Nella sezione “articoli giornalistici” eccelle Sebastiana Elisabetta Biondo, studentessa del Quintiliano, di cui pubblichiamo il pezzo

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

Si è svolta, presso il Salone Borsellino del Palazzo Vermexio di Siracusa, la premiazione dell’VIII edizione del premio indetto dall’A.V.D.D. nell’ambito del progetto comunicazione sulla disabilità, con il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale, del Comune di Siracusa, delle associazioni Ens, Anmic, Anmil, Uici, Unms, Anvcg, del comitato provinciale dell’Unicef di Siracusa, del Kiwanis club di Siracusa e dei media locali e regionali.

L’Associazione Volontari per i Diritti dei Disabili (onlus), sorta su iniziativa del giornalista Salvatore Cimino e da uno staff di volontari, ha come scopo quello  di migliorare la comunicazione sul mondo dei diversamente abili e sulla loro reale inclusione nella società: abbattere le barriere – sia architettoniche che soprattutto mentali – che separano i cosiddetti “normodotati” (categoria quanto mai labile, dato che in qualsiasi momento dell’esistenza le capacità di ogni essere umano possono mutare o ridursi per il sopravvenire di patologie, incidenti o dell’età ingravescente) dai disabili è un’aspirazione nobile e può essere raggiunta sia sensibilizzando le istituzioni ad ogni livello che soprattutto agendo dal punto di vista educativo sulle nuove generazioni.

Tra i bambini e i ragazzi premiati – sia per i loro lavori grafici che per i temi e gli articoli di giornale prodotti – “La Civetta di Minerva” ha il piacere di segnalare l’alunna dell’VIII Istituto di Istruzione secondaria superiore “Marco Fabio Quintiliano” Sebastiana Elisabetta Biondo, classificatasi al primo posto del concorso nella sezione articoli giornalistici, per il suo lavoro sulle barriere architettoniche ed oltre che impediscono il reale inserimento dei diversamente abili nella vita scolastica, lavorativa e di relazione.

Qui di seguito l’articolo della studentessa insignita del prestigioso riconoscimento.

 

Le barriere architettoniche isolano i disabili

 

Quella della disabilità al giorno d’oggi può essere considerata una delle tematiche più comuni e dibattute dei nostri tempi, non tanto per la condizione in sé per cui il disabile ha una ridotta capacità d’interazione con l'ambiente circostante, quanto per l’influenza che la società esercita nei confronti di una condizione spesso etichettata come fuori dal normale.

La collettività ha sempre mostrato un atteggiamento di distacco nei confronti del disabile, arrivando addirittura a ritenerlo un ostacolo per quella società definita dell’immagine, in cui l’apparire è l’unica caratteristica degna di nota.

Tuttavia, in virtù del processo di integrazione sociale, agevolato dall’emanazione di leggi ad hoc, lo stile di vita del disabile potrebbe essere ritenuto notevolmente migliorato al giorno d’oggi per via dell’ideazione di strutture urbanistiche e architettoniche, se non fosse per le molteplici vicende in cui, molto spesso, ci si ritrova ad essere spettatori.

Quella che sarebbe potuta divenire, infatti, una possibilità di inserimento totale all’interno del contesto urbano, volta ad agevolare le condizioni del disabile, non può essere definita altrimenti che il frutto di una mancata concretizzazione di tale idea. Il mancato allestimento di strutture adeguate alle condizioni disabilitanti in scuole, musei, centri di ristoro e servizi pubblici, in cui molto spesso il disabile è impossibilitato ad accedere senza trovare degli insormontabili ostacoli, provoca l’esclusione da quello che dovrebbe essere ritenuto il proprio luogo d’appartenenza.

È realmente corretto poter parlare di uguaglianza di diritti al giorno d’oggi continuando imperterriti a navigare in quello stato di finta quiete in maniera egoistica fino a quando l’accaduto non riguarda noi stessi in prima persona?

Per far sì che si possa parlare di una vera e propria inclusione nel contesto urbano da parte del disabile ci sarebbe ancora molta strada da fare, soprattutto in Italia. Sarebbe opportuno prendere esempio dalla nascita di associazioni quali l’AVDD (onlus), la quale, attraverso l’organizzazione di eventi quali manifestazioni pubbliche, lotta per l’abbattimento di barriere architettoniche.

Si potrà riuscire veramente in questo intento solo se l’abbattimento delle barriere architettoniche sarà accompagnato da quello della prima vera barriera che un disabile incontra nel proprio cammino: l’insensibilità umana che, alle volte rende vana l’esistenza di attrezzature adeguate. Occorrerebbe dunque una campagna di sensibilizzazione affinché l’abbattimento delle barriere significhi anche abbattimento dell’indifferenza e dell’egoismo sociale.