Gianni Fabbris (Altragricoltura): ‟Il pomodoro pachino è la metafora del fallimento di un sistema che isola le persone”. “Non ci fermeremo fino a che non avremo risposte”

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

‟L'11 maggio noi, Movimento Riscatto e la rete dei Municipi Rurali, abbiamo tenuto un incontro a Vittoria con i sindaci siciliani in preparazione della settimana di "Sciopero per la Terra" che è iniziato il 23. Il 24 siamo stati a Palermo davanti a Palazzo d'Orleans per "portare" fisicamente alla Regione la piattaforma e le proposte della mobilitazione decisa a Vittoria, che riproporremo a livello nazionale. C'erano i sindaci siciliani che finora hanno aderito. Si è avuto l'incontro all'assessorato all'agricoltura, assente l'assessore Cracolici ma ci ha ricevuti il capo di gabinetto Lanzetta.

“È stata l'occasione per fare il punto sugli impegni assunti nei mesi scorsi dall'assessore regionale sulla richiesta dei sindaci e agricoltori siciliani, di aprire un tavolo di lavoro perché ci sia la possibilità di assumere interventi straordinari e per chiedere al governo nazionale di intervenire. Il capo di gabinetto ha dato la disponibilità della Regione di aprire entro quindici giorni il tavolo di lavoro con al centro le proposte da concertare con i sindaci e i soggetti impegnati nello Sciopero per la Terra. È stato un primo importante passo, ma siamo consapevoli che nelle prossime settimane si aprirà un confronto che vedrà il Movimento e i Sindaci pronti a fare la propria parte e ciò potrebbe portare grandi vantaggi agli agricoltori e alle comunità rurali siciliane. Oramai la mobilitazione è partita e non si fermeràˮ.

È Gianni Fabbris, storico dirigente di Altragricoltura, il leader che guida l'associazione Riscatto insieme ai Municipi Rurali, che con tanta animosità ci parla.

Quali le richieste che proponete?

‟Lo Sciopero per la Terra è l'avvio per un percorso di mobilitazione permanente che iniziato il 23 proseguirà fino all'autunno quando il governo e le regioni dovranno assumere provvedimenti finanziari ed economici su cui contiamo di portare a casa risultatiˮ.

Come mai una lotta permanente?

‟Non vedi a che punto siamo giunti negli ultimi decenni? C'è lo svuotamento delle campagne, la spinta delle aziende agrozootecniche verso la crisi e la trasformazione dell'Italia in una grande piattaforma commerciale speculativa. Le richieste del Movimento, dei sindaci e delle realtà agricole di Sicilia, Puglia e Basilicata, con adesioni che vanno allargandosi a tutto il meridione e oltre, vertono su tre obiettivi: denunciare la profondità e la natura vera della crisi delle aree rurali e del diritto al cibo per i cittadini nascosta da una lettura distorta del "Made in Italy" e da una comunicazione poco attenta; dare vita a un'alleanza fra attori istituzionali e soggetti sociali per uscire dalla crisi rurale e alimentare, assumendo la Sovranità Alimentare come prospettiva del cambiamento; aprire con il governo nazionale, il Parlamento e le Regioni, il confronto sulle proposte avanzate dal movimento di sindaci, associazioni, cittadini e agricoltoriˮ.

Fortemente contrari al Ttip?

‟Siamo stati con una delegazione alla manifestazione del 7 maggio a Roma contro il Ttip. Ci opponiamo a questo trattato che segnerebbe la totale cancellazione del pur labile sistema di protezione europeo per le nostre produzioni e i diritti al cibo sano e garantito per i consumatoriˮ.

L'agricoltura europea non è già dominata dagli interessi e regole imposte dalle lobby delle multinazionali dell'agroindustria e dalla speculazione commerciale e finanziaria?

‟Certamente, e più a rischio è l'agricoltura mediterranea perché svuotata di un corretto rapporto col lavoro, l'ambiente e il consumo. È questo il motivo che ci spinge a costruire un'ampia alleanza fra agricoltori e consumatori. Questi trattati, l'ultimo è il devastante Ttip, sono strumenti con cui è stato realizzato lo stato di crisi permanente che scarica in basso i costi espropriando di diritti gli agricoltori e i cittadini. Sono trattati commerciali spacciati per cooperazione allo sviluppo, vedi l'accordo Euromed, che delegano le scelte politiche al sacro mercato del libero scambioˮ.

È uno scontro d'interessi gigantesco.

‟Infatti, tante aziende agricole, contadini, sindaci stanno formando reti per battersi e affermare il primato di scelte produttive, sociali ed economiche ponendo al centro gli interessi dei cittadini e degli agricoltori. La nostra opposizione al Ttip è anche per invocare un altro modello sociale che difenda il diritto a produrre dei nostri agricoltori rivendicando la nostra responsabilità di gestire il lavoro della terra e la produzione del cibo. Se fosse firmato il trattato, ci si omologherebbe al 100% al sistema agroindustriale degli Stati Uniti e si completerebbe il processo di svuotamento del nostro Made in Italy, ridotto definitivamente a una vuota questione di marchi perdendo le qualità produttive garantite da millenni di storia di lavoro contadino. Per questo sempre più sindaci siciliani sono con noiˮ.

Cosa mi dici della realtà di Pachino?

‟È la metafora del fallimento di un sistema che, appunto, lascia sole le persone mentre celebra la competitività. Ho visto il pachino in Egitto nel delta del Nilo quindici anni fa prodotto dai nostri speculatori che da lì importano il prodotto a basso costo. Come fai a reggere mentre affamano gli egizianiˮ?

Illustraci di più questa manifestazione in corso?

‟Con lo Sciopero per la Terra, che in questa prima fase terminerà il 29 con diverse iniziative nelle varie regioni interessate, c'è anche l'avvio di una petizione popolare online. Noi chiediamo il sostegno e la partecipazione di tuttiˮ.

Come si può sostenere, partecipare?

‟In diversi modi, se si è persona fisica, oltre a sottoscrivere la petizione si chiede l'adesione alla pagina dedicata nel sito. Se si rappresenta una realtà associata, aderendo dal sito o inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Per un Ente, adottando la delibera di sostegno municipirurali.riscatto.info/delibera-adesione-scioperoterra partecipando così alle iniziative nel proprio territorio. E per tutti chiediamo proposte discussioni in forum.sovranitalimentare.it condividendo con i tuoi amici, informando il tuo sindaco, stando in contatto e partecipando attivamente nel percorso di costruzione della rete nazionale per la difesa delle Comunità Rurali, di chi lavora la Terra e del diritto al cibo sano e garantito per i cittadini. Dobbiamo capire che questa lotta è di tuttiˮ.

Come ti senti nel condurre questa grande rivendicazione?

‟Vorrei che nascesse una nuova leva di dirigenti. È un processo lungo, lo sappiamo, eppure avviene che all'arrivo in un luogo, anche in comunità dove l'amministrazione locale non si muove, si aprono realtà chiuse da tempo, s'innescano dinamiche, speranze e aspettative e bisogna dare risposte e per farlo servono delle condizioni, la più importante è quella di avere nuove risorse umane preparateˮ.

Sono altre grandi sfide.

‟Certo, ma ci guida l'orizzonte della Sovranità Alimentare, cioè il diritto dei popoli e delle comunità di determinare il proprio modello di produzione, distribuzione, consumo del cibo e gestione del territorio. Ci muove il convincimento che solo l'incontro fra le buone pratiche amministrative, le scelte politiche e sociali e il protagonismo degli attori attivi possa garantire la tenuta di comunità rurali sempre più indebolite sul piano economico, sociale e culturale. Ed io continuerò nelle alleanze. Nei prossimi giorni incontrerò Emiliano, presidente della Puglia, sperando di spingerlo a scendere in campo contro la politica agricola del Governo. Tutto dipenderà da come nei prossimi mesi si svilupperà il movimento popolareˮ.

Come possiamo concludere quest'intervista?

‟Tutti devono saperlo: ci fermeremo solo se avremo risposte. È tempo di una nuova riforma agrariaˮ.