Il tema prescelto quest’anno dal premio Castelli condensa il bisogno primario che l’uomo ha di superare le proprie cadute, all’interno di un progetto di reciproco aiuto, nella costruzione di una società giusta

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

Nell’anno del Giubileo straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016), nella fitta agenda di appuntamenti ed eventi, c’è una data importante: il 6 novembre 2016, segnata come «giubileo dei carcerati».

La misericordia è una virtù morale che genera un sentimento di compassione, di pietà per la miseria altrui. La parola misericordia nasce dalla fusione di due espressioni latine, misereor (ho pietà) e cordis (cuore). Da qui il perdono delle colpe, con l’abbandono del risentimento, del rancore, o peggio della vendetta per i torti subiti. “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”, fa dire il Manzoni a Lucia posta di fronte all’Innominato che l’ha fatta rapire (I Promessi Sposi, cap. 21).

Non a caso quindi il tema del perdono è stato scelto per questa 9ª edizione del Premio Castelli, al fine di stimolare la sensibilità di ognuno ad una riflessione ben meditata, che non sia unicamente il bisogno di essere perdonato, ma che faccia comprendere l’importanza del sincero pentimento e del saper perdonare. La frase «Il cuore ha sete di perdono» sta proprio a significare il bisogno primario ed essenziale che l’uomo ha di riconoscere i propri limiti, di superare le proprie cadute, all’interno di un progetto comune di fratellanza e di reciproco aiuto, nella costruzione di una società giusta. Tutto ciò implica un impegno assai oneroso, perché saper perdonare è difficile, almeno quanto saper accogliere il perdono e farne strumento di crescita.

Così la giustizia riparativa e la mediazione penale si profilano ormai come la nuova frontiera del sistema penale, ancora troppo ancorato a schemi inutilmente punitivi, spesso ingiusti e privi di qualsiasi logica riabilitativa. Il perdono però non può essere inteso come una comoda scorciatoia, né per rispondere ad un precetto religioso e mettersi così l’animo in pace, né tantomeno per ricavarne un qualsiasi beneficio in termini di clemenza. Saper perdonare ed accogliere consapevolmente il perdono sono anche momenti raramente coincidenti, specialmente quando tra la parte offesa e l’autore di reato si frappongono crimini irrimediabili.

In questa logica generale il concorrente è chiamato a sviluppare le proprie considerazioni, che possono essere frutto di esperienze dirette o indirette, di aspirazioni, impegno verso il prossimo e condivisione di prassi riconciliatorie.