La società, con 16 navi, operava anche a Siracusa, Catania, Pozzallo. Con la nuova proprietà si temono tagli ai posti di lavoro dei marittimi locali. A Roma si accelera l’iter della riforma dei porti. Il ministro: “Entro giugno i presidenti”

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

Procede l’iter della riforma della portualità; superata la conferenza stato regioni, è stata la volta del Consiglio di Stato, quindi si passerà alle commissioni parlamentari e, poi, sarà legge; tempi, tutto sommato, brevissimi tanto da far dire al Ministro che a giugno avremo i nuovi presidenti delle port autority; intanto, continua, in parallelo, la stesura degli strumenti di gestione per il nuovo assetto portuale. In questi giorni, il Consiglio di Stato ha emesso il suo parere sulla riforma, completando un altro passaggio obbligato.

Il giudizio espresso sul documento è stato che “la riforma si inquadra in quella rinnovata visione dell'amministrazione pubblica secondo cui lo Stato è chiamato non solo a esercitare funzioni autoritative e gestionali, ma anche a promuovere crescita, sviluppo e competitività, con strumenti moderni e multidisciplinariˮ; ciò premesso, l’organo consiliare invita il Governo al compimento di altre riforme attualmente in itinere e strettamente collegate (vedi, ad es., la riforma degli interporti) e lo invita a porre in essere ulteriori fasi di formazione, di comunicazione istituzionale, di informatizzazione, di monitoraggio delle prassi, insomma di 'manutenzione' costante del funzionamento della riforma.

Il parere segnala l'esigenza di accompagnare la riforma con iniziative ulteriori per l'istituzione sul territorio nazionale di ambiti logistici di area vasta (ad es. infrastrutture ferroviarie, stradali, aeroportuali); la possibilità di estendere alle aree retroportuali i regimi fiscali e doganali applicati ai porti e un intervento sulle regole di dragaggio. Accanto ai suggerimenti evidenziati, l’organo amministrativo lancia l’allarme sul rischio di duplicazioni di centri decisionali o di sopravvivenza di quelli già esistenti, laddove si prevede l'istituzione degli Uffici territoriali presso i porti già sede delle soppresse Autorità portuali (esempio, la paventata duplicazione della port autority con sede operativa Augusta e sede di rappresentanza Catania, come auspicato dal presidente Crocetta, n. d. r.) con il pericolo di mantenere l'attuale frammentazione e di aumentare i costi; e che - su spinta delle istanze regionali e locali - il disegno di riforma si affievolisca con l'introduzione di dilazioni (com’è ad esempio il meccanismo di rinvio fino a 36 mesi dell'entrata in vigore della riforma richiesto da alcune regioni, n. d. r.).

Il Consiglio di Stato raccomanda, infine, di mantenere coerente con l'impianto di riformai requisiti per la scelta dei vertici delle Autorità in modo che essi siano rispondenti alle effettive esigenze di capacità e professionalità richieste dall'importanza strategica del settore, e conclude con altre osservazioni minori (a questo proposito, si registra in questi giorni la nomina di un nuovo commissario all’autorità portuale di Augusta nella persona del Comandante della capitaneria della città, il capitano di vascello Antonio Donato, il quale - scelta più che ovvia, in linea con quelle fatte dal ministro del Rio in altre realtà - gestirà l’autorità portuale per il tempo necessario al definitivo varo della riforma che consentirà, finalmente, di uscire dai commissariamenti).

In ordine al regolamento per le concessioni portuali, il principale rilievo formulato riguarda la procedura dì evidenza pubblica; la norma proposta prevedeva che «L'AdSP concedente pubblica la domanda e dà l'avvio al procedimento di evidenza pubblica secondo le modalità ordinarie». Su questo principio il Consiglio di Stato rileva che «non appare soddisfacente la procedura di evidenza pubblica, di attuale usuale utilizzo, la cui distanza dal procedimento di gara è evidente» perché l'evidenza pubblica «garantisce sicuramente la pubblicità e la visibilità dell' azione amministrativa, ma non limita minimamente la discrezionalità dell’ente pubblico». Troppo potere di scelta, quindi, verrebbe dato all'Autorità portuale mentre si «dovrebbe tendere alla normalizzazione dei margini di discrezionalità, acquisendo le caratteristiche della "procedura di gara"». L’obiettivo dell’osservazione è quello di spingere II Ministero dei trasporti ad aprire ulteriormente alla concorrenza e invita a fornire «elementi chiarificatori in tempi rapidi» per completare il parere obbligatorio.

Inoltre, «si chiede una verifica della tenuta del testo in relazione alla contestuale riforma della governance e delle competenze delle Autorità portuali e gli interventi in materia di logistica, nonché di piani regolatori e pianificazione di settore». Infine, «si manifestano perplessità… sulla scelta di non indicare già nel decreto i criteri per il calcolo dei canoni demaniali minimi... come invece sembra imporre la legge». Il rischio è «di far ulteriormente procrastinare il perfezionamento dell'opera di attuazione meritevolmente avviata e quindi l'introduzione degli effettivi elementi di novità nella proceduta concessione».

Al di là delle osservazioni di merito, che saranno valutate dal ministero con le opportune modifiche al testo inviato, c’è di buono che evidenzia come si stia procedendo a passi spediti per fissare, nel settore, regole chiare ed efficaci per accompagnare i nuovi poteri delle autorità di sistema; considerando che ciò avviene dopo 22 anni di mancata regolamentazione della materia, ciò è sicuramente indice che si sta procedendo ad un lavoro sistemico utile ed opportuno.

Intanto nel porto di Augusta si registrano novità nella proprietà dei rimorchiatori: Rimorchiatori Riuniti ha acquistato il 100% della siciliana Augustea diventando il primo operatore italiano e del Mediterraneo nel settore del rimorchio marittimo; la compagnia genovese, che punta a espandersi anche nel Nord Europa e nei Paesi dell'Est, ha chiuso un accordo con la Augustea holding, aggiudicandosi, sembra per 75 milioni di euro, la società Augustea che svolge attività di rimorchio, utilizzando 16 rimorchiatori di proprietà, nei porti di Augusta, Siracusa, a Catania e Pozzallo. Tramite controllate, la società svolge anche attività di rimorchio di altura (principalmente nel Mediterraneo con altri quattro mezzi) e opera con due unità, nell' ambito di un consorzio, presso uno dei maggiori terminal carbonieri della Colombia. Quei mezzi continueranno a essere utilizzati in joint venture con Augustea.

Il gruppo Rimorchiatori opera già a Genova, Salerno e Malta nonché, tramite la consociata Gesmar, a Ravenna, Ancona, Pescara, Termoli, Ortona, Vasto e infine a Trieste. "Con l'operazione Augustea, la nostra flotta - spiega il manager dell' azienda genovese - arriva a 100 unità e aggiungiamo la Sicilia ai porti nei quali già lavoravamo in Adriatico e Tirreno". Un’operazione di concentrazione e di allargamento del business che speriamo non faccia perdere le caratteristiche “vicine alla città” alla nuova gestione, e, sia pure in un’ottica di razionalizzazione, non produca tagli ai posti di lavoro garantiti ai marittimi augustani.