Pare evidente lo scopo sottaciuto di privatizzarne la gestione. Il testo presentato dai cittadini è stato prima annacquato e poi stravolto nel suo iter legislativo

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Non si giochi con le parole. La Camera ha approvato il 19 u.s. una legge che dovrebbe definire i “principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”. Il PD la annuncia con toni trionfalistici e asserisce che tale legge recepirebbe il sacrosanto principio secondo il quale tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili. Ma la verità è ben diversa.

Noi, assieme ai comitati per la difesa dell’acqua pubblica, riteniamo che la nostra proposta di legge di iniziativa popolare (presentata nel 2007 con un corredo di 400 mila firme ed affiancata all’iniziativa referendaria, risultata trionfante) sia stata tradita. Infatti il nucleo fondamentale della nostra proposta di legge prevedeva che il servizio idrico potesse essere affidato solo a enti di diritto pubblico e non a privati. Purtroppo è innegabile che, sia in Commissione Ambiente come poi in aula, il Pd e le forze spurie che lo sorreggono (transfughi e verdiniani) hanno stravolto il senso del disegno di legge originario, aprendo al mercato (ossia ai privati) la gestione dell’acqua. Anzi, addirittura relegando in posizione marginale la prospettiva della gestione pubblica.

A nostro avviso, il principio secondo il quale l’acqua è un bene pubblico e non mercificabile non può essere disgiunto in alcun modo da una gestione pubblica del servizio idrico. Predicare che l’acqua è pubblica quando scorre nel sottosuolo o nei fiumi, ma aggiungere che possa essere affidato a privati il servizio idrico che la capta, la potabilizza e la adduce alle abitazioni dei cittadini (in regime di monopolio di fatto, essendo unica la rete di distribuzione in ciascun territorio) significa smentire furbescamente il principio predicato in premessa. L’acqua rimarrebbe pubblica solo in teoria, ma l’uso di essa sarebbe condizionato da un privato intermediario, autorizzato a lucrare sul servizio in condizioni di monopolio e, di fatto, posto in condizioni di dominanza nel rapporto coi cittadini.

Né vale obiettare che il gestore privato sarà sottoposto a controlli. Quanto poco efficacemente possa essere controllato un privato gestore di un servizio idrico lo abbiamo sperimentato qui, in provincia di Siracusa, con SAI8. Noi, cittadini dei comitati e redattori volontari della Civetta, abbiamo instancabilmente sollevato la questione del mancato rispetto delle clausole di garanzia, sino a costringere i poteri pubblici a verificare quell’inadempienza di carattere risolutorio. Ma cosa facevano i signori dell’ATO (autorità d’ambito), che avrebbero dovuto verificare, sin dal momento dell’affidamento, l’esistenza delle garanzie fideiussorie? Perché, rispetto a questo impegno contrattuale, concessero prima una proroga e poi non esercitarono alcun successivo controllo? E perché fu necessario l’intervento coraggioso del commissario Buceti per revocare la concessione al gestore privato? Perché i tribunali, pur individuando l’illegittimità della gara (sentenza del CGA) e pur prendendo atto delle inadempienze, non sentenziarono la nullità del contratto?

Forse perché abbiamo grovigli di leggi che finiscono per privilegiare, in qualche modo, la parte inadempiente: un contratto può rimanere in vigore, pur risultando frutto di una procedura illegittima, se non interviene un atto d’imperio risolutorio da parte di uno dei contraenti. La politica (tutta!) si è dimostrata inetta ed incapace di compiere quell’atto dovuto; qualche amministratore è stato costretto, con accuse poi rivelatesi infondate, a mollare il mandato senza poter esercitare l’annunciata volontà risolutoria. Ci riferiamo al caso Bono. Rispetto al quale avevamo capito bene noi della Civetta come stessero le cose. Purtroppo viviamo da secoli in un paese in cui, a saper maneggiare le gride e le leggi, nessuno è reo e nessuno è innocente e chi osa mettere i bastoni fra le ruote dei potenti rischia di rimanere stritolato dagli ingranaggi. Per questo bisogna evitare di affidare un servizio così delicato come quello idrico a privati ed è meglio rinunciare a priori alla pia illusione di poterli controllare efficacemente.

Contavamo sulla nostra legge di iniziativa popolare per metterci al sicuro da ogni rischio di affidamento incauto. Ma il testo presentato dai cittadini è stato prima annacquato e poi stravolto nel suo iter legislativo: l’affidamento (previsto inizialmente solo per enti di diritto pubblico) fu poi esteso anche ad altri possibili gestori attraverso l’introduzione di una formula che attenuava la disposizione originaria. Infatti nel testo apparve una dicitura che garantiva (si fa per dire!) l’affidamento «in via prioritaria» a società interamente pubbliche. In tal modo, attraverso il non detto (o attraverso una non esplicitata via subordinata) veniva aperto uno spiraglio all’intrusione di gestori privati. Successivamente il testo attuale, modificato in Commissione Ambiente, arriva ad affermare una cosa ben diversa (che emerge sempre attraverso il non detto): il servizio idrico locale può essere affidato anche a società interamente pubbliche. Anche! Non esclusivamente! Come dire: in via residuale o eccezionale, non sistematicamente. E nemmeno in via prioritaria, come affermava la stesura intermedia.

Inoltre, smentendo l’assunto predicatorio sulla non mercificabilità delle acque pubbliche (tali finché scorrono nei fiumi o nelle falde sotterranee), si arriva dichiarare «di interesse economico generale» il servizio idrico locale, assoggettando in tal modo la fornitura dell’acqua alle logiche di mercato. Di un mercato in cui la concorrenza (per via della erogabilità dell’acqua solo attraverso una rete idrica) può essere esercitata solo nel momento della gara di affidamento, ammesso che essa sia effettuata senza trucchi e senza inganni. E noi sappiamo bene che le gare pubbliche sono spesso viziate da inconvenienti vari.

A proposito: la gara con la quale il servizio idrico di Siracusa è stato riaffidato a privati è regolare? Si è trattato di gara di tipo europeo, come sarebbe stato necessario, considerata l’entità dell’affare? Non lascia alcuna perplessità una strana dichiarazione che, a nostro avviso, non chiarisce la questione, ma si limita a rilevare solo che «sarebbe stato più opportuno che il Comune di Siracusa pubblicasse l’avviso non solo sul proprio sito web, ma anche sulla Gazzetta Ufficiale e in quella dell’UE, in omaggio ai principi di pubblicità,trasparenza e non discriminazione»? Ci fu vera concorrenza, considerato che già in fase di gara il bando invitava le poche aziende interessate a unirsi in una Associazione Temporanea di Imprese?

Ma sorvoliamo sulle questioni locali, per tornare alla dimensione nazionale. E per dichiarare che siamo arcistufi dei tranelli tesi contro gli interessi comuni per “combinato disposto”. A noi sembra che la legge approvata alla Camera si colleghi, per combinato disposto, con il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015. In esso viene sancito l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali attraverso società per azioni e viene reintrodotta la «adeguatezza della remunerazione del capitale investito» nella composizione della tariffa. La stessa norma che 27 milioni di cittadini avevamo abrogato nel 2011 con uno dei due referendum sull’acqua.

E che dire dell’impugnativa esercitata da Renzi contro la legge regionale n. 19/2015, che ha osato privilegiare la gestione pubblica del servizio idrico rispetto ad altre soluzioni possibili? Evidentemente il signor Renzi non digerisce questa opzione per la gestione pubblica, privilegiata nella legge regionale rispetto alle gestioni private. E che dire dell’Assessore regionale Contrafatto, la quale ha candidamente dichiarato in Commissione che la legge regionale sarà riformata secondo le richieste contenute nella impugnativa renziana? L’Assessore può modificare una legge a richiesta del premier nazionale? Il potere legislativo è subordinato all’esecutivo? Che fine ha fatto l’autonomia sancita dal nostro Statuto? E come mai nessuno osa fiatare di fronte a tanto degrado della democrazia? Presidente Mattarella, se ci sei, batti un colpo! Noi siamo preoccupati. Tu no?

E siamo anche arcistufi di altri espedienti, come i meccanismi premiali per gli Enti Locali che dismettano le loro partecipazioni (ad es. utilizzo al di fuori del patto di stabilità interno degli introiti delle vendite): si tratta di furbeschi incentivi “obliqui” per dismissioni e privatizzazioni. E, se non andiamo errati, con le ultime modifiche apportate al DDL Madia, si prevedono sanzioni(ad es. riduzione dei trasferimenti statali)per quegli Enti Locali che risultino inadempienti nella "razionalizzazione" delle aziende partecipate. Ci sembra la tattica del bastone e della carota, studiata per invogliare i Comuni a privatizzare e per sanzionarli se non privatizzano il servizio idrico. Ora la legge nazionale, in coerenza con tale intendimento, nega la gestione pubblica esclusiva, la cancella come soluzione prioritaria e la consente solo in via residuale. No, signor Renzi. No, signori deputati del PD. Così non va bene.

E sappiate che non abbiamo dimenticato altre vostre trappole. Più volte abbiamo denunciato, dalle pagine di questa Civetta, la strana manovra di chi proponeva la riduzione degli ambiti come un tentativo di agevolare la fagocitazione delle gestioni comunali da parte del gestore unico d’ambito. Tale fagocitazione (contrabbandata mediaticamente dall’attuale governo nazionale come salvifica riduzione delle municipalizzate e delle partecipate) è architettata dalla renzianissima norma che stabilisce l’unificazione delle gestioni esistenti in mano all’azienda che risulti fornire il servizio ad almeno il 25% degli utenti dell’Ambito.

Ora, supponiamo che un sindaco o alcuni sindaci di un Ambito (ATO) decidano di non affidare il servizio idrico e di gestirlo con una azienda speciale interamente pubblica. Il riferimento ai nostri sindaci resistenti dei Comuni montani iblei e a qualche altro sindaco resiliente è sin troppo esplicito e non è il caso di citare i nomi. Essi corrono il rischio di vedersi costretti a cedere il servizio idrico (che hanno difeso coraggiosamente o che hanno recuperato dopo la revoca della concessione a SAI8 e dopo il fallimento di essa) all’azienda che nell’ambito risulti contare oltre il 25% di utenti. Potrebbe accadere domani nell’ATO di Siracusa, se l’attuale gestione privata del capoluogo, di proroga in proroga (o per altro accidente), diventasse definitiva. Accade già oggi in Toscana ed esattamente nel paesino di Zeri, che è l'unico a non aver consegnato gli impianti idrici a Gaia, che gestisce dal 2005 l’acqua di 48 comuni di Lucca, Pistoia e Massa Carrara.

Zeri riesce ad erogare un ottimo servizio a costi sensibilmente inferiori a quelli praticati da Gaia, che è una spa a totale partecipazione pubblica, ma che domani potrebbe essere compartecipata e poi scalata da privati. Altrove (come potrebbe accadere qui, nel nostro territorio) i Comuni che gestiscono la propria acqua potrebbero essere costretti a consegnare direttamente le reti al gestore privato meglio piazzato nell’ ambito. A nostro avviso, la legge approvata dalla Camera presenta vistose incongruenze e intollerabili alterazioni rispetto all’iniziale proposta. È chiaro che il legislativo ha il potere di variare una proposta di iniziativa popolare; ma noi ci chiediamo, allibiti, a chi possano giovare gli stravolgimenti apportati.

E arriviamo alla seguente conclusione: forse non abbiamo solo una politica sguattera delle lobby dei petrolieri. A noi sembra che la politica si stia rivelando anche sguattera degli interessi delle lobby desiderose di lucrare sull’acqua pubblica. Se vogliono smentirci coi fatti, correggano la legge approvata dalla Camera. E lo facciano in fretta.