Pippo Gennuso, l’uomo che sussurrava alle slot-machine nelle sue sale bingo, ce l’ha fatta e torna trionfante all’Assemblea Regionale Siciliana, ove ebbe già modo di distinguersi nella legislatura precedente in quanto l’unico a chiamarsi Pippo Gennuso fra i 90 deputati presenti.

E queste sono gran belle soddisfazioni. La sua elezione ha confermato le previsioni della vigilia, tant’è che i book-maker del cono sud della Sicilia sud orientale la davano per certa al 100% sulla ruota della fortuna di Pachino e Rosolini, le due cittadine che hanno ospitato l’evento in 9 esclusive sezioni chiavi in mano, nelle quali domenica 5 ottobre si è ri-votato per le Regionali del 2012. Così aveva stabilito una controversa sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, al culmine (per ora) di un’intricata vicenda di presunti brogli elettorali, schede e verbali misteriosamente scomparsi e quasi tutti riapparsi, denunce, ricorsi, querele, indagini giudiziarie, ricchi premi e cotillons.

“Elezioni bis”, “suppletive”, “parziali”, “rielezioni”, “replica del voto”, “mini tornata elettorale” e chi più ne ha più ne metta: nei titoli e negli articoli dei giornali ci si è sbizzarriti a definire questa scadenza, salutata da una giornata di pioggia, tuoni, lampi e ventu (“minchia chi malu tempu” verseggiò il poeta). Pippo Gennuso, l’uomo che sussurrava ai cavalli dei suoi pantaloni: “mi votu e mi rivotu suspirannu”, s’è ripreso il seggio che due anni fa gli aveva soffiato per un pugno di voti Pippo Gianni, rendendogli pan per focaccia.

Nelle 6 sezioni di Pachino e nelle 3 di Rosolini in cui sono state ripetute le operazioni di voto per le Regionali, naturalmente liste e relativi candidati da poter scegliere erano gli stessi di 2 anni fa, al di là del tempo e dello spazio, dei passaggi di casacca e di altri avvenimenti. Ad esempio Gennuso risulta adesso eletto deputato dell’Mpa (il movimento ormai ridotto ai minimi termini dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo e del figlio Toti) da cui, a meno di ulteriori giravolte, si è da tempo separato trasmigrando in Forza Italia. Nel caso di Pippo Gianni si è riesumata la lista di centro destra Cantiere Popolare, esperienza partitica da lui abbandonata (come le 20 precedenti) per una botta di vita nel centrosinistra con scappellamento al centro e sostegno al governo di Rosario Crocetta.

Risultato: funci! Per quanto riguarda gli altri deputati regionali in carica, si sapeva che questo ritorno alle urne in poche sezioni non avrebbe granché modificato il dato complessivo del 2012 di Stefano Zito del Movimento 5 Stelle e di Pippo Sorbello dell’Udc. Confermato anche Enzo Vinciullo, costretto per l’occasione a rifare il candidato nella lista del frattempo scomparso Partito delle libertà, tornato ad essere Forza Italia e da cui Vinciullo ha divorziato passando con gli scissionisti del Nuovo Centro Destra di Alfano e friends.

Ce l’ha fatta pure il notaio messinese, naturalizzato ad Augusta, Giambattista Coltraro, formalmente in lista col Megafono (la creatura partorita dall’attuale presidente della Regione) con cui era stato eletto ma che ha lasciato per il suo personale movimento fatto in casa: il Sal, che sta per “Sviluppo, autonomia, lavoro” e che ha suscitato molta curiosità fra i fanatici collezionisti di sigle, acronimi e puttanate linguistiche varie. Più sofferta la conferma alla Regione per Bruno Marziano, esponente bersaniano-cuperliano-noticiano il quale ha temuto non poco la concorrenza interna di Giovanni Cafeo, esponente renziano-garozziano-fotiano. Nel 2012 le differenza tra Marziano e Cafeo fu di quasi 300 voti, ora ridotti appena a una quarantina. Probabilmente a impedire il sorpasso è stato un incontro a sostegno di Cafeo organizzato a Pachino con il dissennato titolo “Da Aristotele a Renzi”, che neanche il Collegio di Filosofia di Siracusa avrebbe mai osato utilizzare.