Realtà orrende nella città patrimonio dell’Umanità: sporcizia, inquinamento, neghittosità e anche “municipio più inquisito d’Italia, 70 coinvolti”. E la Procura: “Non finisce qui”

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

Capitale culturale del Mediterraneo. È storia. Prima che arrivassero la prosopopea degli spagnoli, l’arraffamento a man salva dei piemontesi, l’albagìa dei francesi, l’affarismo arabo. Ne è passata tanta di questa ed altra gente dalle nostre parti, e ne abbiamo assorbito il peggio. È vero: qui nonostante tutto esistono isole di intelligenza, di onestà, di rispetto, di genialità. Isole, appunto.

Qualcuno ha detto: “Siracusa? È bello nascerci, sereno il morire. Ma non viverci”. Le cronache registrano realtà orrende: sporcizia, inquinamento, neghittosità, alla luce del sole. Ma c’è purtroppo anche la “nera”. La "Sicilia” dei giorni scorsi a proposito di Siracusa titola: “Il Municipio più inquisito d’Italia” E soggiunge: "In 70 coinvolti”. La Procura della Repubblica tuona: "Non finisce qui". Pare impossibile che la “provincia babba” per il positivo eccella nel negativo.

Stesso giornale, stessa data: "Tenta di strangolare la moglie. Arrestato per la quarta volta in un anno”. Dice: "Ma sempre male notizie?”. Per trovare le "buone notizie" dobbiamo guardare oltre la cinta daziaria e accontentarci di quello che passa il convento: "In pensione anticipata con prestito ventennale. Per scelta volontaria la rata sarà pari al 15 per cento dell’assegno”. Insomma, gli interessati “volontariamente” scelgono di regalare il 15 per cento allo Stato.

E per farla breve, la ciliegina sulla torta: stesso giornale stessa data, il nostro amico Tony Zermo ce la porge con malcelata amarezza: "L’uomo di oggi è fragile, ma carogna”. Da anni, soggiunge Zermo, i maschi invece della guerra ammazzano le loro donne (ex oppure no) perché si sentono defraudati del possesso.

Ma il solito benpensante commenta: "Ma a chissu nuddu c’ha spiegatu ca u sessu forti hanna stata sempre i fimmini? E i mascuili sonu na cosa e i fimmini sunu sempre n’autra cosa? Chi nicchi e nacchi ca uora ni vulissi fari ‘a prerica a màtula?”.

E che dire della risibile enfasi italiese? Il preside è diventato dirigente scolastico (due parole per dargli più importanza?), lo spazzino è operatore ecologico, hanno chiuso i manicomi senza curarsi del dopo gettando i pazzi ad ammazzare sulle strade ma chiamandoli deviati mentali, hanno chiuso le Province inventando i liberi consorzi dei quali non si capisce niente. E che dire delle Camere di commercio ancora allo sbando? È il Barnum della melensa frenesia di cambiare in peggio. Viva l’Italia degli improvvisatori!