Il segretario della Fillea Siracusa: “Nella lotta al lavoro nero, non si può definire burocratico l’impegno a costituire database condivisi tra INPS, Inail, dtl, procura, forze dell'ordine ed enti bilaterali edili e soprattutto comuni, regione e tutti quelli che concedono appalti”

 

“Caro Direttore, da sempre apprezzo il lavoro faticoso e appassionato del vostro giornale. Ne apprezzo soprattutto la volontà di assolvere, fino in fondo, al ruolo di giornalista/cronista. Ed è proprio per queste ragioni che voglio rispondere, dopo aver letto con molta attenzione il vostro report sulla nostra tavola rotonda del 9 Giugno "sconfiggere il lavoro nero, battaglia di civiltà".

Sacrosanto è il diritto di critica, ma sacrosanto deve essere, in pieno spirito costruttivo, anche il diritto di replica.

“Dicevamo, criticare le iniziative sindacali ma anche il sindacato: ci sta, ci deve stare; le critiche devono essere linfa per migliorare ed infatti miglioro me stesso nel ribadire quali sono le idee che hanno portato alla organizzazione di quel convegno.

“Ho letto di critiche mosse al sindacato, privo di carisma e senza nessuna attrattiva: questo non può essere certo motivo di ulteriore ritirata. Il sindacato non è fatto solo di leadership, ma soprattutto di democrazia partecipata. Non è un movimento politico, ma delega dal basso la rappresentanza.

“Poi nell'articolo più volte il vostro reporter ha ascoltato 'stanche ovvietà': "la gestione delle risorse umane pubbliche sul territorio per combattere il lavoro nero, la modifica degli ambiti normativi, criminalizzazione delle azioni imprenditoriali"... Ma bisognerà pur inquadrare la cornice entro cui si muove il mercato del lavoro? Non è una trattazione di ovvietà, ma solamente fotografare la situazione del territorio , arricchendo il ragionamento con il contributo prezioso di autorevolissimi esperti sul campo.

“E qui scatta l'annoso problema dell'autoreferenzialità. Il mio personale approccio alla organizzazione dei convegni è sempre stato proiettato al tentativo di uscire dai miei tradizionali ambiti sindacali. Ma si tratta anche qui di dover scegliere un metodo. Parlare alla propria gente, arricchendo il dibattito con contributi esterni autorevoli. Dove sta l'approccio burocratico al tema?

“E poi ancora la cosa che mi sta, certamente, più a cuore. In conclusione, l'articolo stronca il convegno definendolo "una iniziativa più che deludente, senza idee e con discorsi vecchi di 50 anni" ed inoltre bolla un sindacato "privo di strumenti e forza carismatica (come detto) ripiegato in attività burocratiche come incontri a cui abbiamo assistito".

“Mi dispiace molto che il vostro reporter si sia un po’ annoiato, lamentandosi delle ovvietà e delle stanche ritualità degli incontri con i nostri iscritti che abbiamo già riportato sopra. Ma come mai è il giornalista a farsi un'opinione dell'incontro, non lasciando così spazio al lettore di sviluppare un'idea che sia propria? Normalmente bisognerebbe riportare una cronaca oggettiva e dettagliata per consentire la costruzione dell'idea da parte del lettore. Ho avuto l'impressione che si sarebbe potuto parlare di qualsiasi cosa senza scalfire minimamente le convinzioni preconcette.

“Tutto sicuramente lecito, spiace non solleticare la curiosità. Ma forse si sarà distratto proprio in premessa, quando abbiamo puntualmente riportato quale fosse il nostro progetto. Di solito ci si distrae, per noia o stanchezza, alla fine.

Abbiamo indicato un percorso complicato, di difficile realizzazione, e lo riporto brevemente. L'idea è quella di creare una sinergia operativa permanente tra tutti i soggetti impegnati nei controlli e nelle verifiche dei cantieri e della regolarità lavorativa a vario titolo nel settore edile e delle costruzioni.

“Come creare la sinergia? E a che serve?

“La sinergia che pensiamo si debba mettere in campo - e che non è mai stata concretamente attuata per colpe da distribuire equamente - prevede la creazione di un comitato tecnico-scientifico dotato di database condivisi tra INPS, Inail, dtl, procura, forze dell'ordine ed enti bilaterali edili e soprattutto committenti pubblici (comuni, regione e tutti quelli che concedono appalti). Questo deve servire soprattutto per stringere le cinghie del controllo. Tanti occhi coordinati che portino a un comitato tecnico-scientifico che integri l'essenziale controllo sul campo. Poiché, come tutti i nostri ospiti hanno dichiarato con precisione e cognizione (i convegni servono a permettere agli addetti ai lavori di restituirci numeri precisi), la sola presenza nel territorio, anche per effetto dei numerosi tagli pubblici, non è in grado di affrontare il fenomeno. Se, per magia, triplicassimo la presenza degli ispettori nel territorio, non riusciremmo comunque ad abbattere il fenomeno del lavoro nero e quello del lavoro grigio.

“Ed ecco perché l'idea di rendere operativo, finalmente, l'Osservatorio provinciale dell'edilizia. Non un protocollo, non un pezzo di carta, ma un generatore di informazioni da condividere e da utilizzare con prontezza.

“Adesso abbiamo altri due step da compiere: una iniziativa con INPS, inail, dtl, associazione degli imprenditori, associazione dei comuni e prefettura, per confrontarci sulle problematiche e costruire un grande protocollo provinciale per la legalità e la sicurezza nei canteri edili, aggiungendo il coordinamento sinergico, tramite l'Osservatorio, che renda operativa l'idea.

“A questo sforzo immane serve che i Comuni della provincia aggiungano un interesse politico per questi temi. Senza i Comuni non possiamo chiudere questa operazione. Ed ecco perché serve sensibilizzare tutti con i numeri delle evasioni contributive, i numeri della disoccupazione e quelli tragici degli infortuni e delle morti sul lavoro. Servono a costruire il percorso virtuoso che auspichiamo e che abbiamo avviato.

“In questi mesi, inoltre, abbiamo stipulato protocolli tra enti bilaterali edili e dtl ed inail, il percorso è avviato. Non è sufficiente, ma registra una nuova attenzione soprattutto delle organizzazioni sindacali. Non mi sembra un segnale di un sindacato stanco e ripiegato su stesso. Anzi. Andiamo avanti.

“Ed infine la critica al sindacato. Caro direttore, ben vengano le critiche. Come già detto, esse sono un formidabile sprone a migliorarsi, ma attenzione all'effetto distorsivo che questo metodo ha procurato nell’opinione pubblica.

“Il sindacato ha fatto molti errori in questi ultimi 30 anni, ci mancherebbe; negarlo sarebbe da stupidi. Ma il mondo è cambiato e si sono modificati anche approcci individuali e collettivi ai problemi. L'impoverimento complessivo nella zona Euro, che sta producendo drammatici strappi delle popolazioni ed un esagerato sbilanciamento a favore della finanza, senza le risposte adeguate ai popoli stessi, ha creato e sta continuando a creare pericolosissimi figuri, gonfi di populismo, che non potranno far altro che generar ulteriori sperequazioni, odio e disagio. Una gravissima responsabilità dei governi degli stati nazionali, non in grado di percepire i pericolosi mutamenti che ha generato un attacco frontale al lavoro e al suo valore oggettivo negli equilibri sociali.

“Questo ha indebolito enormemente la rappresentanza sociale, che poco o nulla c'entra con la forza carismatica dei leader. Nessuno poteva reggere, solo con la forza della leadership, questi mutamenti epocali senza subirli in maniera difensiva. Mi sembra quindi una lettura totalmente approssimativa, questa.

“E aver contribuito ad indebolire il sindacato con attacchi mediatici ingrossati dalla compiacenza della stampa, come sistematicamente fatto da gente come Berlusconi, Monti e Renzi non ha semplicemente reso più debole il sindacato, ha drammaticamente reso più deboli i lavoratori.

L'errore madornale è stato quello di pensare di poter scindere (nel delirio del pensiero dominante) il destino dei lavoratori e il destino della istituzione-sindacato in quanto tale.

“Qualcuno, in ossequio alla modernità, ha pensato che i corpi intermedi fossero un intralcio alla velocità dei nostri tempi.

“Il grillismo ha mutuato, poi, il facile pensiero che rivendicare diritti si potesse fare con i clic. No, no e poi no.

“Il ventennio passato, in Italia come in molte altre parti d'Europa, ci ha spiegato che la forza del lavoro si indebolisce se viene indebolita la capacità del sindacato di svolgere il proprio lavoro.

“Non si possono separare i destini. Il sindacato non serve ai sindacalisti, è uno strumento non scindibile dai lavoratori. Dove c'è del lavoro ci deve essere sempre la possibilità di organizzarne le istanze. L'errore dei commentatori, in questi anni, è stato quello di pensare che si potesse fare a meno del sindacato, impugnando direttamente le rivendicazioni. Non mi sembra che gli effetti siano stati positivi. Anzi. Ai posteri l'ardua sentenza e la storia leggerà meglio di noi questo passaggio.

“Nel frattempo critichiamoci con lo scopo di migliorare, grazie”.