Poi, dopo qualche giorno, l’immagine della poetessa viene deturpata. Il Comune potrebbe incoraggiare i nostri giovani writers per abbellire le periferie cittadine

 

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

È di questi giorni la diatriba a colpi di spray e spazzoloni a Borgo Pio, storico quartiere di Roma, a proposito di un murale su Papa Francesco. Appare e scompare, anche se il web conserva memoria delle imprese dell’artista che lo ha realizzato.

Si licet parvis componere magna, Alda Merini, la poetessa dei Navigli, è stata protagonista per ben due volte di un episodio riguardante la sua immagine. E forse non sarà neanche l’ultimo. Qualche anno fa era apparso un murale vicino alla casa della Merini in Ripa di Porta Ticinese al numero 47, poi sparito.

Siracusa, fine di agosto 2016. Un’estate infinita addosso, traffico e settembre che incombe – scuola, lavoro, impegni che fluttuano in una nube di scirocco e voglia di mare, ancora. Via Columba, concessionarie, centri commerciali cinesi, autofficine, le palme del G8 di qualche anno fa che si sforzano di crescere nello spartitraffico. Su un muro grigio e incolore, uno spruzzo di vita un volto un nome. Alda Merini.

Si accosta si frena si scende. Si fotografa quest’apparizione poetica in una città che spesso i suoi poeti li nutre per vederli volar via. E poi, dopo qualche giorno, il volto di Alda Merini viene sfregiato. Quando la street art è originale, ironica, portatrice di bellezza, ben venga a colorare la prosaicità del quotidiano. Perché deturpare il murale?

La nostra amministrazione potrebbe incoraggiare i nostri giovani writers, i nostri artisti più creativi, gli intellettuali della parola e del colore, per abbellire le nostre periferie, per ravvivare pareti graffiate da sconcezze. Ma sta a noi cittadini rispettare un guizzo di bellezza che può riempire di senso una sosta o una coda.

Chiudiamo con alcuni versi della Merini. Perché la parola – l’armonia che vince di mille secoli il silenzio, direbbe Foscolo – non soffre sfregi finché la leggiamo l’ascoltiamo continuiamo a scriverla.

Il Gobbo - Dalla solita sponda del mattino /io mi guadagno palmo a palmo il giorno: /il giorno dalle acque così grigie, / dall'espressione assente. /Il giorno io lo guadagno con fatica /tra le due sponde che non si risolvono, /insoluta io stessa per la vita /.. e nessuno m'aiuta. /Ma viene a volte un gobbo sfaccendato, /un simbolo presagio d'allegrezza /che ha il dono di una strana profezia. /E perché vada incontro alla promessa /lui mi traghetta sulle proprie spalle.