Il nostro collaboratore: “I database in sinergia sono strumenti importanti ma non estirperanno la piaga del lavoro nero, connaturata a questo capitalismo. Comunque, è vero, la mia è stata una cronaca amara, per effetto dell’esperienza maturata sul campo”

 

In merito alla richiesta legittima di replica pervenuta dal segretario Carnevale, vorrei evidenziare e quindi chiarire alcune cose.

Sono stato per un certo periodo negli anni 70 sindacalista anch'io nel settore edile. Era un momento più felice del sindacato italiano, ho lavorato in una piazza difficile, quella della provincia di Catania. C'era un sindacato unito (FLC) e le problematiche di lavoro nero e minorile erano all'ordine del giorno. Mi sono trovato di fronte a situazioni da gestire in cui bisognava dare tanto, avere carisma nei cantieri edili perché i lavoratori tutti ti seguissero con passione e fermezza, partire da solo a bloccare un cantiere davanti alla polizia, ma poi, lo sappiamo, il lavoratore edile, diversamente da altri, ti ripaga in generosità e schiettezza, ma deve esserci un sindacato fatto di progetti concreti che abbiano i piedi e le mani dei lavoratori.

Affidarsi anche solo una parte a meccanismi burocratici, strumenti certamente importanti, non estirperà la piaga, perché l'ingiustizia rimarrà con o senza un osservatorio, incrocio o no di dati. Anche allora sensibilizzavamo la realtà con convegni di questa natura, ci collegammo le persone in difficoltà finanziarie, io scrissi un piccolo libro documentando esperienze e dati, poiché facevo anche il formatore (sicurezza) in cassa edile, e in quel momento, con l'economia che girava, il lavoro nero e minorile era molto più presente come lo erano gli infortuni spesso mortali.

Di tutto questo allora la stampa non ne parlava e il problema per l'opinione pubblica non esisteva, ma le ingiustizie e gli incidenti erano frequenti e le norme di sicurezza carenti, spesso nulle. Capimmo, da giovani sindacalisti, che è questo sistema capitalistico che vuole lavoro nero, minorile e infortuni sul suo altare. È insito nella sua natura e noi come sindacato non potevamo che lottare per ottenere maggiore sicurezza, consapevolezza, ecc. Questo dopo battaglie l'abbiamo ottenuto (626, ecc.). Ed allora risentendo identiche parole in quest'ultimo convegno mi ha fatto sbottare in: "ovvietà", non al 100%, come giustamente pone l'accento il segretario Carnevale.

È vero, la mia descrizione era alquanto amara e non ho voluto fare una rappresentazione della partecipazione, perché - mi scuserà il segretario - era alquanto bassa e poco partecipata da parte dei primi attori. Ecco un altro punto fondamentale, forse mancava (mia modesta e limitata opinione) quella partecipazione dei lavoratori, non quella semplice all'evento, ma all'elaborazione del convegno con progettualità d'idee, storytelling, brainstorming, ecc. che porta alla non fossilizzazione e burocratizzazione dello strumento sindacale. Non a caso in quegli anni ci chiamavano <movimento sindacale> facevamo corsi di formazione, ecc. ma allora erano altri tempi si dirà. 

Voglio concludere affermando che non posso non ammirare l'impegno del sindacato, in particolare della Fillea, che sta vivendo questa fase difficile, perchè esiste una lotta di classe da parte dell'attuale imperante iperliberismo verso la classe lavoratrice. E il segretario Carnevale mi fa ricordare un giovane sindacalista di tanti anni fa affamato di giustizia.