La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016

L’agire politico-filosofico-acrobatico renziano non poteva non trovare terreno fertile e linfa vitale in Sicilia, regione sempre disponibile - sin dai tempi “re canonici i lignu” - ad accogliere pensieri, parole e opere (ed omissioni) del nuovo che avanza, dell’inedito che si catapulta ma anche del vecchio che indietreggia e che poi ri-avanza pure lui.

Da questo punto di vista, strabico o meno che sia, Siracusa non è certo seconda a nessuno, anche perché può contare su un renziano convinto della primissima ora qual è il sindaco del capoluogo. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, Giancarlo Garozzo era renziano prima ancora dello stesso Renzi e, in privato,  parla meglio di lui il dialetto toscano, impreca abitualmente urlando “maremma maiala” e tifa per la Fiorentina.

Di recente, a fianco del sindaco è comparso un individuo barbuto che, secondo talune fonti non si sa quanto attendibili, sarebbe un sottosegretario all’Istruzione. Omonimo del Davide Farone sbarbato, l’ideatore del meeting della “Leopolda siciliana” (nome che gli è valso il Premio Cillé 2015), il Faraone barbanera è venuto da queste parti per presentare un suo libro, che i pochi intervenuti non hanno compreso se si trattasse di un testo scritto da lui o di un volume di sua proprietà scritto però da altri.

Poco importa. Garozzo se l’è comunque portato all’inaugurazione della nuova banchina del Foro Siracusano, un tempo tradizionale passeggiata per generazioni di sarausani che nelle sere estive andavano in massa alla Marina a “prendere l’aria fina”. Alla cerimonia del taglio del nastro hanno partecipato diversi rappresentanti delle istituzioni, fra cui il fuoriclasse del taglio con destrezza Vinciullo. Ma le polemiche a margine, riguardanti i lavori ancora da ultimare nella parte delle banchine del molo Sant’Antonio, e non solo, hanno distolto l’attenzione dei media e dei cittadini da una notizia secondo noi rilevante, purtroppo passata quasi inosservata: la ricomparsa del senatore di Forza Italia Bruno Alicata, il cui titanico quanto silenzioso impegno quotidiano a Palazzo Madama a Roma tiene lontano da Siracusa, al punto da far dimenticare a qualche distratto che egli sia tuttora senatore.

Impossibile invece ignorare il ruolo propulsivo, fattivo e telefonico del grandfather Gino Foti. L’arzillo nonnetto è infatti riuscito a mettere lo zampino, o zampone che dir si voglia, persino in quest’ultima vicenda petrol-scandalosa che dalla Basilicata, a livello mediatico, si è in gran parte spostata ad Augusta.

Che certe cronache giornalistiche lo abbiano definito esclusivamente “il capo dei coglioni” (riportando la frase da una conversazione telefonica tra l’ormai famoso Gianluca Gemelli e un altro co-protagonista dell’Affaire Augusta) è ingiusto verso Foti, non fosse altro per il contributo che egli dà alla causa satirica da decenni, tralasciando le sporadiche cause giudiziarie. Ma non è giusto che siano trattati come coglioni anche fior di renziani di prestigio, a cominciare da Giovanni Cafeo ex capo di gabinetto del sindaco Garozzo e fedelissimo assistente volontario di Foti.

Sembra che Gian & Carlo (ossia Garozzo) si sia separato da Gianni e Ginotto (ossia Cafeo e Foti). Motivi? Divergenze di valutazioni e diversità di opinioni sull’importanza della musica dodecafonica, sulla cucina vegana o forse sul referendum costituzionale del prossimo ottobre, oppure sul bando della gara per il servizio comunale di raccolta rifiuti persa dall’Igm. Chissà! Vediamoci quest’altro film. Ma alla fine niente dibattito.