La crescente importanza del ceto più elevato – non necessariamente nobili, ma possidenti e a volte semplici artigiani, “mastri”, quindi forti del proprio potere corporativo – nel Settecento e specialmente negli anni cruciali dell’Ottocento siciliano

 

La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016

Presso la Sala Verde del Comune di Palazzolo Acreide, alle ore 18.30 di domani, 14 maggio, il docente e studioso Salvatore Greco – che già il 21 aprile scorso aveva presentato il volume presso l’Archivio di Stato di Siracusa, auspici la dottoressa Corridore e i professori Luigi Amato, Francesca Gringeri Pantano e Salvatore Santuccio, coordinati dal prof. Sebastiano Amato – discuterà de L’ascesa dei notabili – Politica e società a Palazzolo Acreide nell’Ottocento borbonico” (Ed. Pungitopo).

Introdurranno l’avv. Sebastiano Infantino, presidente dell’Istituto Studi Acrensi, e la prof.ssa Annamaria Pernich, presidentessa dell’Associazione Balansul, cui seguiranno gli interventi del prof. Giuseppe Barone, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania e del dottor Luigi Lombardo, etnoantropologo, ancora una volta coordinati dal prof. Sebastiano Amato, presidente della Società  Siracusana di Storia Patria.

Il merito maggiore del volume è l’analisi della crescente importanza del ceto dei notabili – non necessariamente nobili, ma possidenti e a volte semplici artigiani, “mastri”, quindi forti del proprio potere corporativo – nel Settecento e specialmente negli anni cruciali dell’Ottocento siciliano e palazzolese in particolare, quando le istanze libertarie ed egalitarie radicali vennero soffocate o annacquate in un liberalismo conservatore che bene ci hanno raccontato i nostri scrittori – si pensi a Verga, a Capuana, a De Roberto, a Pirandello, o più in generale a tutte le opere dal forte impianto storico che hanno analizzato i moti risorgimentali e il fallimento delle speranze di chi aveva visto nella lotta antiborbonica un’opportunità di svolta socioeconomica oltre che politica.

Forte dello studio dei documenti – le liste degli “eligibili”, le corrispondenze, tutta una serie di dati materiali preziosi, custoditi da Biblioteche e Archivi minuziosamente scandagliati dall’autore –, il professor Salvatore Greco mostra di voler integrare lo studio del particolare (la storia locale) con i movimenti più vasti della storia regionale e nazionale.

Emergono i conflitti – incarnati anche topologicamente, con la città di “sotto” e quella di “sopra”, sansebastianisi e sanpalisi – tra le classi sociali dolorosamente uscite dal travaglio delle guerre di successione, delle alterne vicende della monarchia borbonica, dei gattopardeschi equilibri tra la Francia napoleonica, l’Inghilterra regista non troppo occulta delle trame antiborboniche e delle congiure risorgimentali; vengono fuori figure come Giuseppe D’Albergo e Gabriele Judica, maggiorenti cultori delle antichità classiche cui si deve lo studio e la (ri)scoperta dell’antica Akrai, oltre al ruolo dei Casini, Caffè, Circoli di conversazione, associazioni non troppo velatamente a sfondo politico, sedi di camarille e consorterie di vario colore.

Gli amanti della letteratura troveranno le perle d’archivio: parole come aromatario, ricevitore, grana, tarì, decurione… richiamano alla memoria versi e romanzi del nostro Ottocento, secolo quanto mai affascinante e contraddittorio, diversamente vicino ma stranamente familiare.