Nell’ambito della consegna del premio letterario Castelli incentrato su questo tema. “Saper perdonare ed accogliere consapevolmente il perdono sono momenti raramente coincidenti”, specie nel caso di “crimini irrimediabili”

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

I lettori ricorderanno che nel mese di gennaio di quest’anno vi fu presso la casa reclusione di Augusta un incontro fra Agnese Moro figlia dello statista assassinato dalle BR ed Adriana Faranda che fece parte del nucleo BR che organizzò il rapimento. Fu un incontro, quello fra vittima e “carnefice”, improntato alla riconciliazione. Sul tema si torna con un altro appuntamento, fissato per il giorno 7 Ottobre, sempre verso la casa di reclusione, un incontro sul tema del giubileo e le evidenti ricadute in ambito penale e carcerario. L’occasione è data dalla consegna del premio Castelli, un concorso letterario annuale a tema, che per il 2016 è incentrato sulla frase “Il cuore ha bisogno di perdono“.

L’attuale dibattito sulla giustizia penale verte sul contenuto della pena indirizzata, laddove possibile, su contenuti della riparazione e della mediazione penale, e degli strumenti attraverso i quali si può diversificare la risposta delle istituzioni alla commissione del reato; per fare si, è questo l’auspicio, che la sanzione detentiva lasci quanto più spazio possibile ad altre risposte sanzionatorie. Per questo il tema del premio Castelli 2016, “Il cuore ha sete di perdonoˮ, che trae fondamentale ispirazione dall’anno giubilare, si accorda appieno con il dibattito, attualissimo, su funzione e contenuti della pena.

Il raggiungimento del perdono, tuttavia, lungi dall’essere semplice, richiede un percorso lungo, impegnativo. In proposito così scrivono i responsabili del premio: “Il perdono però non può essere inteso come una comoda scorciatoia, né per rispondere ad un precetto religioso e mettersi così l’animo in pace, né tantomeno per ricavarne un qualsiasi beneficio in termini di clemenza. Saper perdonare ed accogliere consapevolmente il perdono sono anche momenti raramente coincidenti, specialmente quando tra la parte offesa e l’autore di reato si frappongono crimini irrimediabili”.

Oltre all’aspetto istituzionale, normativo quindi, accanto ad esso, o prima di esso, c’è quello interiore, sollecitato dal tema del premio ed è significativo il fatto che in molti degli scritti dei partecipanti ricorra il tema del perdono di sé, una sorta di autoriconciliazione che agevola il raggiungimento di tante cose che vengono richieste a chi si trova in carcere, quali la revisione critica, l’assunzione di responsabilità, la progettazione del futuro, che richiedono, nonostante il carcere, con lo stato di forte costrizione che comporta e l’inevitabile reazione emotiva, uno spirito positivo e costruttivo.

Parlare di perdono quindi in un senso ampio e complesso, secondo gli organizzatori del premio, la cui cerimonia conclusiva si tiene presso la Casa reclusione di Augusta.

Nel pomeriggio del 7 ottobre un seminario prevede le relazioni di persone, particolarmente autorevoli, alcune delle quali sono state duramente colpite negli affetti. Si tratta del professor Bachelet, di Maria Falcone e della dottoressa Chinnici. Ci si aspetta che la giornata presenti, come già nel corso dell’incontro Moro-Faranda, momenti intensi. Saranno presenti detenuti, autorità, cittadini e volontari che svolgono attività presso la casa di reclusione.