Intervista a Federica Bellassai (ambasciatrice One): “Siamo una onlus attiva contro la povertà estrema e le malattie prevenibili, specie in Africa”

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

‟Vengo dai servizi sociali del comune, dove finalmente abbiamo collocato un piccolo che da mesi vagabondava. È stato un provvedimento davvero belloˮ. Così inizia Federica Bellassai con il suo entusiasmo giovanile.

Parlaci di te.

‟Finita giurisprudenza mi sono lanciata in un'esperienza lavorativa a Bergamo ma è stata fallimentare, ho iniziato così un master su comunicazione sociale e imprese no profit, che mi ha coinvoltoˮ.

Per i tuoi ideali?

‟Certamente, lì ho conosciuto una persona che mi ha indirizzato ad Accoglierete, dove ho colto l'occasione di diventarne operatrice legale. Quello che mi piace di questo lavoro è che posso conciliare i miei studi e i miei sentimenti di giustizia su problematiche delicate come il lavoro dei minori non accompagnati. Non faccio così il solito praticantato in uno studio, che come riscontro non mi dà niente; in questo modo mi sento utile per la mia città, contenta di lavorare su un problema serio. Ciò mi rende più motivataˮ.

Questa città ha bisogno di giustizia?

Sono stata lontana sei anni da Siracusa per gli studi, appena tornata l'ho sentita distante, non è fatta per i giovani. Secondo le mie esigenze giovanili, l'ho percepita come una città fantasma. Vedo che ci sono tante iniziative, bei progetti con possibilità di crescita professionale e culturale, ma mancano i giovani. Questo mi dispiace, perché siamo noi i principali portatori di giustizia. Gli adulti hanno già fatto delle scelte oramai consolidatesi. Certe tematiche si devono affrontano con la voglia di travolgere le cose, e questo è ciò che contraddistingue i giovaniˮ.

Quali sono, secondo te, le problematiche di giustizia a Siracusa?

‟Sono incredibili, al di là di quelle minorili. Ci sono, in certi quartieri come alla Borgata e alla Mazzarona, tante famiglie che coabitano in piccoli appartamenti, esiste un forte disagio giovanile, con ragazzi che non vanno a scuola o che non sono indirizzati verso una giusta viaˮ.

Fai parte dell'One, spiegaci cos'è

‟One è una onlus attiva contro la povertà estrema e le malattie prevenibili, in particolare in Africa. Essa agisce promuovendo campagne, sensibilizzando l'opinione pubblica ed esercitando pressioni sui leader politici affinché sostengano politiche e programmi intelligenti ed efficaci volti a salvare vite, garantire l'istruzione dei bambini e migliorare il futuro delle persone. Lavora a stretto contatto con attivisti e leader politici africani. Ogni anno crea un gruppo di quaranta giovani selezionati per le campagne di sensibilizzazione e lotta alla malnutrizione, trasparenza fiscale delle multinazionali. C'è poi la lotta per la salute globale, l'aiuto allo sviluppo e le pressioni esercitate verso le grandi nazioni per incentivare la destinazione di risorse verso paesi poveriˮ.

Che cosa dovrai fare ora che sei stata prescelta fra i quaranta?

‟Sensibilizzazione sul territorio, richieste firme per petizioni, andare nelle scuoleˮ.

Come ti hanno fatto ambasciatrice di One?

‟Ho inviato la richiesta e mi hanno selezionato vedendo le mie esperienze. Devi sapere che durante i miei studi universitari sono stata vicepresidente per gli scambi internazionali dell'associazione Aiesec (è la più grande associazione studentesca al mondo senza fini di lucro, indipendente, apartitica, apolitica, ndr). Così già conoscevo l'impatto cognitivo sulle società, ho partecipato a progetti di scambi multiculturali, ho anche un'esperienza scoutistica quindicinale. Per tutto ciò sono stata selezionata. Agiamo a vari livelli. A marzo siamo andati alla Farnesina dal segretario di Gentiloni per portargli le informazioni riguardanti il lancio della nostra nuova campagna. A fine maggio avremo un incontro internazionale a Parigiˮ.

Ritornando ad Accoglierete, unica nel suo genere in Italia, cosa si può migliorare?

‟Abbiamo avuto un incontro con la presidente del tribunale dei minori di Catania per interfacciarci in maniera sempre più propositiva e collaborativa con le istituzioni che si occupano della tutela. Sappiamo che si crea fra tutore e minore un rapporto molto personale, quindi la tutela diventa rapporto alla pari. Per questo è importante che la tutela arrivi nei tempi giusti essendo più funzionale, mentre un ragazzino senza tutore può giungere al compimento dei diciotto anni senza aver avviato niente. Cerchiamo perciò di andare incontro alle lungaggini procedurali, data la quantità di arrivi, ora che il tribunale di Catania è l'unica istituzione da cui partono le nomineˮ.

Altri problemi?

‟Certamente! I processi d'integrazione ed educazione si devono risolvere sulla base della tipologia d'accoglienza ed essere mirati con personale preparato, perché i ragazzi devono sfruttare i momenti di permanenza nelle comunità per giungere, arrivati ai diciott’anni, all'indipendenza. Non solo noi dobbiamo fare in modo che tutto ciò avvenga ma tutta la società deve dare gli strumenti opportuni perché ciò possa avvenire. Per questo siamo contenti per i progetti di tirocinio formativi che sono stati avviati. Sono azioni concrete con le quali si riesce a investire per il loro futuro. È importante sapere che sono loro la nuova generazione, anzi siamo noi giovani insieme a loro. Perciò bisogna abbattere gli ostacoli che dicono d'avere un problema. Loro sono la speranza per noi e noi siamo la speranza per loroˮ.