La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016

In termini calcistici potremmo dire che le lobby di Augusta battano con un secco due a zero le lobby di Siracusa; queste fanno riferimento a vecchi anche se inossidabili politici che ancor oggi tentano il galleggiamento; quelle megaresi invece si appoggiano alle fresche forze che comandano oggi nel Paese. E si spiegano, allora, improvvise nomine in commissioni ministeriali di amici di Augusta, trasferimenti imprevedibili di alti funzionari dello Stato in regioni situate a ridosso delle Alpi e quindi nella parte più lontana possibile dalla Sicilia.

Questa ultima lobby megarese ha toccato anche la locale Confindustria, il cui commissario si è dovuto dimettere. Quel che mi ha sorpreso è che su questa vacatio - la seconda, una appresso all’altra e sempre per dimissioni del commissario nominato - c’è stato a Siracusa un silenzio assoluto, ad eccezione di un corsivo su ”La Sicilia” di Massimo Leotta. E dire che mai come in questo momento ci sarebbe stata la necessità di una forte ed accreditata Confindustria locale, per dare man forte ai lavoratori della chimica che hanno ingaggiato una vertenza con l’Eni a difesa della chimica siciliana. Non si sarebbe trattato di una affettuosità paternalistica ma di una difesa di quel tipo di industria a capitale locale che si muove e si regge soltanto a servizio dei grandi stabilimenti della zona industriale di Augusta-Melilli-Priolo.

Perché questi silenzi? Che succede all’interno della nostra Confindustria, che è fra le più importanti della Sicilia per la vasta zona industriale che ha Siracusa?

Bisogna pur dirlo, l’idea dell’ing. Gemelli era geniale. Voleva ottenere dei grandissimi bacini di stoccaggio per riempirli di petrolio che oggi si compra a quattro soldi. L’avrebbe comprato, stipato ed avrebbe atteso l’inevitabile rialzo del prezzo del greggio per poi reimmetterlo nel mercato con guadagni anche del 70 per cento. Ad immaginarne i guadagni viene davvero il capogiro.

Certo, qualcuno gli ha garantito i capitali e lui è partito alla carica. Con le spalle garantite dalla promessa delle ingenti somme per acquistare il greggio al minor prezzo possibile, è riuscito a coinvolgere pezzi di ministero e pezzi di alti gradi della Marina Militare che gli avrebbero dovuto mettere a disposizione pontili e forse anche siti di stoccaggio, con il permesso per la messa in opera delle conseguenziali tubazioni, ossia di veri e propri piccoli oleodotti.

Chi sta alle spalle dell’ing. Gemelli? Intanto abbiamo una esclusione: il ministro Del Rio ha detto pubblicamente che il nostro Ivan Lo Bello gli aveva chiesto ed ottenuto un incontro ma gli aveva prospettato unicamente problemi che riguardavano aeroporti e non porti; e questo rientra nella sua competenza di presidente della locale Camera di Commercio e di presidente di Unioncamere in quanto generalmente, come il caso di Fontanarossa, le camere di commercio sono azioniste delle società che gestiscono gli scali aerei. Ergo, bisogna guardare altrove e ancora più in alto.

In tutto questo una nota patetica: mi fanno tenerezza la ministra Guidi, che è quella che paga come donna e madre, e il capo di Stato Maggiore della Marina che per fare rinnovare la sua flotta obsoleta si sarebbe fatto incantare dalla sirena Gemelli, ma senza alcuna sua personale utilità. Povera Italia se un generale per armare il suo esercito deve ricorrere a mezzi da novello Richelieu!

Per saperne di più, com’è nostro diritto, dobbiamo attendere che la magistratura ancora una volta svolga un compito suppletivo di pulizia, anche nelle sfere dell’alto governo.