I bambini e ragazzi non accompagnati sono scesi dalla nave stremati, macilenti e defedati. Caratteri difficili, sospettosi, attaccabrighe. Trecento i senza famiglia ospiti nei centri di prima accoglienza di Siracusa

 

M.s.n.a., li chiamano così. Minori stranieri non accompagnati. Sono soprattutto egiziani. Fuggono da povertà e degrado. Nuovi Mosè strappati a un futuro complicato.

Le nuove rotte prevedono una variazione. L'imbarco, prima a Tripoli, oggi spesso avviene in Egitto. Un grosso peschereccio rimane in acque internazionali, barche di piccolo cabotaggio fanno la spola tra la costa e la nave madre. A imbarco completato, saranno trascorsi, come l'ultimo sbarco, venti giorni in acque internazionali senza cibo e assistenza medica.

Erano stremati allo sbarco. Macilenti e defedati, non v’era cibo che potesse saziarli. Il mistero di un avvenire incerto è meglio della certezza di una vita impossibile. Non hanno frequentato nemmeno la scuola dell'obbligo, parlano solo l'arabo, sono difficili. Ragazzini diffidenti e timorosi, spesso litigano per scemenze. Sono l'avanguardia della loro famiglia, sperano nel ricongiungimento familiare; il minore arriva in avanscoperta, poi le ONG chiederanno che i loro familiari possano raggiungerli. Hanno diritto, come sancito da tutte le agenzie internazionali, a un'assistenza assoluta. Sono confusi, arrabbiati e litigiosi, mancano delle più elementari norme di convivenza. Difficile immaginare una rapida integrazione. Hanno grande nostalgia di casa, vorrebbero stare sempre al telefono. Avendo scarsa dimestichezza con lo sport, difficilmente riescono a giocare senza litigare.

Hanno una fitta lista di richieste: trasferirsi subito ad esempio, andare a scuola e imparare l'inglese. Ardua impresa spiegare che la solita politica emergenziale non concede spazi diversi dal soddisfare i bisogni primari. Intanto trattenerli sarebbe già una conquista. In Europa sono scomparsi negli ultimi anni ben 10.000 minori. Soprattutto egiziani di cui si è persa ogni traccia. Prostituzione e spaccio, secondo l'Europol, il loro destino. Sono 300 i minori ospiti nei centri di prima accoglienza di Siracusa. In Italia non vi sono posti dove ospitarli, il lavoro incessante degli attori dell'accoglienza è misconosciuto alle masse. E’ facile, come sempre, stare affacciati alla finestra e criticare. Sinceramente il nostro Paese, la Sicilia e Siracusa in particolare, non crediamo possano fare di più. Certo se poi, come lamentano tanti, bisogna che tutta l'Africa si trasferisca in Europa, allora sì, stiamo facendo ben poco.