L’azienda, facente parte dell’ATI che ha vinto la gara a Siracusa e Solarino, ammette di puntare a una gestione triennale. Capzioso che il Comune possa, addirittura dopo un solo anno (!), rilevare una parte della società, "previa una stima del valore delle azioni affidata all'agenzia delle Entrate".

A una settimana dall'aggiudicazione della gara per la gestione del servizio idrico di Siracusa e Solarino all'Ati, costituita dalla spagnola Dam (Depuracion de Aguas del Mediterraneo), dalla romana Ligeam e dalla siracusana Onda Energia, sembra possibile enunciare qualche dato certo.

Quello prioritario è che la prospettiva dell'affidamento è non di uno, bensì, a dir poco, almeno di tre anni. Lo ha detto in un'intervista a Siracusa News, con ineffabile serenità, il direttore generale di Onda Energia, l'ingegnere Luigi Martines, incurante del peso delle sue stesse parole

"Il target temporale su cui ci proiettiamo è di tre anni. Non so se ce la possiamo fare ma inizieremo a porre le basi" - ha affermato parlando del ruolo della sua società nell'Ati.

"Assolutamente nessuna esperienza nella gestione del servizio idrico" ha continuato, lasciando di stucco chi ha seguito la società nel suo proporsi quale competente gestore per i comuni del palermitano, ma "impegnati nel difficile progetto (quasi una missione impossibile, ndr) di ridurre l'impegno con l'Enel. È soprattutto il costo energetico a incidere pesantemente nel servizio idrico - ha aggiunto. Complessivamente, tra Siracusa e Solarino, circa 5 milioni e mezzo di euro l'anno".

E infatti anche con la promessa di una riduzione del 30% sull'elettricità Onda Energia era entrata in campo a Palermo per sostituire la fallita Acque Potabili Siciliane. Un progetto interrotto a luglio (il 10) quando la società ha comunicato la sospensione delle trattative con una propria nota:

Onda Energia dopo mesi di negoziati e trattative per l'acquisizione di APS, centinaia di migliaia di euro investiti per partecipare al servizio dell'acqua della provincia di Palermo, comunica la sospensione delle trattative. Infatti le condizioni fuori norma degli impianti che rischiano di travolgere l'azienda in serie responsabilità penali, la rivendicazione dei titoli esecutivi alla restituzione delle reti avanzata da 10 dei 52 comuni che non permette di avere alcuna garanzia sul mantenimento e la consistenza del servizio idrico integrato e l'assenza di concrete e convergenti azioni e provvedimenti in favore della sostenibilità del nuovo gestore costringe l'azienda a rivedere i suoi propositi per i gravi rischi che l'iniziativa implica sotto il profilo penale ed economico.

Secondo alcuni una scelta su cui ha inciso l'evolversi della situazione siracusana, la possibilità di dirottare la propria attenzione su una "realtà più piccola", quindi più gestibile, dove è legittimo pensare siano state date "maggiori garanzie sul mantenimento e la consistenza del servizio". A far da partner sempre, in ogni caso, la società spagnola che, già con la precedente opzione su Palermo, aveva mostrato l'intenzione di mettere piede sul territorio siciliano. 
Cointeressenze di vecchia data, quindi.

Da Onda Energia la newco (la nuova società che si verrà a costituire con tanto di cda e direttore generale) potrà avere quell'apporto di competenze nello sviluppo delle fonti energetiche alternative che hanno consentito alla giovane impresa, specializzata nel trading (commercio) di energia elettrica e gas e nella costruzione di piccoli impianti, in circa dieci anni (nasce nel 2003 con la liberalizzazione del settore), di imporsi nel mercato non solo nazionale. È del 2013 una commessa da 15 milioni di euro in Serbia per la realizzazione, e per la gestione, di impianti idroelettrici da 5 megawatt.

Una società dinamica (fattura circa 100 milioni di euro, su un portafoglio distribuito in Italia di oltre 30.000 utenze), che stringe accordi non solo con gli spagnoli ma anche con gli inglesi, mietendo successi e attestazioni di stima. Così è accaduto nel novembre del 2012 quando Onda Energia è intervenuta in Sardegna per 'salvare' il personale dell'Energit in liquidazione (60 posti di lavoro). Un'azienda speculare rispetto alla siracusana perché anch'essa attiva "nel mercato del gas naturale e specializzata nell’offerta energetica per piccole e medie imprese, le partite Iva, le utenze private".

E anche in questo caso, come per la Serbia, Onda Energia si è avvalsa del supporto del gruppo Winch Energy (che nel settore ha significativi investimenti in Africa, America, Europa, India, e dal 2010 anche in Italia, considerata per la sua posizione il naturale hub energetico del Mediterraneo) con cui intende quotarsi in borsa.

Il mondo del business dunque, proprio quello che si voleva tener fuori dalla gestione di una risorsa che consideriamo incommerciabile. Difficile credere che anche per i cittadini ci sarà un ritorno in termini di vantaggi economici. Anche la possibilità ventilata nel bando che i comuni interessati, addirittura dopo un solo anno di gestione (!), rilevino una parte della società, "previa una stima del valore delle azioni affidata all'agenzia delle Entrate", appare del tutto campata per aria. Lo conferma non solo l'elementare considerazione che sarà impossibile reperire le necessarie risorse finanziarie, ma la stessa evanescenza della formulazione del testo, che non specifica neanche di quanta parte del capitale si stia parlando. Nessuna percentuale viene indicata.

Ben altro significato, per la nostra comunità, avrebbe invece avuto l'intervento di Onda Energia se l'amministrazione comunale, rimasta quale gestore diretto del servizio, ne avesse sollecitato la partecipazione in gara pubblica per l'efficientamento energetico di impianti il cui costo è di circa 600mila euro mensili.

La concreta applicazione di quella green economy che certamente vede concordi l'ingegnere Martines e il cognato Fabio Granata, ormai convinto assertore dell' "acqua pubblica", e che ha consentito alla società, nel 2012, di aggiudicarsi, sia a Messina che nelle Madonie, le gare di appalto elaborate da Legambiente Sicilia per la realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici voluti da decine di cittadini costituitisi in gruppi d'acquisto (GAM).

Di certo la storia sarebbe stata tutta diversa se il sindaco Garozzo non fosse venuto meno all'impegno solennemente preso in campagna elettorale di non privatizzare il servizio idrico. Sebbene il primo cittadino di Siracusa continui a ribadire, in ogni occasione, di aver dovuto fare una scelta obbligata, non si può non guardare, con rimpianto, e rabbia, ad altre realtà (l'esempio virtuoso di Ferla, la vicina Floridia pronta ad abbattere il costo della sua acqua...) e riprovare il gusto amaro dell'atavica condanna del principe di Salina.

"In Sicilia tutto cambia affinché nulla cambi".