Giarratana (Cgil): “L’84% dei lavoratori della formazione professionale ha perso il posto di lavoro. Per chi ha già goduto degli ammortizzatori sociali, la situazione è drammatica”

 

La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016

Il governo Crocetta sempre più distante dalle esigenze ed istanze dei lavoratori. La formazione professionale (che insieme al segmento dell’istruzione pubblica rappresenta il percorso dell’istruzione e formazione) è il chiaro esempio di come un governo mandi allo sbando lavoratori e mesi di stipendi arretrati. Sì perché in alcuni enti di formazione si è indietro anche di 30 mesi e le famiglie sono al collasso.

Prima con Cuffaro e Lombardo per finire a Crocetta, la formazione professionale è stata scardinata, massacrata, offesa nelle sue funzioni e considerata un gravame del quale liberarsi. E con essa tutti i lavoratori. Certo il meccanismo di assunzioni non sempre trasparenti e le promesse di politici a caccia di voti ha determinato una platea di 8.450 lavoratori che anche per una regione dalle mani bucate come la nostra sono stati troppi. Ma il sistema di certo non si guarisce amputando un pezzo dei lavoratori che negli anni hanno perso diritti, salari e lavoro. Molti sono già fuori dalla formazione professionale ma gli enti sopravvissuti sono sempre a rischio tracollo per una mancanza di linee politiche regionali chiare e certe.

“I lavoratori della formazione professionale - ci spiega Turi Giarratana, responsabile del settore per la Flc Cgil - sono al collasso. Solo in provincia di Siracusa l’84% dei lavoratori ha perso il posto di lavoro sia per revoca degli accreditamenti agli enti sia per il fallimento degli stessi. Una platea di 129 licenziati con a carico le rispettive famiglie su 350 lavoratori del comparto solo in questo territorio. Peraltro molto di questo personale ha già completato la fruizione degli ammortizzatori sociali (CIGD, NASPI, ecc.) e dunque da quest’anno la situazione diviene drammatica”.

Complessivamente 8 enti hanno già cessato l’attività grazie all’inconsistenza delle politiche regionali (Cefop, Ial, Enfap, Mac, Anfe, Irfap, Ciofs-Fp Sicilia, Iripa, Ifp) per un totale di 129 licenziati attualmente in Naspi o con l’indennità di disoccupazione terminata. Ci piacerebbe sapere a cosa pensa per questi ex lavoratori l’amministrazione regionale magari quando non è troppo impegnata in beghe politiche o in scontri col governo nazionale.

A questi si aggiungano gli enti attivi e sopravvissuti (Info-school srl, Enaip, Cif, Anfe, Interefop, CFP, Cesifop, San Giovanni A.) che rischiano il collasso anch’essi per mancanza di commesse. “Gli enti ancora attivi - ci spiega Giarratana - tranne un paio, sono a corto di commesse ed i lavoratori sopravvissuti rischiano di veder andare in fumo anni di lavoro e sacrifici. Si tratta di altri 96 lavoratori (il 35%) che vivono questa fase di assoluta precarizzazione. A fronte dei 140 che ancora operano negli enti attivi”. Insomma un’ecatombe di posti di lavoro e dignità professionale acquisita dopo anni di gavetta e duro lavoro.

E peraltro Enaip, Cif ed Anfe, per un totale di 72 lavoratori, avevano chiesto l’anno scorso l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo proprio perché non erano più in grado né di pagare i lavoratori né i fornitori di beni e servizi ma attraverso il fondo di integrazione salariale nazionale i procedimenti di licenziamento si sono bloccati, sino a giugno di quest’anno. Non intervenendo ulteriori commesse gli enti probabilmente chiederanno di nuovo l’avvio delle procedure di licenziamento. E chiaramente gli impiegati senza stipendio da 30 mesi o poco meno hanno in massa (e certamente non sono criticabili) presentato ingiunzione di pagamento che, immediatamente eseguibile, sottrae ulteriori speranze agli enti. Un bailamme di incertezza, precarizzazione e difficoltà che il governo non sa gestire.

Certo l’assessore Marziano sembra propendere, dopo le pressioni sindacali, verso l’apertura di un tavolo di crisi ma la verità è che la regione non ha la più pallida idea di come uscire dal marasma. Un girone dantesco è stato creato dalla politica e quel girone la politica oggi non è in grado di percorrere né all’indietro né in avanti. Stallo su tutto anche sulla dignità del lavoro.

Intanto entrano in gioco nuovi enti i cui corsi sono finanziati dalla Regione Sicilia per il rafforzamento dell’occupazione dei giovani siciliani ma di fatto si sommano ai vecchi creando un’ulteriore competizione al ribasso che penalizza tutti. E ovviamente anche qui i lavoratori rischiano la precarizzazione a fine finanziamento. “Alle già assurde e gravi situazioni – aggiunge il responsabile della Cgil - si sommano la revoca dell’avviso 3, dedicato alla formazione ordinaria, la mancata ripubblicazione del nuovo bando e i ritardi non giustificabili sull’avviso 4”. Infatti gli Avvisi 3 e 4 dello scorso anno, del Dipartimento dell’Istruzione e Formazione, e gli Avvisi 6,7 del Dipartimento Lavoro sono attualmente inattivi né si hanno notizie sul loro avvio determinando così un ulteriore danno ai lavoratori del comparto che stanno terminando anche gli strumenti di ammortizzazione disponibili, e di quelli invece non ancora licenziati dagli enti, la cui posizione dal primo di gennaio 2016 è affidata al FIS, che, rischia a sua volta di finire nel limbo della disoccupazione se non saranno esigibili ammortizzatori straordinari oltre agli attuali.

Certo, ci sarebbe un capitolo a parte da scrivere ad esempio sull’avviso 3, un fantasma che aleggia tra assessorato ed enti ma che di concretezza, appunto, ne presenta poca e niente. E poi l’ultima chicca sulla formazione: l’avviso 6 è a rimborso. Ciò vuol dire che gli enti prima presteranno il servizio, semmai si dovesse partire, poi, a conclusione del percorso, saranno retribuiti. Come dire: alla beffa si aggiunge il danno. E se il lavoro svolto non dovesse essere di gradimento per le commissioni valutatrici, gli operatori della formazione avrebbero prestato servizio volontario per un anno. Beh in fondo in una Sicilia nella quale il lavoro manca ci sta pure questo: la miseria dei bandi europei.

“La nostra richiesta - conclude Turi Giarratana - avanzata a settembre del 2014, è la deliberazione dello stato di crisi del settore e l’apertura di una fase di confronto con il Governo nazionale e regionale che si è appena avviata e di cui attualmente non abbiamo notizie. Abbiamo più volte proposto strade attraverso le quali uscire dal sistema ormai cancerizzato attraverso l’incentivo all’esodo e l’accompagnamento alla pensione. Per chi rimane invece chiediamo certezza nei pagamenti arretrati ed una riqualificazione e riallocazione professionale. Per anni la formazione professionale ha collaborato e supportato i centri per l’impiego creando una positiva sinergia e un utile strumento per chi è in cerca di lavoro o va riallocato. Poi il sistema si è spezzato ed oggi paghiamo noi lavoratori le scelte scellerate di governi inefficaci”.

E poi perché non pensare a un centro unico che gestisca tutte le risorse sulla formazione? E alla rivisitazione dell’albo regionale che conta anche i fuoriusciti dal sistema? E i 150 milioni di euro per le politiche attive per il lavoro (ovviamente da ripartire tra tutte le regioni) in che modo si intendono utilizzare? Mentre i lavoratori attendono risposte la formazione professionale muore e con essa la possibilità per migliaia di giovani siciliani di pensare a un futuro diverso da quello che loro si prospetta: senza titoli ed immigrati.