Nell’esperienza di Antonietta Di Mauro il ruolo esercitato dalle infermiere nell'approccio con il “popolo dei barconi” e la mediazione culturale. Incontro in biblioteca nel quartiere Santa Lucia

 

La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

Presso la biblioteca del Quartiere Santa Lucia si è svolto un incontro voluto da Associazione Artigianato e Pianeta Donna, che prevedeva una comunicazione socio-infermieristica tenuta dall'esperta dott.ssa Antonietta Di Mauro sul tema: ‟Salute e assistenza nella multiculturalità”. L'incontro è stato coordinato da Giovanna Marino, presidente di Pianeta Donna, e ha visto gli interventi di donne di talenti diversi che, riunite in associazione, hanno svolto accoglienza e coordinamento all’evento, intercalando ad esso una lettura di poesie sul tema dell'immigrazione, che hanno commosso la platea.

Piccolo lo spazio logistico forse, ma grande spazio al cuore dell'ascolto. Abbiamo avuto modo di conoscere delle donne impegnate, spontanee, che sapevano fare vibrare le corde emotive con semplicità e pudore per l'intimità di queste vite costrette a lasciare il proprio paese - immigrati con lo furono i nostri padri e nonni -. La sapienza esercitata con amore di Antonietta Di Mauro, con una carriera accademica brillante e articolata in vari campi infermieristico-sanitari, ha saputo integrare il ruolo esercitato dalle infermiere nell'approccio con il “popolo dei barconi” e la mediazione culturale ad esso necessaria.

La dott.ssa Di Mauro ha parlato, infine, dell’ascolto cosiddetto attivo, che possa fornire informazioni a donne, uomini e bambini che nel nostro paese sognano un futuro oltre la violenza. Poi è andata oltre, si è spinta lungo i sentieri della deontologia infermieristica internazionale, rispetto alla formazione ontologica della spiritualità di queste culture così diverse dalla nostra. Ha confrontato la formazione olistica di queste culture con quella occidentale, allopatica. La ricerca della spiritualità per queste etnie costituisce un processo dedito a pratiche tribali e tabù che nemmeno un nuovo paese di destinazione può ancor oggi integrare. Perché l'integrazione va mediata con intelligenza e conoscenza. Un’indagine a trecentosessanta gradi, ecosistemica relazionale, che ha commosso i partecipanti. Ecco un contributo della relazione scritto dalla relatrice:

“L’attività assistenziale infermieristica è assurta da decenni a scienza, tant’è che la normativa prevede la formazione universitaria e un profilo e codice deontologico professionale.

“La  componente psicologica e socioculturale della nostra esistenza («sono malato, mi sento male») assurge a prima istanza che l’infermiere deve soddisfare. Il professionista deve essere sensibile ai valori e agli stili di vita espressi dalla persona assistita e, al contempo, anche al significato culturale delle pratiche e convinzioni di coloro che vivono l’esperienza: “disease\illnessˮ. Tale articolata cultura infermieristica deve ottenere come risultato una “assistenza infermieristica culturale e congruente”. Essa affonda le sue radici nella intuizione dello scambio delle conoscenze internazionali di nursing, che ebbe la gentildonna e infermiera Christiane Reimann, sicuramente nobile, ma di intenti. Essa, contro il volere della ricca famiglia, intraprese gli studi infermieristici a Cophenagen. Completò gli stessi con la laurea negli Stati Uniti d’America, dove frequentò colleghe che erano anche “suffragette”, antesignane del femminismo europeo.

Il fermento culturale lì vissuto suggerì alla Reimann una professione infermieristica internazionale e fondò, a proprie spese, l’International Concil of Nursing (ICN): ogni nazione ha la Consociazione Nazionale, CNAI in Italia. L’ICN  permise agli infermieri del mondo di scambiarsi esperienze e fu in condizioni di fare, tra i primi, un censimento statistico mondiale tra posti\letto e numero di infermieri, valutandone il carico di lavoro su base scientifica. Infine, la sua passione per la professione la condusse a fondare il “Prize Reimann” (equivalente al premio Nobel), che si autofinanzia ancora oggi con la donazione della stessa Reimann: ogni quattro anni  premia l’infermiere che più ha consentito lo sviluppo della professione infermieristica. A Siracusa l’anelito verso la professione della Reimann possa istituire l’alta formazione infermieristica con i docenti internazionali infermieri.

Un altro notevole contributo alla professione lo ha dato l’infermiera laureata in psichiatria Madelein Leininger. Essa intuì che la diversità culturale antropologica fosse la nuova frontiera assistenziale. Ebbe inizio la ricerca infermieristica di Etnonursing, sviluppata tra gli immigrati messicani, latino-americani, polacchi, cinesi, vietnamiti, nord europei. Completò altri studi recandosi in Nuova Guinea, Australia. Lo studio comparato e l’analisi delle diverse modalità di assistenza sanitaria generica (delle tradizioni popolari) apprese finalizzarono l’agire olistico culturalmente congruente e professionalmente accettabile, in termini di sicurezza della salute dell’individuo e della società. Ebbe inizio l’assistenza infermieristica interculturale (sunrise model).

Nel nostro Paese - terra di emigranti e oggi, contemporaneamente, di immigrati - si abbattono le catastrofi umane originate nei territori africani e medio-orientali, dovute a dittature sanguinarie, impoverimento dell’economia, guerre; l’esodo biblico ne è la conseguenza.

Gli immigrati che raggiungono le nostre coste sono soggetti a malattie, quali: affezioni infettive, dermatologiche, traumi, infortuni, esiti da torture o mutilazioni. Inoltre vanno assistiti: le donne gravide, i neonati, i minori, gli anziani, nonché una significativa fascia di immigrati che vengono avviati alla prostituzione o a delinquere o ai lavori in nero senza sicurezze e in ambienti sovraffollati e insalubri, aggravandone le condizioni di salute e perfino l’accesso alle cure.

Nel nostro territorio cittadino vi sono istituzioni pubbliche (questura), private (sindacati, arci, ass.ne russa), pastorali (caritas, chiese cattoliche, valdesi ortodosse, ecc), sanitarie (asp, medici senza frontiere). Sono tutte in rete per avviare la prima accoglienza, tuttavia la clandestinità non permette di raggiungere tutti. La legge Turco Napolitano del 1998 garantisce il diritto alle cure per gli immigrati, ma solo la buona volontà e il sacrificio del personale riesce a fronteggiare i bisogni più gravi, in assenza di formazione interculturale, i cui maestri sono certamente le équipes multidisciplinari di “medici senza frontiere”.

Un excursus sui diversi approcci assistenziali alla donna gravida, sia da parte della cultura tradizionale\generica che di quella scientifica occidentale, ha permesso a tutte di elaborare il senso dell’assistenza culturale congruente con la sorpresa che, in modalità analoghe, le abbiamo vissute nel recente passato con le nostre mamme e nonne. Scoprire, infine, che la tradizione delle donne delle Ande del Perù, di partorire in posizione “verticale”, è stata ripresa dall’OMS come raccomandazione per tutte le Unità Ostetriche del mondo, ci ha fatto rivalutare la saggezza delle abitudini di molte popolazioni.