, ma anche le più inquinate e le più rumorose; nei vari arrondissements interni all'Esagono i prezzi al metro quadro lievitano considerevolmente; invece, allontanandosi dal centro città, si trovano zone ricche di villette a schiera, verde, tranquillità e (soprattutto) affitti accessibili. Antony, Bussy Saint Georges e Chatou-Croissy Antony, adorabile paese che sorge a sud di Parigi, a soli 30/40 minuti di RER B dal centro città; Bussy Saint Georges, nord ovest di Parigi, ricco di nuove costruzioni immerse nel verde, 45/50 minuti di RER A; Chatou-Croissy, est di Parigi, villette a schiere e grandi ville dai tetti spioventi, 25/30 minuti di RER A per arrivare di fronte alle Galeries Lafayette. Sempre più parigini, spinti da necessità economiche o desiderosi di fuggire dal caos cittadino, si rifugiano in questi luoghi ameni.

Oltre ad Antony, Bussy e Chatou ne esistono molti altri: piccoli centri a misura d'uomo e percorribili in bicicletta; nessun turista, nessun monumento e, i n compenso, tanto verde, tanti centri commerciali (tutto il mondo è paese...), tanto silenzio e poco inquinamento. E, udite udite, chi non ha voglia di restare imbottigliato nel traffico (e il traffico parigino non ha nulla da invidiare a quello di altre grandi città) può usufruire di utilissimi trasporti pubblici che conducono in varie zone del centro: gli RER (acronimo che sta per Réseau express régional). I francesi non amano molto gli RER: aspettarli fra i 4 e i 6 minuti, nelle ore di punta, è davvero troppo. Quantomeno, per chi è abituato ad attese da 1 a 3 minuti nelle metropolitane cittadine. In ogni caso, più o meno brontolando, moltissimi franciliens (gli abitanti dell'Île de France, la regione in cui si trova Parigi) scelgono di fare i pendolari: vivono la Parigi by day e godono, le sere e i weekend, della quiete dei quartieri residenziali. Le zone sono ben servite da scuole, negozi, uffici pubblici; e i prezzi sono relativamente bassi: per l'importo che, in città, permetterebbe di accedere a un monolocale di pochi metri quadrati, si ottiene, in queste zone, almeno una stanza in più. Case grandi - pavillons o maisons - immerse in residence ricchi di verde; paesini fatti da case di pietra e costeggiati dalla Senna o dalla Marne; gente rilassata che porta i figli a scuola in bicicletta; mercati all’aperto negli spiazzi di fronte alle Mairies (i Municipi).

Siamo sicuri che questa sia ancora la meravigliosa, ma caotica Parigi? Il XVIII arrondissement: la "Borgata" parigina Il quartiere in cui sorge Montmartre non ha certo bisogno di presentazioni. Ma è solo vivendolo da cittadini e non da turisti che si scopre ciò che è in realtà: un arrondissement popolare e popoloso, che ha il gusto di una Parigi d'altri tempi, fatta di vecchi palazzi, viali alberati, cortili nascosti; è la Parigi in cui si trovano vecchie macellerie, enormi panetterie, cordonniers e coiffeurs. Il XVIII arrondissement ricorda la zona della Borgata siracusana, vi si respira la stessa aria, si vive la stessa atmosfera distesa: non puoi fare a meno di guardarti intorno e sorridere a te stesso e al tuo prossimo. La gente che vi trovi non ha nulla a che vedere con quella dei più ricchi arrondissements: si tratta di persone che vivono là da anni, che conoscono i mercatini locali e i commercianti di quartiere, che scambiano volentieri due parole con i propri vicini di casa.

Ma il XVIII è formato anche dai nuovi arrivati, da chi è approdato a Parigi da altri paesi e ha cercato un nido che lo accogliesse; così, le migliori panetterie sono arabe, le pizzerie egiziane, pullulano i parrucchieri cinesi e i ristoranti asiatici.

Ad ogni coin si trovano piccoli negozi colmi di merce d'ogni tipo: dall'asciugacapelli alla lettiera per gatti, dall'accendi-gas alla sporta per la spesa, dalla moca per il caffè alla lampadina di ricambio.

Un quartiere semplice da vivere, solidale e pregno di un atmosfera antica, quasi magica; un quartiere che sorge sotto l’ala protettrice della cupola del Sacré Cœur e ai piedi di Montmartre e dei suoi artisti di strada.

E questa atmosfera si spande anche nelle zone meno turistiche del XVIII, quelle più vicine alla périphérique, quelle più popolari e meno turistiche, quelle più caotiche e multiculturali, quelle nelle quali si avverte il fascino di una Parigi diversa e divertente. 

Il XX arrondissement: la Mazzarona parigina

Del XX arrondissement non si parla bene: è considerato un “quartiere caldo”, nel quale avvengono, in media, tre furti ogni ora.

È un quartiere con un’alta percentuale di stranieri, con un’alta percentuale di delinquenza e centro dei traffici di droga. Non ci sono monumenti né luoghi interessanti per i turisti: si direbbe che sia un quartiere-dormitorio e che ricordi un po’ la zona della Mazzarona, a Siracusa.

Eppure, così come, in quest’ultima, il grigiore dei palazzoni risulta abbellito dal blu del mare, il XX arrondissement d’Oltralpe ha i suoi pregi e le sue bellezze.

Innanzitutto i mezzi pubblici: non esistano zone di Parigi che non siano ben servite; e mentre sono in itinere i progetti per la realizzazione della quindicesima linea della metropolitana, è possibile muoversi in superficie utilizzando autobus e tram. In particolare, il tram attraversa il XX arrondissement, correndo al centro di un prato verde e ben curato. Piccoli dettagli che fanno la differenza nell’occhio di chi guarda.

In effetti, ciò che risalta di questo quartiere nuovo e popolare è il gusto estetico: anche ciò che, di per sé, sarebbe spiacevole alla vista viene abbellito da un tocco di verde pubblico, da murales fatti ad arte, da una sventolante bandiera blu, bianca e rossa che sembra ricordare che ici c’est Paris.

Non mancano, certo, i palazzoni in cemento, di quindici o venti piani, adibiti a dormitori popolari; ma sono immersi in un ambiente così curato, da non risultare orribili come quelli della Librino catanese. Inoltre, si alternano a palazzi più bassi dallo stile inglese, costruiti con mattoni rossi e abbelliti da bow windows.

E, ancora, giardini pubblici, circuiti sportivi, parchi e palazzetti dello sport ad accesso libero.

Forse, la notte, sarà pure un centro di malvivenza, ma, di giorno, nel XX arrondissement si vive benissimo. Ed è una zona in espansione, nella quale vecchi bâtiments in disuso vengono convertiti in alloggi e nella quale sono in atto progetti per creare uno spazio verde al di sopra della périphérique, in modo da eliminare il taglio netto che opera fra la città e la banlieu.