Intervista a Ciccio Magnano, direttore di un centro accoglienza dei migranti: “Ragazzi lasciati soli, senza tutori, senza scuola. Servono nuove strutture di seconda accoglienza e una seria programmazione”

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

Sempre più spesso in giro per la città di Siracusa, si incontrano giovanissimi stranieri extra comunitari. Ma perché? Arrivano da soli? Come vivono? Ne parliamo con Ciccio Magnano, direttore di un centro di accoglienza e collaboratore del nostro giornale, che da tempo si occupa di minori stranieri non accompagnati.

Perché tanti ragazzi in giro per la città. Chi sono?

A differenza degli adulti, i minori non accompagnati, secondo la convenzione di New York, sono inespellibili. Questo ha comportato una terribile condizione. I familiari degli adolescenti sono costretti a fare partire i loro ragazzi, soprattutto maschi, quando sono appena sedicenni. Talvolta arrivano anche dodicenni. In questo modo si assicurano la permanenza di almeno tre anni presso il nostro paese.

Quali sono le condizioni di questi giovanissimi?

Grazie alla loro prodigiosa energia, rispetto agli adulti che giungono al porto, dopo qualche giorno recuperano. Sono molto più sani dei loro connazionali di maggiore età. La tubercolosi e la malaria sono pressoché assenti in questa fascia di età. Hanno soprattutto voglia di imparare, di studiare e di affermarsi in Europa. Soprattutto non intendono ritornare indietro.

Quali opportunità hanno di effettiva integrazione?

Questa è la nota dolente. I minori stranieri non accompagnati, dopo un brevissimo periodo nei centri di Primo soccorso e accoglienza, dovrebbero andare in seconda accoglienza, iniziando il vero e proprio percorso di integrazione. Purtroppo siamo lontanissimi dalla minima forma di integrazione. Basti pensare che il tribunale dei minori di Catania, a distanza di quattro mesi, non ha avviato una sola pratica di tutela legale. Di fatto il sottoscritto è il tutore legale di più cento minori. Allora senza un tutore, senza la scuola, senza una vera programmazione, è evidente che stiamo operando un'accoglienza a metà.

Soluzione?

Potenziamento del sistema di seconda accoglienza attraverso l'avvio di nuove strutture sul territorio nazionale; snellimento delle procedure di individuazione dei tutori legali da parte del tribunale dei minori. L'accoglienza di ragazzini non si può realizzare senza una seria programmazione. L'emergenza infinita è un alibi istituzionale. Bisogna strutturarsi, o bloccare il canale di Sicilia.