“Come nei secoli da Omero a Dylan, struttura di suono per dar voce ai pensieri collettivi”. Intervista alla performer “irlandese-tedesco-americana”, come dice di sé, con casa (e cuore) alla Giudecca

 

La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016

Il 18 novembre scorso, presso il SAC, il Museo di Arte contemporanea ospitato nell’ex convento di Sant’Agostino in Ortigia, si è svolto lo spettacolo di finissage della mostra “Babel – Tutti giù dalla torre” curata da Francesco Piazza, con il contributo di Lalena Kurtz e Germano Piazza: gli attori coinvolti – la mise en espace è stata curata da Michele Dell’Utri con Doriana La Fauci e Attilio Ierna, con la partecipazione degli allievi della sezione “Fernando Balestra” dell’Accademia dell’INDA – hanno invaso lo spazio costruendo una babele di suoni e di emozioni tra le opere d’arte, in una performance coinvolgente tratta dal poema “Terra amata” scritto per l’occasione da Patti Trimble.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato per voi la poetessa e performer americana, che ha scelto la Sicilia come propria terra di elezione.

Parlaci di “Terra Amata”

Terra Amata è un "found poem", un poema dadaista, alla Marcel Duchamp, o per meglio dire una "appropriazione" di immagini che molte persone portano con sé, cucite insieme con miei pensieri. Puoi descrivere un luogo nella tua memoria? Con le risposte di parenti amici immigrati ho scritto un testo collage, tradotto in italiano dalla poetessa romana Alessandra Bava.

Nel 1916 al Café Voltaire a Zurigo il dadaista Hugo Ball presentava un monologo in grammelot che rispecchiava l’orribile babele europea, la guerra continua, e lui diceva che la lingua fosse morta. Noi adesso sappiamo che la lingua vacilla e trema e si piega. Nei tempi difficili dobbiamo prendercene cura, metterla in dubbio, e pensare a come potremmo comunicare. Quello che resta del Dadaismo sono le domande: Come ci illude, la lingua? Come ci inganna? Come fa a modellare il nostro mondo?

Porto nella mia mente - e come posso comunicarla? – un’immagine delle lande selvagge californiane, prive di case, prive di sentiero, una regione cinque volte più grande della Sicilia intera. Quando gli amici descrivono le loro case di famiglia a Susa o a Palermo, come faccio a vedere queste immagini? Devo ricordare un film, o altre case che io ho visto…Continuiamo a costruire e ricostruire una visione della Terra. La torre di Babele viene costruita, la torre cade, in ogni istante, ogni giorno.

Il tuo amore per la scrittura, specialmente per la poesia, da dove viene? Raccontaci dei tuoi primi passi sulla strada delle parole.

Quando ero bambina, in California, ascoltando mia madre che ci leggeva delle poesie, inventavo canzoni al ritmo di un’altalena; da ragazza, ascoltando le folk e le rock band a San Francisco, Bob Dylan, Janis Joplin, Joni Mitchell; e a New York, ispirata dallo studio approfondito del mito e degli archetipi del sogno di Carl, e lavorando per degli amici di Jackson Pollock. Dal 1996 propongo lo “spoken word”: un insolito connubio di parole e musica, in registrazioni e in occasione di centinaia di eventi in California, a New York, in nord Europa, e qui in Ortigia (Ortigia Fest, Festa del Mare, Moon, SAC). Per creare nuove poesie, mi domando: “Cosa ha bisogno di ascoltare la gente adesso? Che cosa stiamo pensando tutti insieme che io posso porre elegantemente in versi?”. Le mie poesie sono una sorta di canzone, dato che la poesia è stata tale attraverso i secoli — da Omero e dal teatro greco a Yeats, Dylan Thomas, e ai poeti 'Beat' di San Francisco –: una struttura di suono per dar voce ai pensieri collettivi. Poesia come performance, che riunisca le comunità – parole e immagini lavorano insieme misteriosamente, attraverso lo spirito, sul cuore e la mente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo una raccolta di poesie (in inglese) sulla Sicilia per costruire ponti tra culture e paesaggi delle mie due patrie. Le poesie riguardano il mio interesse di sempre per la storia, il mito, il “pittoresco” del paesaggio, la forma idilliaca, pastorale di Teocrito e naturalmente la mia sensibilità “straniera”. La scrittura avvicina le persone, la terra, il mito, per intesserli in un significato più profondo, in un processo creativo strettamente connesso al “canto” o forse al “sogno”, non alla “spiegazione”.

I miei lavori recenti in Italia sono “Margini di un Altrove” (giugno e luglio 2016), dieci poesie su Alcesti, Elettra e Fedra in un ten poems on Alcestis, Elettra, and Fedra a progetto di arte, scrittura e scuola concernente le eroine della stagione 2016 dell’INDA. Il libro "Margini di un Altrove" è stato pubblicato dalla FILDIS e contiene poesie, opere d’arte e saggi – presentati da Eva Cantarella, Elena Flavia Berlinghieri, Alessandra Bava – sull’importanza degli archetipi di forti figure femminili oggi. Michele Dell'Utri, Doriana La Fauci e Attilio Ierna inoltre hanno fatto una presentazione teatrale delle mie poesie a Palazzo Greco e a Taomoda a Taormina. Sono molto felice del mio rapporto con la FILDIS e nel 2017 scriverò altre poesie per la prossima stagione teatrale dell’INDA: «I sette contro Tebe» di Eschilo e «Le Fenicie» di Euripide, e la commedia «Le Rane» di Aristofane; altri progetti sono “Terra Amata” e “Quieti Cerchi”, quest’ultimo il 10 dicembre al miqwé della Giudecca in Ortigia: ho l’onore di scrivere un breve testo poetico per la bellissima scultura di luce di Massimiliano Moro, uno scultore italiano che vive anche a Barcellona.

Attualmente sto scrivendo un libro su quattro originalissimi pittori astrattisti-espressionisti newyorkesi (amici di Jackson Pollock): sono stata la loro assistente per dieci anni a New York – sto scrivendo del romanticismo europeo, del trascendentalismo americano, del dadaismo, del mito, della psiche e di arte. Sono una prosatrice molto lenta, e questo è un lavoro letterario che rappresenta anche la mia vita poetica. Negli USA insegno scrittura, letteratura e storia dell’arte, e scrivo saggi sulla “world dance” (miti e culture legate alle danze nel mondo) per il Festival di danza etnica di San Francisco.

Il tuo amore per la Sicilia e la nostra Siracusa… Spesso vieni a vivere e ad “esibirti” qui. Puoi spiegarci l’amore per la nostra isola? Trovi ancora qualcosa della sua antica poesia?

Sono arrivata in Ortigia nel 2003 per insegnare scrittura e arte presso la Mediterranean School of Art and Science. Mio marito ed io (lo storico siculo-americano Douglas Kenning) abbiamo una casa in Giudecca. Qualche volta ho l’onore di leggere o far leggere le mie poesie in italiano. La mia vita qui è uno studio continuo della storia naturalmente, per via della mia storia personale come irlandese-tedesca-americana e naturalmente ancora di più come poetessa. Ma ci sono così tante ragioni per cui resto qui. Cosa posso dire? Vivo in una comunità, ho avuto molte esperienze di simpatia e amicizia. Posso vivere qui senza un’automobile, scrivere e dipingere tranquillamente insieme a una piccola cerchia di amici, ottimi vicini, e una serie crescente di compagni d’arte. Gli artisti e scrittori italiani che conosco conservano nelle loro menti la storia dell’arte e la letteratura, e c’è un grande interscambio tra noi; imparo ciò che sarà sempre americano e diverso.

La mia poesia e la mia poetica sono state sempre influenzate dal mito greco – e connesse ad esso come a una sorta di cordone ombelicale – in tre modi: per prima cosa, ritengo i miti eterni come i loro insegnamenti sull’umanità. Leggo i miti greci dall’infanzia, e le mie poesie sul mito sono pubblicate su molte riviste, e recentemente sulla rivista internazionale intitolata a Jung e su "CULT! Munich" (di fronte alla pagina di poesia di Dacia Maraini, cosa che mi ha fatto molto piacere!). E ancora, considero la mia personale pratica di scrittura e le nostre forme contemporanee di poesia e teatro, che hanno avuto origine 2500 anni fa, come una preghiera – e così occorre approcciarvisi con la stessa attenzione, rispetto e cura. La poesia è connessa al mistero, all’umanità, a una comprensione davvero spirituale sul dono della comunicazione e dell’esistenza, e, mi dispiace dirlo, a una sorta di disperazione e alla tragedia, che investe la comprensione della condizione umana.

Per finire, la mia presentazione scenica della poesia lirica negli USA come “parola recitata” porta con sé una cadenza simile e molti elementi sonori paragonabili a quelli dei testi poetici orali del greco antico. Nel 2011, ho potuto sperimentarlo nella mia suite di poesie da Omero attraverso il punto di vista di Penelope (“Il telaio e la nave”) al teatro NohSpace di San Francisco. Ho creato un doppio monologo tra Odisseo (Douglas Kenning) e Penelope (la mia parte) con musica, un coro femminile parlato e la scenografia ortigiana di "Scenapparente" (in questo testo, la back story dei mostri e dei personaggi femminili è stata studiata e ricostruita). Ho imparato che la maggior parte degli attori americani non sanno presentare i testi poetici nella stessa modalità in cui lo fanno gli attori dell’INDA, che studiano per anni la pronuncia del testo in quanto testo e in quanto convogliatore di emozioni.

Sono stata meravigliata e ispirata dagli attori sia adulti che giovani della performance di venerdì scorso per come presentassero la versione italiana del mio testo in modo così incredibilmente bello. Spero davvero di poter lavorare ancora con l’Accademia in futuro: è proprio un dono per me e spero un regalo per la comunità. Voglio creare una video-installazione in italiano e presentare "Terra Amata" negli USA in inglese nel 2017.

C’è un grande fermento e dibattito sul Premio Nobel per la Letteratura attribuito a Bob Dylan. Cosa ne pensi? E sul legame tra poesia e situazione socio-politica?

Sull’attuale crisi americana, molti poeti, me inclusa, si stanno domandando cosa possiamo dire, come la poesia possa realmente agire sul mondo. Sono stata felice del binomio Nobel e Dylan: è un grande poeta come Dylan Thomas o Thomas Elliot o Virginia Woolf, della stessa vena , che (si) inserisce in un flusso inconscio di pensiero.