Sandra Di Marco: “Ci sono famiglie disponibili a prendersi cura dei minori secondo le necessità” ma qualcosa non quadra, “dopo la firma dei protocolli tutto è rimasto fermo”

 

La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016

Il tema affido resta nel limbo della pubblica amministrazione e qualcosa non quadra. Firmato nel mese di dicembre a Siracusa il protocollo tra associazioni e assessorato, che avrebbe dovuto dare l’avvio ad un nuovo corso potenziando il servizio dell’affido in tutte le sue forme (siano esse temporanee fino a due anni siano esse diurne o per brevi periodi), di fatto non viene applicato. L’assessora Scorpo vi ha lavorato sopra con grande impegno e le associazioni si sono subito interessate nel cooperare con l’amministrazione per aiutare minori e famiglie in difficoltà. Ma dopo la firma tutto è rimasto al palo. Perché? Sono di colpo spariti i bimbi in stato di necessità in questo comune? O quelli (circa 80) nelle case famiglia e comunità alloggio? Non ci sono più minori che hanno bisogno dell’istituto dell’affido? Se così fosse, lo stato di indigenza delle molte, anzi ormai troppe, famiglie siracusane sarebbe solo una chimera ma basta scorrere i siti internet e facebook per osservare come alcune associazioni no profit e singole persone cerchino di andare incontro alle esigenze di bambini che non hanno possibilità né di vestiario né di giocattoli. Troppi per una città piccola come la nostra.

“Dalla sottoscrizione del protocollo – ci spiega Sandra Di Marco, presidente dell’associazione Famiglie affidatarie e adottive di Siracusa - avvenuta a fine dicembre, nessuna comunicazione né incontro si è svolto con le associazioni. Aspettavamo la realizzazione di un tavolo attorno al quale concretamente si potessero affrontare le tematiche dell’affido e avviare la risoluzione di quei casi di minori che potrebbero trovare accoglienza nelle famiglie affidatarie. Invece l’impegno e la volontà delle associazioni non trova attualmente positivo riscontro presso l’ente locale”. E i minori restano o vanno in casa famiglia e comunità alloggio che dovrebbero essere per le amministrazioni l’ultima strada da intraprendere.

Fa specie poi che al consiglio comunale aperto, dedicato alla relazione finale del Difensore dei diritti dei bambini, Francesco Sciuto, non siano state invitate le associazioni che mostrano un’attenzione proprio sui minori in maggiore difficoltà. “L’amministrazione comunale non mostra grande sensibilità soprattutto nei confronti delle associazioni che si spendono concretamente sul territorio. La nostra associazione non è stata invitata a un evento così importante nel quale il difensore dei diritti dei bambini presentava la propria relazione ed esprimeva le proprie proposte. Insomma come avviare una seria e concreta collaborazione se, anche nei momenti importanti, l’amministrazione si mostra lontana dal sentire delle associazioni che operano su affido ed adozione nella nostra realtàˮ?

Un tema delicatissimo, peraltro, quello dell’affido visto che l’anno scorso il parlamento ha modificato la legge 184/1983 riconoscendo il diritto alla continuità affettiva dei bambini in affido familiare. Ciò vuol dire che in caso di adottabilità di un minore in affido, i tribunali per i minorenni dovranno preventivamente valutare la disponibilità all’adozione delle famiglie affidatarie per evitare al bambino un ulteriore trauma: quello del distacco dalla famiglia affidataria e l’ingresso in un’altra, quella adottiva. Insomma queste famiglie affidatarie dimostrerebbero di essere una risorsa per il territorio ma non solo. L’affido infatti nasce per supportare temporaneamente le famiglie in disagio.

“L’affido – ci spiega Di Marco - può anche realizzarsi nelle ore pomeridiane a supporto alle famiglie in difficoltà, come nel caso di affidamento diurno (familiare, educativo o di famiglia a famiglia) o di reti (gruppi) di famiglie volontarie facenti parte di associazioni organizzate secondo il condominio solidale, il vicinato solidale ed altre espressioni di solidarietà. Siamo una risorsa con famiglie disponibili, pronte a prendersi cura dei minori secondo le necessità delle famiglie maggiormente in difficoltà, però; di fatto, il sistema non funziona e manca la concertazione”. Va certamente meglio in altre realtà comunali della nostra provincia con le quali l’associazione collabora al fine di individuare risposte idonee per i minori.

“Alcune comunità alloggio si sono rivolte a noi al fine di creare degli spazi familiari di accoglienza per i minori istituzionalizzati, creando così delle opportunità di rapporti al di fuori della comunità stesse. Si tratta di momenti positivi ma sporadici poiché manca una concertazione reale presieduta dalle amministrazioni comunali che dovrebbero coinvolgere tutti gli attori”. Insomma più affido e meno case famiglia o comunità alloggio che, per quanto siano utili, rappresentano l’ultima spiaggia alla quale approdare e non il punto di partenza per risolvere i problemi dei bambini. Sappiamo, peraltro, che da qualche comunità alloggio e casa famiglia i minori si sono allontanati senza tutore, liberi di scorrazzare nel comune dove sono allocate le strutture. In questo caso chiediamo alle amministrazioni ed ai servizi sociali maggiore attenzione affinché casi analoghi non si realizzino più dati i rischi a cui possono andare incontro i piccoli ospiti.

Alle difficoltà delle associazioni e la mancanza di concertazione con gli enti locali si aggiunge il rischio soppressione dei tribunali dei minori con un disegno di legge che prevede l’istituzione delle sezioni specializzate per la famiglia presso i tribunali ordinari, che dovrebbero occuparsi di tutte le controversie in materia civile. “Preoccupa tale scelta - ci spiega la Presidente di Famiglie affidatarie e adottive - quasi si volesse sminuire l’importanza dei minori e quella che è la peculiarità di un procedimento rischia di diventare uno dei tanti. Di certo i tribunali dei minori avrebbero richiesto un incremento di personale ed una velocizzazione nelle pratiche (spesso troppo lunghe per anni) ma non certo una soppressione. Chi ne farà le spese sono i minori e vi sarà una dispersione di tempi, energie e risorse. Invece che implementare il tribunale minorile questo viene depauperato”.

Non è casuale che l’associazione italiana dei magistrati e numerose associazioni che da sempre operano sui minori abbiano espresso dissenso dinnanzi ad una scelta il cui unico scopo resta quella di batter cassa e risparmiare. Ed in questo marasma almeno che si attivi l’amministrazione siracusana mostrando che Siracusa può ancora sperare, un giorno, di essere una città a misura di bambino!!